Una politica per la famiglia

 

La famiglia fondata sul matrimonio (art. 29 della costituzione) è il mattone che forma la casa (società); se la famiglia è sana, sana è la società. Nella famiglia odierna, mono-cellulare, i coniugi hanno necessità di lavorare entrambi per far fronte alle molteplici esigenze economiche e sociali; di conseguenza la comunità va organizzata in modo da dare risposte ad esigenze nuove e diverse e questo può avvenire anche attraverso forme di sussidiarietà affinché la prima infanzia e gli ultimi anni della vita terrena possano essere trascorsi in famiglia per chi lo desidera.

Si possono qui individuare i seguenti ambiti di interesse:

Ø  Sostegno alla genitorialità: maternità e responsabilità educative

Ø  Politiche tariffarie

Ø  Casa e spazi urbani

Ø  Tempi sociali e tempi per la famiglia

Ø  Servizi di cura

Ø  Infanzia educazione istruzione

Per ciascun ambito si propone una esemplificazione di possibili azioni operative.

Sostegno alla genitorialità: maternità e responsabilità educative

Ø  Agevolare le associazioni familiari che gestiscono in proprio servizi di baby- sitting, con personale volontario o a tempo parziale  o anche con personale professionale, che stipulano contratti con gruppi di famiglie interessate.

Ø Favorire la costituzione di nidi familiari, condominiali o aziendali, o di servizi integrativi per la prima infanzia ed il doposcuola, gestiti dagli stessi genitori, che si organizzano in forma cooperativa.

Politiche tariffarie

Poiché sono numerosi i servizi locali per i quali i cittadini sono chiamati a corrispondere una tassa o un canone, è prioritario ed irrinunciabile

Ø  introdurre l’indice d’equità familiare, ossia il criterio fiscale che permette di ripartire i carichi impositivi e tariffari fra le famiglie, non solo in senso verticale (per classi di reddito), ma anche in senso orizzontale (tra nuclei familiari più "pesanti" e altri meno gravosi dal punto di vista della struttura dei bisogni). Uno strumento, quindi, che non serve soltanto per fare "sconti" alle famiglie più povere, ma per stabilire delle quote contributive eque per e fra tutte le famiglie (quoziente familiare).

Ø  creare tariffe ad hoc per le famiglie per il pagamento delle tasse sui rifiuti, gas ed acqua, o quanto meno applicare le tariffe relative alle "comunità" per i nuclei con più di quattro componenti. Infatti attualmente le famiglie con figli, consumando necessariamente di più, sono ingiustamente penalizzate dall’aumento più che proporzionale del costo pro-capite.

Casa e spazi urbani

Poiché occorre salvaguardare il diritto alla casa di ogni famiglia, con particolare attenzione alle giovani coppie, è prioritario ed irrinunciabile:

Ø  Destinare un capitolo di spesa specifico dei bilanci comunali per l'erogazione di buoni casa o di contributi in conto interessi alle giovani coppie (con matrimonio contratto nei due anni precedenti o da contrarre entro un anno) che intendano acquistare la prima casa (riservando questo aiuto a coppie sotto un certo reddito).

Ø  Prevedere agevolazioni, in materia d’oneri d’urbanizzazione e di costo delle aree, per chi costruisce riservando una quota d’alloggi da destinare alla locazione o alla "futura vendita" a favore di giovani coppie.

Ø  Intervenire sul patrimonio abitativo non utilizzato, con censimento e interventi che, pur nel legittimo interesse dei proprietari, consentano di sfruttare al meglio il patrimonio immobiliare privato e pubblico del territorio comunale.

Ø  Individuare aree edificabili per sperimentare progetti di "comprensori - famiglia"

   elaborati da cooperative familiari in cui vengano predisposte abitazioni che tengano conto degli spazi necessari ad una famiglia che cresce, o che si prende cura dei genitori o parenti anziani.

Ø  Predisporre progetti relativi alla qualità ed alla sicurezza dell’abitare

   urbano, soprattutto in relazione alla possibilita', da parte di bambini, giovani e

   anziani, di usufruire di spazi per il tempo libero, l'incontro, l'aggregazione e il gioco, senza incorrere in gravi rischi in ordine alla loro sicurezza.

 Tempi sociali e tempi per la famiglia

La questione dei tempi si articola su due direttrici:

a)  compatibilità dei tempi di famiglia, lavoro, servizi[1]

b)  gestione del tempo libero

 

Ø  Attuare una revisione degli orari e dei tempi delle città tenendo conto delle esigenze familiari[2].

Ø  Introdurre da parte dei Comuni, buoni servizio validi per l’acquisto di servizi erogati da soggetti accreditati[3]. La famiglia acquista servizi per la casa e per le persone, non solo per situazioni particolari di bisogno, ma anche per sostenere il peso del “doppio lavoro” (professionale – di cura) in carico prevalentemente alle donne che lavorano fuori casa.

Ø  indirizzare, laddove esiste, l’attività di assistenza domiciliare delle associazioni no profit nei confronti dei soggetti deboli che vivono in famiglia;

  

Infanzia, educazione, istruzione

Poiché occorre innanzitutto rispettare le scelte educative della famiglia, è prioritario ed irrinunciabile:

Ø  promuovere e sostenere servizi di assistenza all’infanzia anche gestiti direttamente da associazioni di famiglie e/o associazioni no profit;

Ø  prevedere orari di lavoro e tempi della città a misura delle famiglie;

Ø  l’avvio di nuove forme di auto-aiuto tra famiglie e il sostegno a esperienze di reciproca collaborazione tra famiglie (ad esempio le “mamme di giorno”).

Auto-aiuto, sostegno alle famiglie e tra famiglie, associazionismo

 La definizione di nuove politiche familiari, di un nuovo contratto sociale, di un nuovo welfare comunitario si profila come un processo lento e difficile che passa attraverso la acquisizione culturale della famiglia come soggetto sociale a pieno titolo e a tutto campo. Quando soggetto dell’intervento statale, regionale e comunale sarà la famiglia e non l’individuo saremo arrivati a un passo dalla soluzione dei problemi delle famiglie.

Sono maturi i tempi per inaugurare una nuova stagione dei doveri e dei diritti, rimettendo in discussione gli orientamenti legislativi e la politica sociale che hanno sempre penalizzato le famiglie in quanto comunità.

Va sancito un nuovo diritto di cittadinanza della famiglia, intesa come luogo di stabilità, di autenticità, di relazione profonda all’interno del quale è possibile divenire persone.

La politica della comunità locale deve adottare il punto di vista della famiglia e la qualità tipica della sua azione: la nascita, la cura e la formazione della persona.

Si rende indispensabile un vero e proprio ribaltamento delle politiche sociali:  il compito delle Istituzioni pubbliche deve diventare sostanzialmente quello di riconvertirsi da “gestori del tutto” ad “ordinatori generali”, dal momento che la qualità della vita sociale è il risultato della combinazione tra la qualità della vita familiare e la qualità delle relazioni che le famiglie intrattengono nella comunità in cui vivono.

 

[1]  cfr. seconda parte legge 53/2000

[2] Come prevede la L. 142/1990 e la L. 53/2000, in capo ai Comuni

[3] A questo scopo si può ricorrere al cofinanziamento con il Fondo sociale europeo, vedi “Rimozione degli ostacoli alla partecipazione delle donne al mercato del lavoro" Obiettivo 3

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