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  Attualità e comunicazioni

 

E’ tempo di chiarezza sulle esternalizzazioni.


In campagna elettorale, ed anche oltre, ci era sembrato di capire che il
nostro Sindaco Paolo Lucchi avrebbe adottato la politica della valorizzazione
del personale comunale per la gestione di tutta l’attività della “sua”
amministrazione, ma per quanto cerchiamo di capire in cosa consista non
riusciamo a mettere insieme le cose. Forse il nostro Sindaco confonde
“esternalizzazione” con “gestione diretta”  poiché, nel Comune di Cesena si fa
sempre più ricorso ad incarichi esterni di collaborazione per ricoprire ruoli
importanti all’interno della macchina comunale e questo trend che non prevede
un’adeguata valorizzazione delle risorse umane interne, iniziato già da molti
anni, sta portando di fatto ad un impoverimento della struttura comunale poiché
viene svuotata delle competenze che costituiscono un patrimonio e una garanzia.
Non si hanno conoscenze di un progetto globale di esternalizzazioni, si naviga
a vista e molto dubbio è l’utilizzo di quei 500.000 euro che l’A. C.  si
prefigge di recuperare in due anni.

Dove vanno a finire, ad esempio, le fatidiche scuole dell’infanzia comunali,
da decenni fiore all’occhiello dell’amministrazione di sinistra? Quasi
certamente 10 posti vacanti non verranno ricoperti e il servizio verrà affidato
ad una cooperativa sociale.

Le esternalizzazioni ci vengono vendute come strumento  di economia
finanziaria, ma se il Sindaco fa fare bene i conti e ha il coraggio di renderli
pubblici sarà facile accorgerci, tutti quanti e non solo gli addetti ai lavori,
che il risparmio non esiste, anzi!

Cosa teme dunque il nostro Sindaco? Teme forse che soggetti detentori di
memoria storica, in posizione lavorativa tutelata, possano capire e fare
qualche obiezione al suo modus operandi?

Vuole avere le mani libere per rimestare come più gli piace?
Parrà strano, ma non riscontriamo molta differenza di stile fra il ministro
Brunetta e il nostro Paolo.

 

Unione di Centro-Cesena

 


 

ULTIMO CHILOMETRO: riflessioni e proposte

Riguardo al progetto presentato dall’Amministrazione Comunale sull’ultimo chilometro, la direzione dell’UDC di Cesena non si limita a criticare la situazione esistente, ma formula alcune proposte che dovrebbero essere discusse democraticamente, senza paletti o pregiudizi, da parte dell'Amministrazione Comunale.

PREMESSA: presupponendo che  l'auto sia un mezzo indispensabile per spostarsi e che non sia possibile farla sparire e ricomparire con un tocco di bacchetta magica, è però indispensabile trovare soluzioni che non penalizzino i cittadini e che tutelino il bene comune. Tutto ciò costringe a mettere  mano ad un piano del traffico ormai vecchio e assai inadeguato. I cittadini cesenati si sono resi conto che per i numerosi errori commessi dalle ultime amministrazioni non  stati risolti i problemi della viabilità, in particolare nelle zone di Porta Santi,  via Gaspare Finali e di sosta a ridosso del centro storico.

  • SOSTA NEL CENTRO STORICO

Le ultime Amministrazioni hanno pensato che si potesse  risolvere il problema della sosta mediante la costruzione di silos meccanizzati con pedana mobile che consente l'ingresso e l'uscita di un'auto per volta a intervalli di diversi minuti, ma così non è stato. Infatti il problema della sosta si ripropone e necessita di soluzioni efficienti e di lunga durata. Il problema della sosta si è ulteriormente aggravato anche perchè nel centro storico sono state autorizzate ristrutturazioni di diversi fabbricati unifamiliari mediante  la creazione di numerosi monocali, non solo privi di posti auto, ma  costruiti sopprimendo le autorimesse esistenti.

  • SOSTA PER I RESIDENTI

Si rende indispensabile, per i residenti nel centro storico, riconsiderare la costruzione di un parcheggio sotterraneo a tre piani sotto la piazza della Libertà che in tal modo potrebbe essere riconvertita a giardino.

Concedere un solo permesso per nucleo familiare, con stalli numerati in maniera che chi ha pagato per la sosta abbia il posto assicurato e non sia costretto a girovagare in cerca di un parcheggio con ricadute negative sul traffico e sulle poveri sottili. Per chi ha una seconda macchina prevedere la sosta gratuita in parcheggi esterni al centro

Nel centro storico si manifesta inoltre la  crescente difficoltà delle attività commerciali esistenti,  per il costo dei parcheggi, pertanto proponiamo di  prevedere la stessa  percentuale dei posti auto gratuiti a sosta breve in tutte le aree di sosta a servizio del centro storico (viale Carducci, viale Mazzoni, ecc), come sono gratuiti i parcheggi dei centri commerciali .

  • RIDURRE IL TRAFFICO DI ATTRAVERSAMENTO DELLA CITTA’

Occorre impedire il traffico di attraversamento nelle vie Cavallotti e Padre  Vicinio da Sarsina imponendo l’uso della via Emilia e della Secante o rendendo particolarmente difficile il traffico dal Tunnel.  In tale modo viene alleggerito il traffico di Via della Conserva e di Porta Santi. Lo stesso provvedimento deve essere preso per l'asse via dei Mulini-G.Finali-Viale Carducci con istituzione di sensi unici che rendano non agevole l'attraversamento ma lasciando la possibilità ai residenti di raggiungere la propria abitazione. Naturalmente sono da prevedere corsie preferenziali per mezzi pubblici e di soccorso.

  • TUTELARE L’AMBIENTE

Non è da costruire il nuovo parcheggio dell'Osservanza, zona assediata dal traffico e dai parcheggi. La sosta lunga deve essere affidata ai parcheggi scambiatori e per quella breve ci sono già i parcheggi del cimitero e gli altri già esistenti nella zona.

  • PARCHEGGI SCAMBIATORI

Sono la vera soluzione, ma bisogna renderli efficienti, perchè solo così saranno appetibili e utilizzabili, quindi occorre creare un  servizio di navetta mirato con frequenza ogni 10 minuti  e a basso costo.   

  • TRASPORTO PUBBLICO

Se non si incentiva il trasporto pubblico ripensandolo totalmente alla luce anche delle  novità che si intendono apportare alla mobilità e in un’ottica di futuro e di risoluzione duratura di alcuni problemi, ogni soluzione sarà incompleta e parziale. E’ indispensabile creare una nuova cultura della mobilità, non più incentrata sull’uso individuale del mezzo privato, che magari si muove con una sola persona a bordo, ma incentrata sul mezzo pubblico che trasporta molte persone riducendo pertanto l’inquinamento e il caos del traffico. 

  • PISTE CICLABILI

Devono essere costruite delle reali  piste ciclabili, perché non si possono intendere tali quelle che creano un vero e proprio pericolo per il ciclista (in prossimità di passi carrai, terminano all’improvviso, delimitate da una semplice striscia sulla carreggiata ….). L’uso della bicicletta è da incentivare, perché  non inquina, fa bene alla salute e non crea inquinamento acustico. Solo in una città liberata dal caos del traffico c’è spazio per l’uso della bicicletta e sicurezza per i pedoni.

 Direzione UDC - Cesena

 


Mobilità

Il Comune ha presentato il "Progetto di mobilità nell'ultimo chilometro" che, sinceramente,  ci sembra più una serie di slogan e di contraddizioni che non un vero progetto. La filosofia che lo ispira è solo quella di portare più traffico nel centro, è un'incentivazione ad usare l'automobile per raggiungere e attraversare il centro cittadino. E' ispirato al futuro!  Non si pone il problema che è necessario modificare alcune abitudini se non si vuole incorrere in breve periodo nella paralisi. Cesena è la città con un numero esagerato di auto, il più alto nei dintorni, dove ognuno si muove individualmente, perciò è impossibile fare arrivare tutte le auto in centro. Bisogna  creare dei punti di raccolta dai quali dirottare poi, in modo efficiente e funzionale le persone verso il centro, che, essendo alquanto ristretto, si raggiunge in una manciata di minuti.

L'unica soluzione possibile, peraltro adottata in tutte le città limitrofe e non, è quella di creare e incentivare i parcheggi scambiatori, dove il servizio di navetta deve essere rapido, efficiente e funzionale, quindi non come è ora. A problemi nuovi e di così vasta portata, che implicano la salute delle persone e la loro qualità della vita non si possono dare risposte giurassiche! La città non è un "usa e getta" per chi ne vive fuori, i suoi spazi sono già stabiliti e non si possono certo dilatare.

Sappiamo già tutti quanti danni creano alla salute le polveri sottili, altamente cancerogene, quindi come si può pensare di dirottare il traffico dentro gli angusti spazi della città? E non bisogna neppure creare un rapporto contrastante fra la periferia e la città, perchè già esistono e sono praticate soluzioni che salvaguardano i diritti di entrambe: riqualificazione delle periferie e parcheggi scambiatori.

La soluzione proposta dal piano dell'Amministrazione Comunale è sia contro la difesa dell'ambiente che del diritto alla salute e riduce la città ad un mero crocevia di attraversamento e di sosta. Dopo la futuristica edificazione dell'ecomostro, pregio indiscusso per la città, si vuole continuare a distruggere Cesena? Perchè questa foga di costruzione di parcheggi a raso o sopraelevati in città? Parcheggio del Sacro Cuore, parcheggio del  Conad-cimitero, parcheggi già esistenti in zona (200 posti), parcheggio dell'Osservanza (300 posti): la zona è ASSEDIATA, sembra che siano arrivati i Lanzichenecchi! Finirete all'inferno e la legge del contrappasso vi costringerà a camminare con il volto rivolto all'indietro! Questo per dire che l'idea di  f u t u r o  non vi sfiora.

La città è caotica: macchine che circolano ovunque, soprattutto dove non è consentito, e parcheggiate da tutte le parti, mentre sono pressochè   vuoti  i parcheggi scambiatori. Non sarebbe meglio che accadesse il contrario? Il Sindaco dovrebbe fare dei piani che "riempiano" i parcheggi scambiatori e svuotino la città dalle auto e dal traffico, liberando così  l'aria, salvaguardando l'ambiente e tutelando la salute. Il piano stesso, infatti, afferma a pagina 22 che se i parcheggi di scambio fossero utilizzati da circa 1.000 utenti dei pendolari sistematici, il problema della sosta nel centro cittadino sarebbe definitivamente risolto per tutti gli utenti (residenti, clienti e lavoratori). La soluzione è quella, si tratta solo di praticarla.

Solo in questo modo il centro si potrebbe rianimare, tornare ad essere luogo di incontro, di aggregazione e riacquistare anche una nuova vivacità economica se l'offerta economica sarà adeguata ai tempi.

Ciò che serve e di cui non si parla sufficientemente è una vera politica del trasporto pubblico e per crederci sul serio bisogna offrire servizi pubblici rapidi, efficienti e funzionali.

I tempi odierni esigono un adeguamento culturale ai diversi e nuovi problemi che la modernità ci pone e sui quali non fa sconti; il più indilazionabile è quello di una regolamentazione del traffico e della tutela della salute, bene primario per tutti i cittadini e, soprattutto, per le generazioni future. Il piano dell'Amministrazione Comunale a pagina 23 afferma che il parcheggio dell'Osservanza movimenterà circa 600-700 auto al giorno, che NON PUO' ESSERE CAUSA DI MAGGIORE INQUINAMENTO E CRITICITA' DEL TRAFFICO. Siccome nessuno è stupido o crede che gli asini volino, ci sentiamo di rispondere con la famosa frase di Totò: " Ma mi faccia il piacere!"

Altro problema da affrontare subito è la creazione di vere piste ciclabili, perché la maggior parte di quelle esistenti è pericolosissima e occorre metterle in sicurezza….  fin da subito.

Direzione UDC - Cesena

16 aprile 2010


 


La sentenza della Corte europea dei Diritti dell’Uomo, organismo del Consiglio d’Europa con sede a Strasburgo, che permette di “togliere” il Crocifisso dalle aule scolastiche italiane è stata colta con una levata di scudi che accomuna centrodestra e centrosinistra, cattolici e laici. Insomma, un esempio di larghe intese come non se ne  vedeva su altri temi. E quasi unanime è stato il coro in difesa delle “radici cristiane dell’Europa e dell’Italia. Anche il Consiglio Comunale di Cesena ha discusso della sentenza emessa su tre ordine del giorno proposti da Lega Nord, P.D.L. e U.D.C.  diventati due in quanto P.D.L. e U.D.C. hanno unificato  i loro documenti in uno unico. L’ordine del giorno presentato dall’Unione di Centro assieme agli amici del P.D.L. evidenziava:

che nel nostro paese il Crocifisso è stato finora un elemento di riflessione e di cultura che ha permeato tutta la storia, l’arte e la letteratura, e non di imposizione, e quindi di educazione alla tolleranza, che la sua presenza non richiede atti di culto e che esso mantiene l’evidenza di un tradizione viva e palpabile nelle strade del nostro paese;

che il nostro paese è laico, perché non si identifica con una sola visione del mondo, e perché laico non vuol dire indifferente ai valori fondanti la tradizione culturale del nostro popolo, quali per esempio quelli  del rispetto delle libertà civili, politiche e religiose;

che la libertà di praticare e professare le diverse confessioni religiose è ampiamente e realmente garantito dal nostro Ordinamento Giudiziario.

La discussione sviluppatasi  fra i vari gruppi consiliari è stata completamente forviante rispetto all’argomento proposto dagli ordini  del giorno da parte di  alcuni gruppi si è fatto un “processo” alla Chiesa Cattolica con tanto di pubblico ministero  e applausi che in nessun tribunale sarebbero stati permessi. E’ stato evocato il richiamo al “rispetto delle sentenze” ,come se la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo fosse equipara ad un sentenza di terzo grado passata in giudicato.

All’indomani delle elezioni per il rinnovo del Consiglio Comunale William Casanova sulle pagine del Corriere Cesenate titolava “dopo le elezioni cosa fanno i cattolici”, forse anche Lui, dopo  la diaspora elettorale, pensava che su temi comuni per i cattolici, il Crocifisso lo dovrebbe essere,  ci fosse un’unità di intenti. Nella discussione avvenuta in consiglio si è notata la totale assenza di cattolici presenti nel gruppo di maggioranza, nella dichiarazione di voto fatta dall’esponente di tale gruppo si è puntualizzato che il voto sarebbe stato contrario su tutti gli ordini del giorno ed all’unanimità.

Per il Consiglio Comunale di Cesena non è stata certamente un bella giornata, anche se si è discusso a tarda ora, passata la mezzanotte in assenza di pubblico.

CAPOGRUPPO ANTONIO PRATI

 


Alle ultime amministrative l’U.D.C. e la Rosa per l’Italia si sono presentati assieme come UNIONE di CENTRO ottenendo il 5,43%, un risultato in costante crescita, nonostante le emorragie di personalità  nazionali e locali, e di questo ringraziamo i nostri elettori..

Noi riteniamo che il nostro comune abbia bisogno di una forte svolta amministrativa, l’abbiamo detto in campagna elettorale proponendo un programma serio e realizzabile. Lo snellimento delle procedure burocratiche è diventato inderogabile: ogni giorno la burocrazia aumenta anzichè diminuire, norme sempre più complicate, da interpretare, così facendo aumenta il contenzioso, le norme devono essere poche e chiare, così da non lasciare alcun dubbio, l’amministrazione deve farsi portavoce anche presso gli altri enti portatori di deleghe per una maggior semplificazione.

Il traffico ed i parcheggi sono due facce della stessa medaglia, vanno affrontati in modo complessivo in Consiglio Comunale e con tutta la cittadinanze nelle variegate espressioni e non come sta avvenendo ora rincorrendo i singoli problemi ogni volta che si presentano.

Nei prossimi giorni incomincerà l’iter per l’approvazione del bilancio di previsione per il 2010, noi riteniamo che si debba fare un ulteriore sforzo per il sostegno alla famiglia, in particolare a quelle più numerose. Proponiamo di rivedere i parametri per il calcolo dell’ISEE, affinchè le famiglie numerose siano aiutate e non penalizzate, in attesa che il Governo nazionale si decida finalmente ad approvare il quoziente famigliare promesso da tutti in campagna elettorale.

Prossimamente anche a Cesena il nostro partito promuoverà una raccolta di firme per la presentazione di un disegno di legge di iniziativa popolare a sostegno della famiglia.

CAPOGRUPPO ANTONIO PRATI


 

VENERDì 20 NOVEMBRE 2009

ORE 20:00 cena presso il

Ristorante “RUGANTINO”

Via Romea – Cesena

 

Menù

 Antipasto

Pizza napoletana a spicchi

Dolce

Bevande

 

Costo € 15,00 adulti, € 8,00 bambini

 

TUTTO COMPRESO


 
Invito
 
Giovedì 19 novembre alle ore 21 al Teatro Petrella di Longiano all'incontro/presentazionedel libro
 
"ELUANA, I FATTI - Raccontare senza censure"
 
Oltre agli autori, Lucia Bellaspiga e Pino Ciocola, giornalisti di Avvenire, saranno presenti:
 Massimo Tresoldi di Milano, che è stato per dieci anni in stato vegetativo;
 Pierluigi Radaelli di Spino d'Adda (CR), padre di una casa-famiglia che ha accolto in casa una ragazza in stato vegetativo persistente.

La serata è organizzata dal Corriere Cesenate con l'adesione di AGeSC, Associazione il Disegno, Associazione Papa Giovanni XXIII, Associazione Scienza&Vita, Centro di aiuto alla vita, Centro volontari della sofferenza, Consultorio per la famiglia "Don Adolfo Giorgini", Famiglie per l'Accoglienza, Federazione italiana settimanali cattolici-delegazione Emilia Romagna, Fondazione "Opera Don Baronio" onlus, Forum delle Famiglie, istituto di bioetica, Medicina e Persona, Movimento per la Vita, Unione Giuristi Cattolici Forlì-Cesena, Società San Vincenzo, Unitalsi 
 
per informazioni:
Francesco Zanotti
Direttore responsabile
Corriere Cesenate
Settimanale d'informazione
Via del Seminario, 85 -- 47023 Cesena (FC)
Tel. 0547-300258
www.corrierecesenate.com
 

 


In occasione della conferenza di  SABATO 7 NOVEMBRE 2009 è stato presentato il seguente documento, ampiamente condiviso dalla base:

 

Agli Organi Provinciali, Regionali e Nazionali dell’ UNIONE di CENTRO

 

Oggetto :  Costituzione della “Nuova casa dell’Unione di Centro”

                   Integrazione fra il Partito U.d.C  e i Movimenti centristi.

  

  •     Considerata la necessità di dare una casa nuova e più grande all’“Unione di Centro”  con il conseguente invito a tutti i “popolari, i liberali, i moderati e i riformisti italiani” di farne parte;

  •    Preso atto, in quanto iscritti all’UDC, del contenuto del “Manifesto per una nuova Italia” (Todi febbraio2009) e del contenuto della circolare esplicativa del “ Regolamento per le adesioni 2010 all’Unione di Centro”;

  •     Constatato che nel progetto della nuova casa denominato “Manifesto per una nuova Italia”,appena      elaborato, non sono indicati in modo chiaro ed inequivocabile, elementi da noi ritenuti fondanti nella definizione del rapporto con le altre componenti politiche, quali:

§  Radici cristiane;

§  Tutela della famiglia naturale (art. 29 della costituzione) ;

§  Difesa della vita e della dignità umana dal concepimento alla morte naturale;

§  Libertà di educazione;

§  Sussidiarietà;

§  Alternatività alla sinistra;

§  Economia di mercato;

  •   Preso atto di quanto realmente, nella vita di tutti i giorni, sta accadendo nel nostro Paese e ritenuto   necessario usare estrema cautela, prudenza e attenzione nell’utilizzo di elementi di accordo del tipo:

          - Diritti nella versione che esclude i doveri

          - Accoglienza nella versione “porte aperte a tutti”

          - Dialogo nella versione “ascoltiamo e dialoghiamo con tutti, a prescindere …”; 

  •     Considerato che l’Italia, riguardo a queste problematiche, è, notoriamente, “zona a rischio ” e che  la non adeguata  considerazione degli stessi ci comporrebbe grosse perplessità circa l’ingresso in quella nuova abitazione;

  •     In attesa del nuovo congresso del 2010  e  in assenza di un preciso regolamento si ritiene possibile integrare, equamente, gli organi previsti dallo statuto dell’UdC, unico  documento al quale, allo stato attuale delle cose, è possibile fare riferimento, con rappresentanti degli altri movimenti centristi che dichiarano di volere fare parte della costituente Unione di Centro:

1)       Direzione Comunale

2)       Comitato Comunale

3)       Rappresentanza nelle varie Commissioni Comunali

4)       Rappresentanza nel Comitato Comprensoriale.

 

Si ritiene indispensabile

  • Sottoporre alla valutazione degli organi succitati tutte le decisioni da assumere soprattutto relativamente agli impegni sociali, politici ed elettorali (anche relativamente alle prossime elezioni regionali).

  • Rispettare gli impegni che saranno assunti nei vari organi e portarli a termine escludendo qualsiasi iniziativa di carattere personale.

  • Consentire agli Organi locali , in sintonia con i loro iscritti e nel rispetto della vera democrazia popolare, di scegliere i candidati  per le prossime elezioni regionali e valutarli in base alla loro capacità, alla loro esperienza,  e mai imposti dalla Segreteria Nazionale.

 

 Cesena, 7 novembre 2009-11-02

 


 

Siamo lieti di invitarvi alla

CONFERENZA PROGRAMMATICA PROVINCIALE DEL CENTRO


sul tema
“VERSO LE ELEZIONI REGIONALI 2010”

 

SABATO 7 NOVEMBRE 2009 ORE 10,00
 
BEST WESTERN CESENA HOTEL - SALA ROMEA
 VIA ROSOLETO, 607 - ANGOLO VIA ROMEA – USCITA E45 CESENA SUD

 

Programma:

 

Interventi introduttivi:

ANDREA PASINI, Segretario Provinciale UDC e Consigliere Comunale UDC Forlì
MARIA GRAZIA BARTOLOMEI,
Costituente di Centro Regionale e Capogruppo UDC in Provincia FC
GABRIELE GUGNONI, Capogruppo UDC in Consiglio Comunale Forlì
ANTONIO PRATI, Capogruppo UDC in Consiglio Comunale Cesena

 

Dibattito aperto a tutti i presenti

 

Conclusioni:
ON. LORENZO CESA   

Segretario Nazionale UDC
 
Moderatore:

Pier Paolo Gugnoni, Presidente Provinciale UDC
 

Al termine dei lavori è previsto il pranzo a prezzo convenzionato (euro 21,00), da prenotare entro mercoledì 4/11/2009 ore 19,00 presso i referenti dei promotori sul territorio

 

 Andrea Pasini                            Maria Grazia Bartolomei                Pier Paolo Gugnoni
Segretario provinciale UDC         Costituente di Centro Regionale       Presidente provinciale UDC

 


Un riconoscimento ai docenti di S. Domenico

Molte parole sono state spese sulla vicenda che ha coinvolto la classe sperimentale ad indirizzo teatrale della scuola di S. Domenico.

Dopo il linciaggio mediatico iniziale si è giunti ad una conclusione in cui chiaramente è emersa l’assoluta correttezza del procedimento adottato nella formazione delle classi.

Nulla da aggiungere, se non che nessuno e tanto meno l’Assessore che, a mio parere troppo incautamente, ha dato il via a questo attacco improprio, si è interessato all’effetto psicologico che “questa storia infinita” ha generato in coloro, che dopo anni di impegno professionale e personale, si è visto trasformare un suo progetto in spazzatura.

Creare una classe sperimentale di tipo teatrale significa valorizzare tutte le abilità creative degli alunni e fornire un forte strumento all’intero Consiglio di Classe non al contrario costruire una classe ghetto.

Ciò che dovrebbe interessare maggiormente al cittadino di Cesena è che una attività creativa, in particolare teatrale, permette di integrare all’interno dei gruppi sociali diversità culturali etniche e caratteriali.

Posso quindi immaginare come si siano sentiti quei docenti che si siano visti scivolare fra le dita il risultato di tanto lavoro pregresso. Malgrado ciò, mai ho sentito da loro parole di sconfitta.

Al contrario ho avuto il piacere di verificare di persona la qualità di un prodotto  “Caos Letterario” che è il risultato di  un percorso educativo di alto livello. Ciò  si verifica in tutte le classi di S. Domenico nelle quali si svolge una didattica di qualità, voluta e sostenuta da una dirigenza illuminata.

Ritengo sia doveroso ringraziare e favorire con un sostegno fattivo  quei docenti che costruiscono percorsi educativi.  L’ assunzione di responsabilità  e l’educazione  alla cittadinanza dei ragazzi italiani e stranieri mi fanno immaginare  un futuro in cui non contano gli aggettivi ma le persone.  

 

 Il Segretario UDC

      Giorgio Fiori

Cesena, 28/10/2009


Cesena  27 ottobre 2009


Un titolo della stampa di lunedì 26  ottobre recita ”molti commercianti non hanno aperto: meglio la famiglia.”  C’è ancora qualcuno che crede che i soldi e la roba non siano lo scopo principale della nostra esistenza, gliene siamo
grati.
Le scelte adottate dal nostro Sindaco circa l’apertura dei negozi anche nei giorni festivi e l’eliminazione della chiusura del giovedì, certamente, non concedono tregua alla già tanto sfrenata corsa all’utilizzo del tempo in
termini di resa economica, particolarmente vantaggiosa per le strutture commerciali di grandi dimensioni.
Comprendiamo e sosteniamo il disagio di coloro che rivendicano tempo da dedicare alle relazioni familiari in  quanto esse  rappresentano il più importante supporto alla vita affettiva e sociale di ciascun essere umano. E
così viene spontaneo chiedere al Primo Cittadino, quando si erge a paladino della  famiglia , che cosa intenda per politiche a favore della famiglia se i provvedimenti che adotta  vanno in ben altra direzione. 
Noi riteniamo che mettere in atto politiche a sostegno della famiglia non significhi solo mettere a bilancio qualche risorsa finanziaria in più per fare dell’assistenzialismo ai bisognosi, ma significhi, anche e soprattutto, favorire la vita familiare, creare tempi della città capaci di consentire ai genitori e ai figli di incontrarsi senza l’assillo degli impegni di lavoro , di
consentire alla gente di vivere  il tempo libero in spazi capaci di favorire lo sviluppo di corrette relazioni parentali e umane in senso lato.
Non è accettabile che l’unica molla che determina la crescita di una città e di un territorio sia il consumismo portato alla sua massima espressione poiché ciò significa divenirne schiavi e perire in esso.  Ormai siamo abituati a vedere
che nulla di nuovo accade sotto il sole; il nostro Sindaco vuole proprio rimanere sulla via disegnata dai suoi predecessori, chissà se si rende conto che da allora sono passati ormai decenni!

                                                                                             
Il Segretario U.d.C di Cesena

       Prof. Giorgio Fiori

 

 


Viabilità centro storico e dintorni.

Lettera al Sindaco del 10-10-2009

Trascorsi ormai i fatidici primi cento giorni dell’amministrazione “Lucchi” pare utile un’ analisi dell’operato  e di quanto realizzato circa gli impegni assunti dal nostro sindaco nel programma elettorale e  tanto pubblicizzati durante la campagna elettorale.

Intendiamo, con la presente, fare riferimento ai problemi legati al traffico e alla viabilità del centro storico e dintorni della nostra città.

Questo tema ha suscitato non pochi interventi da parte di comitati cittadini, associazioni, singoli cittadini e rappresentanti di partito con il chiaro intento, almeno da parte nostra, di richiamare la volontà degli addetti ai lavori e dagli amministratori affinché si trovino soluzioni soprattutto garanti della salute e della vivibilità di questa città oltre alla sua intelligente fruibilità.

Abbiamo “esplorato”, per così dire, il territorio e possiamo tranquillamente dire, poiché è verificabile da chiunque, che in questi primi cento giorni abbiamo assistito alla crescita, in centro storico, di una enorme montagna di cemento che toglie letteralmente il respiro,  in quel luogo che in un tempo non molto lontano costituiva un giardino, ubicato di fronte alla caserma della polizia stradale, sulla riva del fiume Savio, frequentato da bambini e anziani, il tutto per fare posto a un parcheggio e altro.

Abbiamo camminato sul  marciapiede della parte già ristrutturata del Ponte Vecchio ed è  sotto gli occhi di tutti che se ci sta il pedone non c’è posto per la bicicletta, se si incontrano due pedoni occorre farsi posto reciprocamente altrimenti in due contemporaneamente è difficile passare.

Abbiamo monitorato il traffico cittadino e non è affatto diminuito dopo l’apertura della secante e con il traffico non è diminuito l’indice di inquinamento atmosferico e acustico e neppure la sicurezza per  pedoni e  ciclisti.

A questo punto riteniamo doveroso porre al nostro Sindaco e ai suoi collaboratori alcune domande con la speranza di serie e consistenti risposte, non tanto da dare a noi come partito U.d.C., ma  ai cittadini che continuano a discutere e anche ad entrare in conflitto grazie ad una Amministrazione che prende tempo, troppo tempo, e non si decide ad assumere decisioni in coerenza con i contenuti di atti già assodati, quali il PRIM, e con promesse ben spese in campagna elettorale, ma poi……?

Chiediamo, quindi:

1)      Quanto è costata la Secante ai cittadini cesenati e non, e quanto essa ha, di fatto, alleggerito il traffico cittadino?

2)      Quali strategie intende adottare l’Amministrazione Comunale al fine di allontanare dalla città il traffico di attraversamento?

3)      I parcheggi scambiatori, valore già esistente, perché non vengono utilizzati al massimo delle loro potenzialità, evitando di fare arrivare in centro le automobili ?

Certamente le “navette” devono essere frequenti e funzionali e mirate verso i luoghi di interesse (ospedale, centro, ecc)

4)      Questa Amministrazione come intende tutelare la sicurezza dei pedoni e dei ciclisti, i veri ecologisti della città?

Per tutelare intendiamo mettere in sicurezza le piste ciclabili, i marciapiedi e quant’altro.

 Signor Sindaco, vogliamo sperare che  la sua Amministrazione si caratterizzi per il dialogo e il confronto con le opposizioni nell’interesse dei cittadini e del bene comune, valori che ci stanno particolarmente a cuore.

Distinti saluti.

 

                                                                                                              Il Segretario U.d.C. di Cesena

 


 

 Lettera agli organi di informazione

 

Il 22 luglio 2009, attraverso una comunicazione alla stampa, per l’ennesima volta,  esprimevamo le nostre opinioni (negative) circa l’insostenibile flusso di mezzi all’interno del centro storico e alla opportunità di eliminare l’intenso traffico di transito, tutt’ora esistente, poiché, dati alla mano, risulta dannoso, sia per la salute delle persone che qui vivono e operano sia per le attività produttive.

Ora, dopo quanto letto sulla stampa in queste ultime settimane e quanto ascoltato dalla gente circa la viabilità sul Ponte Vecchio, crediamo che una scelta di fondo debba essere “finalmente” adottata da questa amministrazione comunale: quella di fare buon uso della secante.

Se la gente non usufruisce adeguatamente di questa infrastruttura, come pare avvenga, occorrerà adottare dei provvedimenti che in qualche modo comportino l’uso di tale via di percorrenza soprattutto da parte di coloro che devono solo attraversare la città senza punto fermarsi.

Dopo anni e anni di controllo, di verifiche, di esperimenti, ancora si parla di mettere in campo un “osservatorio” per capire cosa si debba fare per rendere funzionale e accettabile la viabilità della nostra città; ma, siamo alle solite: il PRIM  è stato cestinato? Occorre temporeggiare per dare ragione a interessi di parte? Chi ci  governa ha il coraggio di adottare dei provvedimenti che vadano nella direzione della salvaguardia dell’ambiente, della salute, della vita della gente?

E’ innegabile che i soldi e i buoni affari siano una bella cosa, ma non può essere che in nome del solo commercio e del volume di affari di qualcuno venga spesa la vita di questa città.

Non possiamo rassegnarci al fatto che le scelte di questa Amministrazione Comunale  abbiano come unico scopo interessi di  parte, perché alla fine,  visto come si sta muovendo la questione circa il ripristino del “doppio senso” sul Ponte Vecchio, purtroppo, sarà così!

Perché, dunque, non lasciare un minimo spazio a una reale esigenza di qualità della vita?

Crediamo che la vita di questa città si debba qualificare per la funzionalità dei servizi, per il controllo degli spazi pubblici e anche di quelli privati, che si debba qualificare attraverso proposte che abbiano a cuore certamente lo sviluppo economico di questa città e di questo territorio, ma anche la qualità della vita della gente che qui abita, lavora e studia. Riteniamo che queste cose possano bene coniugarsi, basta esserne convinti, ci vuole solo un po’ di coraggio; con le parole, del resto, ci pare che questo nostro Sindaco di coraggio ne abbia tanto.

 

                                                                                               Il Segretario U.d.C di Cesena

Cesena, 14 settembre 2009


 

Riflessioni sul voto del 6/7 Giugno 2009

La direzione dell’Udc si è riunita la sera di mercoledì 10 per fare una prima valutazione dell’esito della tornata elettorale. Si ritiene soddisfatta: il trend è in continuo miglioramento ed è diventata il quarto partito a livello comunale. Nel recente passato vi sono state defezioni, ma queste non hanno influito sul risultato complessivo del partito. I risultati dei tre livelli europeo, provinciale e comunale hanno dimostrato che i voti dati all’Unione di Centro non sono “inutili” né legati alle persone, ma alle idee che stanno portando avanti a livello nazionale e locale.
Ringraziamo gli oltre 3000 elettori che hanno scelto di votare per noi. Grazie alla loro fiducia la nostra presenza sul territorio è consolidata e sarà sempre più incisiva, perché l’impegno a livello politico sarà costante a partire da oggi.
La già avviata riflessione sulla ristrutturazione del partito per renderlo maggiormente aderente alle esigenze e ai bisogni dei cittadini del nostro territorio ha portato i suoi frutti; in particolare nelle zone dove la presenza del partito si è più radicata abbiamo ottenuto i migliori risultati.
La direzione ha espresso l’esigenza di un coordinamento sempre più stretto con il consigliere comunale eletto, Antonio Prati, da sviluppare attraverso le commissioni consiliari che verranno istituite appena la nuova Amministrazione comunale sarà in carica.
Ci impegniamo davanti agli elettori e alla cittadinanza tutta a lavorare per la nostra città, portando avanti in particolare i temi della nostra campagna elettorale: il sostegno alle famiglie, la semplificazione amministrativa e la partecipazione alle dinamiche politiche, una migliore gestione di viabilità e parcheggi, l’impegno per sicurezza e legalità, delle politiche fiscali e tariffarie più eque.

11 giugno 2009

Giorgio Fiori, segretario comunale Udc


L’ UDC ha ben chiaro dove stare

Abbiamo letto sul Corriere di Romagna di MERCOLEDì 27 Maggio ultimo scorso che i Popolari Liberali sono in campo dentro la squadra del PDL.

A noi sembrava che qualche mese fa fosse sorto un nuovo partito, chiamato PDL che rappresentava i vari soggetti che vi avevano aderito; o abbiamo capito male oppure i nostri amici Popolari Liberali non trovano adeguati spazi all’interno del PDL e sentono la necessità di fare manifestazioni per avere visibilità.

Dopo la fuoriuscita del Consigliere Baronio dal nostro partito, una settimana prima che il Consiglio Comunale fosse sciolto, abbiamo mantenuto sulla vicenda toni concilianti  e riteniamo di aver fatto una scelta giusta.

Questo non ci esime però dal replicare quanto affermato dai Candidati Bosini e Baronio nella lista del PDL.

Bosini afferma che alle elezioni politiche del 2008, la presenza dei Popolari Liberali nel centro destra ha portato un contributo pari al 6% .

Se questi voti fossero stati sottratti all’UDC, il nostro partito sarebbe stato azzerato , come era nei desideri di Berlusconi, ma tutto ciò non è avvenuto con nostra somma soddisfazione.

Baronio si dice convinto che ci siano margini per pescare dall’UDC da cui lui è uscito, in dissenso con la scelta di non adattarsi ad un bipolarismo acquisito ed afferma “quando andrà a sinistra perché nel nuovo sistema bisognerà fare una scelta, perderà metà dei suoi voti”.

Vogliamo ricordare a Baronio che l’UDC è per il bipolarismo ma non per il bipartitismo che si vuole imporre nel nostro Paese, o magari il mono - partitismo che uscirebbe dal referendum del 21 Giugno se vincessero i SI. Per il SI si esprimono  il PDL e il PD.

La nostra scelta è di stare al centro convinti che si riuscirà a creare un centro alternativo.

L’ipotetica scelta di andare a sinistra ipotizzata da Baronio esiste esclusivamente nella sua fantasia nel tentativo di sottrarci voti.

La nostra storia dimostra che questo non è avvenuto e la garanzia che anche in futuro non avverrà, viene dal nostro Candidato Sindaco Antonio Prati, dalla sua coerenza e trasparenza dimostrata nel corso degli anni.

Egli non ha mai votato a sinistra e tanto meno sindaci proposti dalla sinistra. Quindi Baronio farebbe bene a guardare in casa propria, se il PDL è la sua casa.

Noi siamo certi che gli elettori di Cesena sapranno giudicare autonomamente come e chi votare il 6/7 Giugno prossimi.

Unione di Centro - Cesena  

 


TRIBUNA ELETTORALE

DEI CANDIDATI SINDACO DI CESENA
IN DIRETTA  SU Rai 3 VENERDI' 29 MAGGIO ALLE ORE 9,00
 


Il nostro Candidato sindaco Antonio Prati, parteciperà alla Tribuna Elettorale assieme agli altri candidati  alle elezioni amministrative.
La trasmissione,diffusa in diretta su Rai 3 della durata totale di 45 minuti,  sarà sotto forma di confronto tra i vari candidati.

Ad ogni soggetto politico spettano circa 5’10’’

Antonio Prati col Presidente Casini nella recente visita a Cesena


Invitiamo tutti ad assistere alla trasmissione che si preannuncia molto interessante e vivace.
 

 

Il Presidente PIERFERDINANDO CASINI sarà a Cesena Sabato 16 maggio 2009 per presentare i candidati UDC per le prossime elezioni amministrative del 6 e 7 giugno 2009.


 

Conferenza Politiche sociali e volontariato su Teleromagna

La conferenza sarà messa in onda sulle reti di Teleromagna nei seguenti giorni:

Sabato      02/05/09 alle ore 22:30
Domenica 03/05/09 alle ore 14:00
Mercoledì  05/05/09 alle ore 10:00

 

Silvia Noè, candidata alle Europpee per l'Unione di Centro nel Nord-Est

 

        

             Da sinistra: M.G.Bartolomei, Antonio Prati, Sivia Noè, Andrea Pasini e Giorgi Fiori

 


Speciale su Teleromagna

Vi invitiamo a seguire sulle reti di Teleromagna lo speciale registrato di Maria Grazia Bartolomei, candidata a Presidente della Provincia di Forlì-Cesena per l'Unione di Centro nei seguenti orari:
 


martedì 05/05/2009 ore 19,30
mercoldì 06/05/2009 ore 10,45
giovedì 07/05/2009 ore 18,00

 


Un "Laboratorio Politico"

Mi è stato chiesto di scrivere qualche riga sulla esperienza vissuta come consigliere di quartiere. Lo faccio volentieri, con l'intento di stimolare altre persone a rendersi disponibili per svolgere questo importante compito di amministrazione decentrata.

Tutto è iniziato in modo inaspettato e imprevedibile: prima Sauro che mi ha convinto ad entrare nella lista dei candidati UDC, poi la rinuncia del Dott. Franco Casadei per i molteplici impegni e di conseguenza il mio "ripescaggio" e la surroga a consigliere. A quel punto, visto che qualcuno ha compiuto un atto di fiducia nei miei confronti, ho deciso di impegnarmi in modo convinto in questa nuova esperienza. E il modo di impegnarmi l'ho subito trovato, grazie soprattutto alla scelta intelligente del Presidente del Consiglio di Quartiere di affidarmi l'incarico di Coordinare i lavori della Commissione "Cultura", incarico che non ho potuto rifiutare visto che il gruppo di maggioranza offriva a un membro del gruppo di opposizione una delega così importante.

Non sto ad elencare tutte le attività promosse in questi cinque anni di vero lavoro, i contatti avuti e in particolare i rapporti stabiliti con molte persone. Mi preme solo sottolineare che, tra le altre cose, si è cercato di dare un aiuto a chi è impegnato nella formazione primaria, perché sono profondamente convinto che si debba fare tutto il possibile per favorire lo sviluppo culturale nei bambini, accendendo in essi la passione per la lettura, la poesia, l'arte, la conoscenza scientifica, facendo emergere la loro buona creatività in una crescita completa e armoniosa. Investire in questo campo significa investire sul futuro di tutti. La Commissione si è occupata anche dei "non più giovani", promuovendo proprio in quest'ultimo periodo il corso di "ginnastica per la memoria", accolto subito con interesse e partecipazione.

In seno al Consiglio, pur mantenendo l'identità che caratterizza i vari gruppi politici, siamo riusciti a collaborare fattivamente per venire incontro nel migliore dei modi alle esigenze delle persone che si sono rivolte a noi. Si è trattato di un vero "laboratorio politico", in cui tutti sono stati responsabilizzati nel governo della cosa pubblica, valorizzando le persone per quanto erano in grado di dare, senza rivalità, gelosie o piccinerie di sorta, dimostrando che si può far politica in modo diverso, per perseguire un ideale che unisce tutti: far crescere il bene comune. Non è mancato il confronto, a volte anche acceso, ma sempre condotto con franchezza e nella ricerca della verità delle situazioni.

Alla scadenza del mandato, voglio ringraziare i componenti della Commissione "Cultura", il mio collega di lista, il Presidente e tutti i membri e collaboratori del Consiglio di Quartiere per il lavoro che siamo riusciti a svolgere in questi cinque anni, con entusiasmo da parte di tutti. Infine mi sia concesso di ringraziare particolarmente quanti con la loro scelta mi hanno consentito di fare una esperienza così intensa e arricchente.

Altenio Benedetti


“Promuovere il gioco di squadra fra pubblico e privato”

I tempi odierni sono tali che il rapporto fra Amministrazione Pubblica e i cittadini debba essere radicalmente modificato  e per certi aspetti addirittura sovvertito e noi siamo convinti che si possa veramente realizzare nei fatti ciò che ancora resta nelle parole e cioè che l’Amministrazione Pubblica è al servizio dei cittadini e non viceversa . Noi vogliamo che i cittadini e le aziende  non restino prigionieri della burocrazia  e che l’economia locale decolli,  perciò vogliamo fare in modo che l’imprenditoria  e  la capacità  progettuale  trovino un terreno adatto al loro sviluppo. E’ assodato che il singolo ha una capacità di adattamento alle esigenze derivate dai cambiamenti sociali  molto più veloce  di quella della macchina amministrativa perciò  è conveniente  liberare quegli spazi di intervento pubblico che possono essere gestiti dai privati  con maggior profitto  mantenendo al pubblico solo le funzioni di indirizzo e di controllo  che gli sono propri. I costi burocratici e amministrativi che i cittadini devono pagare alla pubblica amministrazione si misurano infatti col tempo impiegato per il rilascio di documenti necessari per rendere esecutiva la realizzazione dei progetti

E’ impensabile che per il rilascio di un esercizio commerciale o il rilascio di una concessione edilizia debbano trascorrere mesi e mesi se non anni, per non parlare dei piani urbanistici  (PUA),  dove i tempi si misurano in anni, 3-4 e dove sono richiesti 12-13 pareri di enti diversi; per un accordo di programma di anni ne passano 6 o 7 mentre in altri comuni italiani sono sufficienti 6 mesi per avere concessioni di questo ultimo tipo.

Riteniamo assolutamente necessaria una profonda innovazione all’ interno della struttura comunale. Lo sportello unico così realizzato nel nostro comune è un esempio eclatante di come uno strumento concepito per snellire il rapporto col cittadino sia invece di ostacolo ad un’ efficace risposta ai problemi.

Prima di tutto bisogna informatizzare tutta l’Amministrazione, affinché il rapporto fra i cittadini e il Comune sia immediato e trasparente. La nostra zona è dotata di autostrade informatiche provviste di banda larga, ma il nostro Comune si rapporta con i cittadini quasi esclusivamente col “cartaceo”. Pensiamo ad uffici statali come l’ufficio delle entrate o del territorio (Catasto) che interagiscono coi cittadini e le loro organizzazioni solo per via telematica; è veramente anacronistico che il nostro Comune continui ad interloquire utilizzando sistemi tradizionali ormai obsoleti.

Occorre semplificare al massimo i regolamenti comunali e lavorare affinché vengano semplificati anche quelli che sono di competenza sovracomunale; bisogna definire chi fa, che cosa , come e in quanto tempo e incentivare la formazione professionale dei dipendenti comunali. Riteniamo necessario passare da un sistema autorizzativo ad un sistema prescrittivo dando così responsabilità al cittadino ed esercitare un ferreo controllo a valle sulla esecuzione della richiesta.

Dove è possibile e la legge lo consente, la delega o la compartecipazione fra pubblico e privato vanno assolutamente applicate. Il comune deve perciò farsi interprete, verso la Regione, la Provincia e tutti gli altri enti territoriali portatori di deleghe, di un quadro normativo meno burocratico e più snello.

La semplificazione burocratica va perseguita ed attuata, bisogna coinvolgere tutti i soggetti interessati, le forze politiche, i dipendenti coi loro sindacati, le organizzazioni professionali e datoriali e quanti hanno interesse alla risoluzione del problema.

 Il Candidato Sindaco U.d.C. Antonio Prati




Hera guadagna anche in momenti di crisi.

Apprendiamo dalla stampa  gli ottimi risultati ottenuti da Hera nella gestione dei servizi che i Comuni del territorio le hanno concesso e la nostra attenzione corre immediatamente ai numeri pubblicati e alla destinazione degli utili ricavati da tale gestione.

Considerata la crisi in atto, in cui le quotazioni di borsa si sono ridotte ad un terzo rispetto all’anno 2007 e per la quale, per l’anno 2008, molte aziende non daranno dividendi ai soci, ci  disturba la grande enfasi  di Hera sui risultati economici raggiunti nell’anno 2008 che  segnalano un aumento del 29,8%  rispetto all’anno 2007.

 Il disturbo è determinato dal fatto che  le scelte politiche adottate non sono andate nella direzione della tutela degli interessi dei cittadini. Infatti, l’utile lordo che   aumenta del 32,5%, il dividendo  per azione di 8 centesimi pari a quello distribuito ai soci nell’anno 2007 e la rendita sulla capitalizzazione, che passa dal 2,50%  del 2007 al  6,50% del 2008,  hanno penalizzato i cittadini grazie  all’applicazione di tariffe più alte  rispetto agli anni precedenti.

Continuiamo a non condividere le scelte di monopolio adottate dalle Amministrazioni locali che  hanno portato e portano  utili solo a vantaggio dei  soci,  a scapito dei singoli cittadini che continuano a pagare tariffe eccessive rispetto ai servizi fruiti.

Antonio Prati  Candidato Sindaco dell’Unione di Centro


A proposito di Moschea

Il problema della moschee a Cesena va inserito nella tematica più generale che riguarda l'immigrazione.

L'immigrazione di stranieri, nel nostro comune, ha raggiunto cifre importanti: al 31 dicembre 2008 risultavano essere 7.427 pari all'8% della popolazione residente con un incremento, rispetto al 2007, di circa 858 unità, pari al 13%. Il fenomeno dell'immigrazione avendo, raggiunto queste proporzioni, deve essere guidato ed indirizzato e non passivamente subito.

Per coloro che intendono rimanere in Italia deve essere chiaro che si inseriscono in un paese che ha una storia, delle tradizioni, una cultura e delle leggi che vanno rispettate da tutti coloro che ne vogliono far parte. L'inserimento di stranieri ed in particolare di extra-comunitari va commisurato in base alle esigenze lavorative nazionali. L'accoglienza di persone che vengono per lavorare nel nostro paese è doverosa e gli operatori economici che ne hanno necessità debbono contribuire per la loro sistemazione logistica in particolare fornire loro un servizio di foresteria favorito da norme urbanistiche appropriate.

Non è secondaria l'integrazione sociale degli immigrati; deve essere chiaro che chi sceglie di vivere da noi deve imparare la nostra lingua rispettare la nostra cultura affinché non ci troviamo stranieri in patria.

Vi sono altre esigenze, che riguardano la sfera più privata, che vengono avanzate da immigrati di religione Musulmana. Tutti hanno diritto di esprimere la loro fede e trovarsi in luoghi di preghiera; altra cosa voler realizzare luoghi simbolo con significati diversi per marcare una presenza di tipo politico. Noi diciamo sì ad un luogo di preghiera, no ad un luogo con significati diversi e soprattutto attività diverse.

Comunque la materia è assai delicata, deve essere affrontata a livello nazionale in un rapporto di reciprocità con le nazioni di provenienza degli immigrati stessi e non comune per comune.

La creazione di un centro di cultura islamica, una associazione riservata esclusivamente a chi proviene da determinate nazioni non favorisce certamente l'integrazione sociale; l'integrazione si realizza socializzando all'interno di associazioni già esistenti di cui il nostro territorio è ricco.

Sulla situazione contingente della creazione di un centro di cultura islamica nella zona artigianale di Torre del Moro, destinata ad attività produttive, riteniamo che non sia un sito idoneo per un luogo di preghiera.

L'atteggiamento dell' amministrazione comunale su tutta la vicenda non è mai stato chiaro: la nostra sensazione è che l'amministrazione a suo tempo abbia lei stessa consigliato l'acquisto di un capannone che avrebbe successivamente trasformato in centro di cultura islamico.

 

Antonio Prati (Candidato Sindaco Unione Di Centro)

 


 L'emittente televisiva Teleromagna trasmettrà un'ampia sintesi della conferenza dal titolo:

EFFICIENZA AMMINISTRATIVA PER LO SVILUPPO ECONOMICO DELLA CITTA’

nei seguenti giorni:

Mercoledì 25 marzo 2009 alle ore 18:45

Giovedì 26 marzo 2009 alle ore 14:15

Venerdì 27 marzo 2009 alle ore 22:00


   Uno dei nostri manifesti elettorali (cm 200x140) affissi nelle bacheche comunali a Cesena


Nell’ambito delle manifestazioni indette dall’Unione di Centro, dal titolo “L’Unione di Centro incontra la Città”,  siamo lieti di invitarvi alla Conferenza-dibattito:

 

              EFFICIENZA AMMINISTRATIVA PER LO SVILUPPO ECONOMICO DELLA CITTA’

 

che si terrà venerdì 20 marzo 2009 alle ore 20:45 presso la Sala Einaudi della Banca Popolare dell’Emilia Romagna, Piazzetta Einaudi, 6 (traversa di Corso Sozzi) – Cesena.

Parteciperanno al convegno:

Antonio Prati, candidato sindaco dell’Unione di Centro, che illustrerà gli aspetti economici e amministrativi del suo programma.

L’On. Gianluca Galletti, responsabile del dipartimento economico dell’UDC.

Moderatore: Maria Grazia Bartolomei, coordinatrice della Rosa per l’Italia.

 

 


RELATIVISMO SOCIALE E POLITICO

Nel rileggere l’opera di Platone scritta nel 390 a.c .mi ha colpito l’esortazione che ritengo di trascrivere data la sua attualità:

Quando un popolo, divorato dalla sete di libertà. si trova ad avere a capo dei Coppieri che glie ne versano quanta ne vuole, fino ad ubriacarlo, accade allora  che se i Governanti resistono alle richieste dei sempre più esigenti sudditi, sono dichiarati tiranni. E avviene pure che chi si dimostra disciplinato nei confronti dei superiori è definito un uomo senza carattere, servo; che il padre impaurito finisce per trattare il figlio come suo pari e non è più rispettato; che il maestro non osa rimproverare gli scolari e costoro si fanno beffe di lui; che i giovani pretendono gli stessi diritti, la stessa considerazione dei vecchi, e questi per non parere troppo severi, danno ragione ai giovani. In questo clima di libertà, nel nome della medesima, non vi è più riguardo né rispetto  per nessuno. In mezzo a tanta licenza nasce e si sviluppa una malapianta: la tirannia.”

Preso atto dei validi suggerimenti di Platone oggi i cattolici hanno a loro disposizione uno strumento in grado di suggerire e chiarire gli atteggiamenti morali e politici capaci di affrontare le problematiche che si presentano sempre più numerose e per evitare la malapianta dell’anarchia : si tratta della Dottrina Sociale della Chiesa  la quale, al  secondo punto del capitolo ottavo e commi seguenti, fornisce risposte concrete che dovrebbero essere oggetto di riflessione per il laicato cattolico collocato nei più vari partiti politici. Non credo sia più possibile assistere a manifestazioni populiste e forcaiole che risultano essere solo strumentali per carpire la buona fede dei cittadini già provati dalla crisi economica in atto. Ritengo che un ripensamento e una maggiore forza morale, nonché un maggiore coesione, dei laici cattolici possa concorrere ad affrontare più serenamente un futuro pieno di incognite.

Astorre Visani

 

 

 


 

Intervista al candidato sindaco Antonio Prati.

Una interessante intervista al nostro candidato sindaco Tonino Prati, andrà in onda domattina 24 febbraio 2009 alle 8:00 e alle 13:15 sulla Tv locale Teleromagna.

 


 


Addio Eluana

Un saluto affettuoso ad Eluana, vicinanza alla sua famiglia e tanta solidarietà nel dolore delle suore misericordine di Lecco che in questi anni l’hanno materialmente assistita ogni giorno.
Gridare, urlare slogan, accusare e condannare non aiuta nessuno.
Ci preoccupa invece che possa passare l’idea che solo chi è sano abbia diritto alla vita. A chi ci vuole rassicurare, dicendo che trattasi di casi estremi, rispondiamo che è possibile uno scivolamento progressivo e che anche un singolo caso ci preme, perché è vita umana. Questa questione non è neutrale sul piano politico e della convivenza sociale. La dignità della persona non riguarda solo la sua individualità, ma anche i gesti con cui ci rapportiamo con lei, considerandola in tutte le situazioni in cui viene a trovarsi come essere umano. Avere cura delle persone è un obbligo che ogni uomo ha e il lasciare morire non è un atto di pietà.
Ci ha preoccupato anche il conflitto istituzionale che si è aperto, e non solo per questo caso; ne abbiamo vista tutta la pericolosità. Riteniamo altresì che si debba porre un limite al cinismo in politica; in questa circostanza avrebbe dovuto agire solo la coscienza e l’urgenza di evitare al Paese una ferita difficilmente sanabile nel futuro, senza mancare di rispetto alle istituzioni.
Non ci siamo iscritti anche in questo caso all’una o all’altra parte, ma abbiamo cercato di far compiere un salto di umanità che auspichiamo porti all’approvazione da parte del Parlamento di una legge giusta sul fine vita. Ciò senza altri colpevoli ritardi collettivi, non più sotto la spinta dell’emotività e con un atteggiamento di profondo rispetto delle posizioni altrui.
Il nostro impegno affinché non vi sia più un’altra Eluana non è che parte di un lavoro più ampio: difendere sempre ed in ogni caso la dignità della persona ed il suo diritto ad essere nutrita, curata, accolta e sostenuta in ogni fase e circostanza della vita.
 


Intervista in tv del nostro candidato sindaco.

Tonino Prati intervistato da Video Regione

Tonino Prati, candidato sindaco dell'UDC di Cesena, è stato ospite della trasmissione "Salotto blu" della emittente  Video Regione.                                  La replica della trasmissione andrà in onda il 28 febbraio prossimo alle 23:25 e il 2 marzo alle ore 14:25.


Oggetto: L’anomalia della Circonvallazione sud e il nodo Porta Santi.

Ospitiamo con piacere l'intervento del "Comitato di Porta Santi", indirizzato all'Amministrazione comunale, ritenendo utile a tutti una riflessione al riguardo.

    Ad oramai un anno dall’inaugurazione dell’ultimo lotto della secante, i residenti su Via della Conserva, Via Padre Vicinio da Sarsina, Via Cavallotti, Via Pacchioni, strade impropriamente considerate “la circonvallazione sud” di Cesena, non hanno visto attuato dall’Amministrazione Comunale nessuno degli interventi promessi per la riduzione del traffico in questo tratto della viabilità urbana.

Dopo l’ultimazione dei lavori in Via P. Vicinio da Sarsina, l’Amministrazione si è limitata ad effettuare monitoraggi del traffico senza adottare interventi specifici che diano attuazione al Piano della mobilità, per cui il traffico di attraversamento est-ovest ha ripreso nella stessa intensità del periodo ante Secante. Come evidenziato anche dall’esperta di ARPA d.ssa Nizzoli, Cesena continuerà ad essere soffocata dalle polveri sottili se non si libererà dal traffico in centro. Il livello di inquinamento e la pericolosità per incidenti di queste zone sono destinati a peggiorare ulteriormente con l’ultimazione del polo scolastico dell’ex Istituto Sacra Famiglia e la realizzazione del nuovo parcheggio Osservanza che calamiteranno ulteriore traffico.

Il Sindaco Conti non può attendere di passare il testimone al suo successore su questi temi per timore di scelte che possano originare qualche protesta, ma deve preoccuparsi della qualità della vita dei propri cittadini, coerentemente con quanto da Lui stesso dichiarato. Un primo incisivo intervento per limitare il traffico di attraversamento può essere rappresentato dalla definitiva introduzione del senso unico in uscita sul Ponte Vecchio, da adottarsi in tempi brevi, tenuto conto della conclusione oramai prossima dei lavori sul Ponte Nuovo. Analogo senso unico verso Rimini dovrebbe essere adottato nel tratto di Via Fiorenzuola tra Porta Santi e la rotonda dell’Ospedale, per disincentivare il traffico di attraversamento proveniente da Rimini.

Si richiede inoltre la messa in sicurezza definitiva, dopo anni di sperimentazione con soluzioni provvisorie, di Via della Conserva, fino al semaforo di Porta Santi, con la realizzazione di marciapiedi e percorsi ciclabili decenti.

Non può infine continuare ad essere ignorato il degrado in cui si trova la zona di Porta Santi,  così soffocata dal traffico, con una forte presenza extra comunitaria e in uno stato di  avanzato abbandono socio-economico. Le diverse attività commerciali e artigiane che caratterizzavano questo Borgo, uno degli ingressi storicamente più  significativi di Cesena, sono scomparse del tutto lasciando spazio all’incuria e impoverimento generale; lo squarcio effettuato con la realizzazione della via Don Baronio si presenta come una grande ferita su una parte della città  che va in qualche modo risanata attraverso uno specifico progetto di riqualificazione,  già da tempo proposto, tra l’altro, da questo stesso Comitato all’Amministrazione Comunale.

Il Quartiere Fiorenzuola unitamente al Quartiere Centro Urbano e Cesuola sono sollecitati a sostenere questa iniziativa nei confronti dell’Amministrazione Comunale, utilizzando ove necessario anche i fondi destinati ai quartieri.

Qualora tali proposte continuassero a non avere ascolto si darà avvio a forme di protesta pubblica capaci di denunciare con forza la gravità della situazione.

Distinti saluti.

Cesena 3 febbraio 2009                     

   p. Il Comitato Porta Santi (f.to Raffaele Dionigi - Carla Cicognani - Franca Domeniconi- Maurizio Brunelli – Franca Lucchi - Arnaldo Manuzzi)


Finalmente si parte!

Cari amici.
Finalmente si parte!
Dopo mesi spesi a portare avanti a Cesena la nostra iniziativa politica volta a riunire in una unica grande coalizione le forze di opposizione, di centro e centro-destra, attorno ad un unico candidato sindaco espressione della nostra area culturale e politica, e dopo aver constatato il progressivo ritiro dei nostri interlocutori da tale progetto, siamo finalmente pervenuti all’auspicato accordo con il movimento della Rosa per l’Italia e alla decisione di Antonio (Tonino) Prati di sciogliere la riserva e scendere in campo come candidato sindaco dell’Unione di Centro alle prossime elezioni amministrative a Cesena.
Noi siamo convinti che la candidatura di Prati, per il valore della persona, ci permetta di giocare un ruolo importante e decisivo nella campagna elettorale che ci apprestiamo a vivere; siamo persuasi che molta gente ci guardi con grande interesse e questo ci deve caricare di senso di responsabilità, ma anche di entusiasmo.
Importante per noi è il contatto con la gente, per cui vi chiediamo di aiutarci ad organizzare incontri, soprattutto in periferia, nei vari quartieri, per far conoscere meglio il nostro candidato e per parlare dei problemi reali della gente. Inoltre lanciamo un appello per far conoscere e “visitare” il nostro sito www.udc-cesenaforli.it) e in particolare l’annesso blog sul quale vi invitiamo ad intervenire con proposte, contributi, osservazioni riguardanti la città, le sue frazioni, i suoi quartieri.
Il nostro è sempre stato, e vuole continuare ad essere, un partito aperto alla partecipazione attiva e diretta di quanti condividono i suoi valori di fondo.
Contiamo quindi nel vostro prezioso apporto di idee e suggerimenti per essere sempre più in sintonia col nostro elettorato e con quanti vorranno condividere la nostra proposta politica e programmatica per Cesena.

Maurizio Fantini
Resp. Comunicazione UDC - Cesena


Conferenza stampa di presentazione del Candidato Sindaco Antonio Prati

Antonio (Tonino) Prati

Le foto della conferenza stampa

Si è svolta, nella sala Einaudi della Banca Popolare dell'Emilia Romagna, la conferenza stampa di presentazione del Candidato sindaco dell'UDC Antonio (Tonino) Prati.

Alla presenza dei rappresentanti della stampa locale, Il Resto del Carlino, Il Corriere di Romagna, Corriere Cesenate e La Voce, Prati ha illustrato le linee guida del programma per Cesena, spaziando tra welfare, viabilità, edilizia, scuola, sanità, servizi, ed ha risposto al fuoco di fila delle domande e ha rilasciato interviste alle tv locali Teleromagna e Videoregione. Hanno partecipato alla conferenza anche Giorgio Fiori, Segretario comunale dell'UDC e Maria Grazia Bartolomei, coordinatrice della Rosa per L'Italia che hanno dato vita ad una coalizione che prenderà il nome di Unione di Centro.

Il programma, al quale sta lavorando un staff di esperti sotto la guida di Prati, sarà pubblicato appena possibile in questo sito. Nel frattempo potete leggerne un ampio stralcio qui di seguito.

Per chi vuole vedere l'intervista, i passaggi su VideoRegione sono: il 30/gennaio ore 19,45; 02/febbraio ore 14,05 e 03/febbraio ore 20,00.


E' Antonio (Tonino) Prati il candidato Sindaco dell'UDC

 

Antonio Prati candidato Sindaco UDC

Antonio Prati (Tonino per gli amici) è figura molto stimata ed apprezzata (non solo in ambito cattolico) per l’impegno profuso nella società civile a livello di associazionismo, cooperazione, volontariato, sempre con atteggiamento di servizio rivolto alla città.

E’ stato segretario della COLDIRETTI a Cesena e  presidente del Consorzio di difesa delle produzioni agricole e vice presidente del CER (Consorzio di bonifica Savio-Borello

Ha assunto l’incarico di presidente provinciale di CONF-COOPERATIVE e poi quella di presidente della Cassa Rurale ed Artigiana (ora Banca di Cesena).

Ha ricoperto poi la carica di presidente della Federazione Regionale delle Banche di Credito Cooperativo ed in seguito quella di vice-presidente della Federazione Nazionale delle stesse.

Attualmente rivolge la sua opera nel volontariato. 

 

Proponiamo ampi stralci dell’intervento svolto il 24 gennaio 2009 durante l’assemblea di “investitura” a candidato sindaco per il nostro partito.

 

Antonio Prati

MOTIVI DELLA CANDIDATURA

Oltre agli amici dell’ UDC e della ROSA PER L’ITALIA diverse persone che ho incontrato in questi ultimi tempi mi hanno incoraggiato nel rendermi disponibile per la candidatura a Sindaco della nostra città.

Ho riflettuto a lungo, in particolare sulla possibilità che i cattolici si impegnino in politica, i cattolici  sono già molto attivi nelle associazioni ecclesiali,  impegnati nel sociale e nel mondo no-profit in generale.   Il richiamo fatto ultimamente dal Santo Padre Benedetto XVI affinché i cattolici si impegnino in politica, la linea politica assunta a livello nazionale e l’iniziativa “per una costituente di centro” mi hanno convinto nel dare la mia disponibilità per la candidatura a Sindaco di Cesena per l’ Unione di Centro.

 CONDIVISIONE DELLA LINEA POLITICA

Oggi siamo in una situazione politica estremamente confusa siamo passati da un sistema bipolare ad un sistema bipartitico, che bipartitico non è, sia nel centro-destra che nel centro-sinistra vi sono forze alleate che condizionano profondamente le scelte dei partiti maggiori.

Localmente si sta riproponendo lo stesso schema, il PD ha fatto le primarie scegliendo un candidato gia annunciato 5 anni fa quando fu ricandidato il sindaco Conti, la candidatura di Lucchi è stata  sponsorizzata da tutti i maggiorenti del PD e nonostante ciò la sfidante Prof. Ines Briganti ha avuto una affermazione di tutto rispetto raggiungendo il 25% dei consensi. Il candidato Lucchi non è certamente una novità, è il prodotto della dirigenza del PCI- PDS- DS-PD  se è vero che all’età di 18 anni era segretario della Federazione Giovanile Comunista quindi da 26 anni fa parte della  nomenclatura della sinistra. L’ipotesi che si delinea a sinistra è quella dei tutti dentro di prodiana memoria  compreso l’ITALIA DEI VALORI (dopo gli ultimi avvenimenti che hanno coinvolto il rampollo di casa Di Pietro non so quali valori siano rimasti se non quelli del codice penale a cui Di Pietro non perde occasione di far riferimento, “nelle intercettazioni di mio figlio non c’è nulla di penalmente perseguibile” come se non esistessero una morale ed un’etica fuori dal codice penale).

Nel centro-destra la PDL ha fatto una scelta autonoma con un suo candidato isolandosi, per il momento, anche dalla LEGA tradizionale alleato a livello nazionale e perdendo ulteriori pezzi confluiti nella lista “libertà e futuro” che ha come candidato sindaco l’ ex consigliere di FI Angeli, alla cui lista ha aderito anche l’ ex segretario di AN Franchini e la segretaria DELLA FIAMMA TRICOLORE Sig.ra Santacroce e lista civica di Carlo Venturi.

Nel nostro territorio è inoltre presente un partito di grandi tradizioni, come il PRI con un suo candidato a sindaco.

Questa situazione a livello locale è figlia della politica nazionale, dove il presidente Berlusconi fautore del bipartitismo oggi non perde occasione per delegittimare l’opposizione, tende al mono-partito con un sistema presidenziale per diventare un monarca assoluto, sempre nel solco del partito azienda.

Nel centro sinistra abbiamo un PD che dal 92 ad oggi ha fatto diverse mutazioni ma nella sostanza è rimasto sempre un’ azienda partito, oggi dopo l’ unione dei DS con la Margherita ha dato origine al PD ma continua la stessa politica non c’è stata nessuna discontinuità in pratica la Margherita è stata annessa ai DS, infatti il candidato a sindaco Lucchi era gia stato individuato nel 2004 e già da tempo lo si vede presente a fianco del sindaco,  il programma per le primarie da Lui presentato   non propone nulla di nuovo sul versante politico e nessuna discontinuità con l’amministrazione attuale mentre per esempio nel programmo della sfidante alle primarie Ines Briganti vi sono diverse critiche all’ amministrazione attuale, fa proposte sulla  partecipazione dei cittadini alla vita pubblica e sul modo di governare, è un programma che al 90 % può essere sottoscritto. Azienda partito, dicevo, infatti la gestione del potere che nel nostro comune dura ininterrottamente da 39 anni e nel modo in cui viene esercitato, si configura anche un conflitto di interressi, sappiamo tutti che una delle fonti di ricavo di questo partito deriva dai contributi obbligatori che gli amministratori pubblici comunali, gli eletti in regione, in parlamento e negli enti economici, devono versare una quota al partito, quindi mantenere degli enti pletorici, ed aumentare i compensi agli amministratori, come è avvenuto in questi giorni a ROMAGNA ACQUE SOCIETA’ DELLE FONTI s.p.a. significa aumentare i contributi al PD, un’azienda che ha come mission la conquista del potere e fa business coi contributi versati da amministratori pubblici.

Ci troviamo di fronte a dei partiti; la PDL che non ha storia ed al suo interno ha mille contraddizioni, non vi è alcun dibattito politico, le decisioni, anche le più importanti vengono prese dal predellino di un’ auto, a sinistra il PD dove, al suo interno, restano irrisolti formidabili problemi di identità e di democrazia, in particolare nel rapporto tra la componente cristiana  e quelle socialista, e dove la questione morale è esplosa fragorosamente.

La nostra scelta di strategia politica è stata fatta a livello nazionale, siamo per il bipolarismo e non per il bipartitismo non siamo un piccolo partito d’interposizione tra due soggetti di un finto bipartitismo in cerca di poltrone, vogliamo creare con la società un patto politico ispirato al bene comune, al servizio della famiglia, della comunità, del mondo del lavoro, della libera impresa e della cultura.

Facciamo appello a tutti coloro che credono nei valori che hanno generato la civiltà europea e  l’identità cristiana del popolo italiano, un partito che metta insieme le idee migliori della storia nazionale ed europea: il progetto di solidarietà e di sussidiarietà del popolarismo, l’affermazione delle virtù civiche repubblicane dell’umanesimo laico, l’ispirazione cristiana e liberale fondata sul primato della persona.

Alcune anticipazioni di proposte programmatiche, che verranno sviluppate e dettagliate in seguito.

 

Antonio Prati con Giorgio Fiori

-      Attivazione di un sistema di democrazia deliberativa, per avvicinare i cittadini ai centri decisionali

-      Semplificazione amministrativa e snellimento delle procedure burocratiche. E’ impensabile che per l’apertura di un di un esercizio commerciale o il rilascio di una concessione edilizia debbano trascorrere mesi se non anni per non parlare dei piani urbanistici o accordi di programma dove gli anni non si contano più e dove sono richiesti 12/13  pareri di enti diversi.

-      Politiche familiari: non sono politiche di lotta alla povertà o di assistenza che sono proprie del welfare; Vogliamo riconoscere l’importanza della famiglia nella società civile quale portatrice di benessere.

-      Revisione del Piano Regolatore: passare da un sistema “autorizzativo” ad uno “prescrittivo”

-      Profonda revisione del PRIM e del piano-parcheggi; no al parcheggio in zona Osservanza, sì al parcheggio di Piazza della Libertà, spostamento del Foro annonario in zona Lugaresi, riconvertire l’attuale Foro annonario e rendere fruibile ai cittadini Piazza del Popolo (senza rischi per caviglie e calzature), costruzione parcheggio sotterraneo davanti all’ospedale liberandone l’entrata principale; tutte proposte da sottoporre al diretto parere dei cittadini.

-      UNIVERSITA’: maggiore sinergia con la facoltà di Architettura nei progetti urbanistici importanti che riguardano la nostra città; creazione del CAMPUS universitario nella zona dell’ex Foro Boario (in alternativa al progetto del quartiere Novello)

-      Se è vero (come è vero) che l’acqua potabile è un bene comune ed estinguibile, essa non va sprecata: proponiamo la posa di una rete DUALE di acqua potabile e di uso vario

-      No alla via Emilia Bis (a pagamento); proponiamo la individuazione di un percorso (in parte già delineato) intercomunale che colleghi Cesena a Forlì, alternativo alla Via Emilia e che colleghi insediamenti industriali già presenti in quelle zone.   


Cerimonia di presentazione del nostro candidato Sindaco

Si svolgerà sabato pomeriggio alle 16:00 presso la sede dell'AVIS a Cesena in via Serraglio la cerimonia di presentazione del candidato Sindaco dell'UDC alle prossime elezioni amministrative del 7-8 giugno 2009. A questo incontro, riservato principalmente ai tesserati, simpatizzanti ed amici dell'UDC, seguirà in tempi brevi una conferenza stampa durante la quale il candidato Sindaco sarà presentato ufficialmente alla cittadinanza.


Intervento del Segretario comunale Giorgio Fiori

Come segretario comunale dell’UDC mi sento onorato di avere il Segretario Nazionale quale “testimonial” per  l’inizio di una collaborazione con il Movimento “Rosa per l’Italia” .

 Una intesa che avrà un primo passaggio significativo nella alleanza elettorale per le prossime amministrative e che proseguirà con la Costituente, a livello locale, per la creazione di un nuovo soggetto politico.

Il disegno è sicuramente ambizioso perché ambisce a costruire una comune casa per i laici, moderati e cattolici, che hanno come impegno prioritario il bene comune, l’integrità della persona nei suoi diversi aspetti, la qualità della vita intesa non solo in termini economici,  ma avendo presente le esigenze di tutti che passano attraverso la legalità, la salute dei cittadini e tutto ciò che riguarda la sfera dei diritti e dei doveri sanciti dalla nostra “Carta Costituzionale”.

Ci auguriamo che questo sia solo l’inizio di una aggregazione e quindi l’invito è rivolto a coloro che in questi ultimi anni hanno fatto la scelta di inserirsi nel PD e nel PDL, convinti di portare il loro contributo alla nascita di un bi-partitismo che si sta rivelando inidoneo e sempre più paralizzante nel panorama politico del nostro Paese.

In alternativa ai  due “ contenitori” nei quali i Cattolici ed i moderati sono marginalizzati o peggio ancora ininfluenti, vogliamo costruire un partito in cui ribadiamo con forza la nostra identità e collaboriamo con la forza delle idee alla costruzione della “città”.

Siamo convinti che non sia più il tempo della politica urlata, dei colpi di mano di maggioranze che si identificano con le istituzioni, e questo a tutti i livelli, ma crediamo nella utilità di proposte concrete, ragionate, fattibili.

La nostra sfida sta nel pensare al futuro, ed è per tale motivo che il nostro obiettivo prioritario è quello di avvicinare la gente, cercare di comprendere i loro problemi ed impegnarci per dare loro risposte politicamente efficaci. Ma soprattutto è ai giovani che  si rivolgono le nostre attenzioni; loro sono il nostro futuro, sono coloro che raccoglieranno” il testimone” e proseguiranno il cammino per la realizzazione di un progetto politico e culturale che ha le sue radici nelle nostre scelte fondamentali.

Ringrazio di cuore il Segretario Nazionale perché ha accettato di intervenire a questo incontro per noi così importante.  La sua presenza dà maggior rilievo all’avvio della coalizione verso le prossime elezioni amministrative e sancisce ufficialmente quella che sarà la futura casa comune. 

Cesena, 10/01/2009 

Il segretario comunale

Giorgio Fiori


Intervento di Maria Grazia Bartolomei – Coordinatrice La Rosa per l’Italia 

Quello della Costituente di Centro  è un grande progetto per il futuro del Paese, come del nostro territorio. C’è bisogno di una politica che parli alla gente e sia capace di compiere scelte di sviluppo e di equità sociale. C’è bisogno di un soggetto politico  profondamente nuovo, capace di quella innovazione che né il Pd, né il Pdl finora sono riusciti ad incarnare.

La Costituente di Centro oggi parte anche a Cesena e di qui vorremmo che lo spirito di convergenza fra Udc e Rosa per l’Italia si estendesse al livello provinciale e alla Regione intera. E l’auspicio è che la fase costituente traghetti tutti noi verso un nuovo e più grande partito di Centro, aperto a nuovi apporti, radicato nel territorio e nei luoghi di vita, impegnato ad intercettare le domande e le aspirazioni che vengono dall’associazionismo, dal volontariato, dal mondo dell’economia e della cultura.

 Oggi comunichiamo anche ufficialmente alla città la nascita dell’alleanza elettorale, per le prossime comunali, tra Rosa per l’Italia e Udc. Continueremo nel metodo del rinnovamento della politica che ha portato persone che in precedenza non si erano mai avvicinate alla politica militante o che da tempo l’avevano abbandonata, perché demotivate e insoddisfatte, a farsi coinvolgere nel nostro progetto. Chi compie questo percorso, ama la politica e chi ama la politica, ama il pensiero politico (senza il quale non ci può essere buona politica) e ama l’elaborazione di proposte. Dar vita al nuovo soggetto non significa certo rinunciare a queste forme di impegno. Tutti noi abbiamo compiuto questa scelta di aggregazione per preservare ed ampliare anche qui a Cesena lo spazio al Centro, conquistato resistendo agli appelli al voto “utile”.

Alle elezioni comunali ci presenteremo da soli e per il dopo creeremo convergenze laddove possibile e solo sugl’interessi dei cesenati, evitando di “santificare” alcune posizioni e “demonizzarne” altre. Intanto noi, ascoltando la società civile, presenteremo le nostre proposte, concrete, frutto di competenze specifiche. La scelta del candidato sindaco avverrà nell’ambito del confronto programmatico con la nostra base, che poi dovrà sentirsi rappresentata dagli eletti per tutto il corso della legislatura. Il programma dovrà essere mosso dalla stessa identica decisione nella difesa delle questioni etiche, quanto di quelle della giustizia sociale. Certamente lasceremo un’impronta nella storia di questa nostra comunità.

La coordinatrice della Rosa per L'Italia

Maria Grazia Bartolomei

Cesena 10-01-2009

                                                                                             


Al “centro” per cambiare.

L’esasperazione della dialettica nella vita politica nazionale e locale, che trova attualmente nel bipartitismo la sua veste di rappresentanza politica, tende a creare uno scontro aprioristico tra i poli, che non aiuta nella soluzione mediata dei problemi della collettività. L’Unione di Centro nasce per rappresentare quella fetta di società che cerca la soluzione reale dei problemi del territorio e della comunità, partendo da un confronto positivo e propositivo che unisca forze politiche omogenee, senza rinunciare ai valori fondanti del popolarismo europeo.

A Cesena, in particolare, vogliamo presentarci con una nostra specifica proposta di governo della città, che ci caratterizzi rispetto alle altre formazioni politiche presenti sul territorio, comunque  aperta al dialogo, ma ferma nella distinzione di ruoli tra maggioranza ed opposizione,  che abbia come obiettivo principale il ridare voce alla società civile, favorendo la partecipazione dei cittadini alla gestione della cosa pubblica.

Prioritaria è per noi dell’Unione di Centro la ricerca di un dialogo fecondo con il nostro mondo di riferimento, quello cattolico, in tutte le sue articolazioni e sensibilità; ma anche verso quel mondo “laico”, moderato e riformista, più attento ai valori di libertà e giustizia sociale. 

Per ragionare sull’attuale situazione politica, italiana e locale, e per dare un forte impulso alla costituente di Centro a Cesena (Udc, Rosa per l’Italia, Popolari, Liberal Democratici), nell’ottica di una partecipazione unitaria e significativa del Partito alle prossime elezioni amministrative, sarà presente nella nostra città il segretario nazionale dell’Udc e promotore della Costituente di Centro nazionale, On. Lorenzo Cesa, sabato 10 gennaio 2009 alle ore 16,30 presso la sala “Cacciaguerra” della Banca di Cesena in Viale Bovio.

Invitiamo la cittadinanza ad intervenire a questa importante manifestazione.

Il segretario comunale UDC di Cesena           La coordinatrice della Rosa per l’Italia

Giorgio Fiori                                                                  Maria Grazia Bartolomei


 Riflessioni

Il tempo dell'attesa per la prossima consultazione elettorale di giugno 2009 si riduce e per noi poveri cattolici, che non amiamo il lavoro a "mezzadria" la cosa si fa difficile. Da un bel po' di tempo a questa parte affolla la nostra mente una serie di domande del tipo:

·    perché è così forte per i cattolici e soprattutto per le nuove generazioni,la tentazione di una non partecipazione al voto né in forma attiva, né in forma passiva?

·    forse uno stato di cose che fa prevedere che non vi sia più, in futuro, uno  spazio per i cattolici li sollecita ad esercitare servizio esclusivamente nel sociale che si presenta come alternativa all'impegno politico?

·    è socialmente corretto ridurre la democrazia solo a un sistema di regole, al principio di maggioranza, alla legittimità  formale  delle  decisioni  che, comunque, di  per  sé  non garantisce la qualità delle decisioni?

·    quanto ci disturba la crescente confusione fra ciò che è legittimo e ciò che è giusto?

e così siamo costretti a una pur minima, minimissima, riflessione.
I cattolici  seri impegnati in politica dimostrano in generale  di vivere un enorme disagio politico dovunque si trovino; questo loro andare per ogni dove, questa ricerca di ospitalità, denuncia una reale perdita di orientamento. Ci pare che potrebbero avere tutte le carte in regola per partecipare alla realizzazione del buon governo, visto da dove vengono e la tradizione che dovrebbe sostenerli, ma si sa, andare in casa d'altri  in uno stato di effettiva soggezione,  impedisce di fare ciò che si vorrebbe; assistiamo, infatti, per amore di ospitalità e di adattamento (sovente alla sedia occupata) ad una crescente "mediazione politica" che altro non è che una vera e propria negoziazione di valori non negoziabili.    

Perché, dunque non restare a casa nostra, non dare una ripassatina ai principi e ai valori cui da millenni ci rifacciamo e che pare non siano proprio scaduti e cercare fra di noi chi potrebbe degnamente e, senza delega in bianco, rappresentarci all'interno delle istituzioni? Potremmo sempre fare gruppo e decidere insieme ai leaders che individueremo le scelte da adottare per fare politica seria sul nostro territorio; non ci deve spaventare l'idea che potremmo essere minoranza perché è pur sempre vero che c'è democrazia la dove c'è una ferma e sana opposizione e se la nostra gente vedrà riconosciuta la propria identità all'interno delle istituzioni avrà la forza e il coraggio di difendere la democrazia.

 Franca Lucchi (direzione UDC Cesena )


Etica e Politica

Non è bastata la “pubblica” figuraccia rimediata dall’Amministrazione comunale di Cesena, nella persona dell’Assessore Zittignani, riguardo al caso Paresa, dalla quale ci si sarebbe aspettati, come logica conseguenza, le dimissioni di quest’ultima; ma si sa il potere, a qualunque livello, fa gola a tutti.

Ora apprendiamo della decisione del coordinamento dei soci di Romagna Acque di aumentare lo stipendio ai propri amministratori (tutti in quota PD).

In un periodo di crisi, in cui le famiglie tirano la cinghia e molte faticano ad arrivare alla terza settimana del mese; in una città come la nostra in cui le tariffe dell’acqua sono tra le più alte in Italia a fronte di una qualità scadente; in un contesto in cui vengono lamentate difficoltà di bilancio da parte degli amministratori di Romagna Acque, cosa decidono di fare questi ultimi? Di aumentarsi i già lauti stipendi.

Ora ci pare che i due episodi abbiano un comune denominatore: l’assoluta mancanza di attenzione e di rispetto verso la gente concreta, in carne e ossa, per cui dovrebbero invece lavorare i protagonisti di queste due tristi vicende. E’ questa la solita Sinistra salottiera (con contorno di cattolici compiacenti), che a parole si preoccupa della sicurezza sul lavoro e dei bisogni della povera gente, salvo poi dimenticarsi delle persone “reali” che muoiono assurdamente sul lavoro e che fanno fatica a pagare le bollette o le rate del mutuo, dovendo fare i conti con stipendi e pensioni da fame.

Ebbene queste signore e questi signori dovrebbero semplicemente vergognarsi.

Maurizio Fantini


Amici della Musica

Ricorre quest’anno il 30° anniversario dell’Associazione Amici della musica  “Alessandro Bonci”, un sodalizio grazie al quale si deve quel poco di lirica che si riesce a fare nella nostra città, le cui anime sono due personaggi accomunati dalla grande passione per la musica, Giorgio Foschi, il braccio operativo, e Eligio Lucchi, il presidente, non meno impegnato, assieme ai componenti del Consiglio Direttivo, nella continua lotta per il reperimento di fondi e per il contenimento delle spese.

Dalle energie che spendono giornalmente per il buon andamento dell’Associazione si direbbero due giovanotti nel fiore degli anni anche se, come amano dire, in due superano abbondantemente il secolo e mezzo…

La loro sede operativa in Via Aldini, è un museo vero e proprio ma quello che balza subito all’occhio è l’inadeguatezza dello spazio messo a loro disposizione dall’amministrazione comunale, se si considera che in pochi metri quadri devono trovare posto spartiti, registrazioni audio e video, foto, cimeli vari,  oltre all’ufficio vero e proprio per la gestione dei quasi 200 soci e per la realizzazione dei vari concerti al Bonci, nell’ambito delle  “Domeniche in musica”, nei Giardini Savelli e nel chiostro di San Francesco per la rassegna di spettacoli estivi. La loro è un’attività instancabile che non prevede soste nell’arco dell’anno. L’organizzazione di un concerto richiede un grande dispendio di energie per mettere al loro posto tutti i tasselli che lo compongono, dal reperimento dei fondi necessari, alla  ricerca dei solisti e di eventuali loro sostituti nel caso in cui ci fosse qualche defezione, dall’allestimento dei luoghi dove svolgere gli spettacoli, alla pubblicità: tutto passa dalle loro mani con un impegno ed una dedizione che si trova solo in chi fa volontariato a qualsiasi livello.

E’ inspiegabile come non si sia ancora provveduto a dare il giusto peso a questa Associazione concedendogli dei locali più consoni alla loro attività, considerando che il materiale raccolto in decenni di appassionata ricerca costituisce un  patrimonio unico nel suo genere che potrebbe finire in un museo della regione che abbia più a cuore la cultura.

I cimeli che sono stati raccolti sono pezzi unici, irripetibili, che richiederanno mesi di lavoro per essere catalogati e potrebbero richiamare a Cesena tanti appassionati. Solo la cecità dei nostri amministratori potrebbe far perdere alla cittadinanza quella che  costituisce una memoria storica  importante della lirica dall’800 ai giorni nostri.

Le soluzioni non mancano, manca la volontà di arricchire la città, ma se tutto questo materiale dovesse finire fuori da Cesena, sarebbe un errore imperdonabile.

(Nella Foto: Giorgio Foschi)

Bruno Benvenuti (Direzione UDC Cesena)


DEGRADO

Il degrado di via Leonida Montanari è diventato insostenibile. Asfalto dissestato con buche riparate alla meglio, marciapiedi inesistenti o fatiscenti, illuminazione insufficiente, parcheggi selvaggi (anche se regolamentati da strisce blu), arredo urbano fermo agli anni ‘60. A chi abita in questa zona, che una volta era giustamente ritenuta residenziale, stringe il cuore vedere come è ridotta. L’asfalto è rattoppato e mostra tutti i segni di un’usura più che ventennale. I marciapiedi o presunti tali, dato che non sono delimitati da cordoli, sono di terra battuta ricoperta da ghiaia che rende pericolosa la deambulazione di persone anziane o di mamme che portano a spasso i figlioletti con la carrozzina. I parcheggi sono stati distribuiti in maniera caotica con stalli a spina di pesce, alcuni a destra, altri a sinistra e altri ancora paralleli alla strada, tutti rigorosamente a pagamento, con i cassonetti dell’Hera piazzati quasi al centro della via. Non esiste pista ciclabile nel tratto più pericoloso.

L’illuminazione, vecchia di qualche decennio, è insufficiente e parzialmente coperta dalla vegetazione e rende l’idea di una strada di estrema periferia o di campagna. Eppure si tratta di una traversa di Viale Carducci, a pochi metri da Corso Cavour, a ridosso delle vetrine e dei bar più rinomati del centro.

I ciclisti che si avventurano nel tratto compreso tra la Chiesa di Madonna delle Rose e la via Emilia, in entrambe le direzioni, devono circolare al centro della via  e la loro incolumità è minacciata da autobus e autocarri sia per la loro mole che per la loro velocità che non è rallentata, come qualcuno a torto voleva far credere, dalla doppia chicane creata dalle auto in sosta: queste servono solo a limitare la visibilità. Forse si aspetta il morto per correggere questa soluzione ridicola, dettata soltanto da necessità di “cassa”e non, come sostenuto dall’Ufficio apposito, da reali esigenze di viabilità.  Infatti in questo modo si sono ricavati una manciata di posti-auto in più a discapito del decoro e della sicurezza.

Nelle serate di venerdì e sabato i “marciapiedi” sono usati come parcheggi da automobilisti indisciplinati che non si fanno scrupolo di sostare davanti ai cancelli di ingresso delle abitazioni e di lasciare, quando finalmente se ne vanno, bottiglie di birra e di vino vuote, cartacce ed altri rifiuti che rimangono per diversi giorni prima che vengano rimossi.

Non parliamo poi di sensi unici e divieti di circolazione nell’intero quartiere che creano disagi sia ai residenti che alle persone che “pretendono” di entrare in città: sono costretti a compiere percorsi cervellotici degni di un labirinto. 

Se l’attuale amministrazione dovesse essere giudicata dallo stato di abbandonato in cui ha lasciato questa via, dovrebbe pensare solamente di fare “fagotto” e cedere la mano a chi ha più a cuore il decoro di una zona che era ritenuta il “salotto buono” della città. Le tasse, l’ICI, la raccolta rifiuti, la manutenzione delle strade sono pagate dai residenti di Via Montanari come da tutti gli altri cittadini di Cesena: non è ora che parte di queste somme versate venga destinata a risanare questa vergogna cittadina? Chi può risponda per favore!!

(Vedi foto nella sezione Centro Urbano

Bruno Benvenuti (Direzione UDC- Cesena)


UNIVERSITA' E POLITICA

CESENA – Ci si lamenta tanto della cattiva informazione, delle “cose nascoste”, dei “furbetti del quartierino”, ma quando certi comportamenti fanno comodo, per una, due, chissà quante volte, si può anche chiudere un occhio. E’ questo lo possono affermare tanti studenti, di voglia o controvoglia, quando entrando in una delle tante segreterie studentesche, e sono trovano manifesti, spillette e volantini politici.

Stanno accadendo cose strane, il recente clima di tensione instauratosi dopo i provvedimenti del governo in merito alla scuola, si è dimostrato un’ottima copertura per poter far propaganda, anche altamente scorretta. Sì, perché di recente la giunta comunale ha insediato una “Consulta degli studenti universitari del Polo di Cesena”, che avrebbe il compito di raccordare le esigenze dei gruppi studenteschi direttamente col Comune. E fin qui nulla di strano, se non per il fatto che, il Presidente eletto di tale organo consultivo, Tommaso Dionigi, è da anni coordinatore o rappresentante di tali organi studenteschi e, cosa assolutamente grave dal nostro punto di vista, è un candidato consigliere comunale del Partito Democratico. L’UDC di Cesena ritiene che tale comportamento da parte del PD sia assolutamente scorretto, perché l’influenza che questa persona ha su quelle che dovrebbero essere associazioni apolitiche, è enorme. Non si tratta di distribuire volantini nelle aule, si tratta di propaganda all’interno di associazioni sbandierano a più non posso il loro distacco dalla politica e che hanno la piena capacità di soggezione nei confronti di tutti gli studenti. Questa mossa è un vero e proprio esempio di come risulti conveniente “insediare propri uomini” a fini propagandistici e perché no, di controllo delle istituzioni studentesche. Perché è chiaro che se tale Dionigi venisse eletto, come probabilmente avverrà, non sarà altro che un rappresentante della sinistra all’interno delle università di Cesena, non sarebbe più una persona che raccoglierebbe i problemi degli studenti, ma i problemi del Comune. E, guarda caso, questo comune ultimamente senza il contributo enorme delle associazioni studentesche, ad esempio, a stento sarebbe stato in grado di organizzare la propria notte bianca. Gli interessi ci sono, eccome se ci sono, e il danno arrecato è enorme. A questi atteggiamenti l’UDC non può far finta di non vedere, e farà ferrea opposizione, ad ogni costo.

 

Danilo Fulminis (Segretatio UDC Cervese Nord)

 


 

SCUOLA: chi la tocca muore!

 

Lo splendido isolamento in cui si è ed è stata cacciata da oltre un decennio rischia di portarla verso un decadimento irreversibile; sale agli onori della cronaca solo per fenomeni di bullismo che lì si consumano, per anomali comportamenti di alcuni insegnanti e per la sempre più scarsa considerazione che occupa in Europa.

Bisogna invertire questa deriva e ridare alla scuola il ruolo che le compete: luogo di formazione, istruzione, ma primariamente di educazione delle giovani generazioni, che sono il futuro di ogni Paese.

Un processo di razionalizzazione e di rinnovamento si impone, così come si impone una riforma di alcuni aspetti dell’attuale assetto scolastico attraverso un serio confronto fra le componenti del mondo scolastico, le istituzioni e le famiglie. Lo ha fatto presente lo stesso presidente Napolitano in occasione dell’apertura dell’anno scolastico: “Scelte coraggiose di rinnovamento: non sono sostenibili posizioni di pura difesa dell’esistente”.

Gli sprechi non sono più tollerabili e sono incompatibili con il raggiungimento di risultati positivi, per cui ben venga la razionalizzazione della rete scolastica, l’applicazione della legge sull’autonomia, che prevede il dimensionamento di presidenze e segreterie nelle scuole che hanno meno di 500 alunni, la definizione degli organici in base all’entità della popolazione scolastica con riguardo alle esigenze degli alunni disabili, alla densità demografica delle Province, alle caratteristiche geo-morfologiche dei territori, parametri che ci sembrano   degni di tutto rispetto. Un altro aspetto qualificante del decreto e di vero aiuto alle famiglie è quello riguardante la durata dei libri di testo (non meno di 5 anni), vero salasso per le finanze delle famiglie.

Pensiamo che sia necessario anche procedere ad una riforma vera e propria della scuola, capace di darle vitalità, slancio e modernità, mettendola così in grado di affrontare le sfide del futuro.

Siamo assolutamente convinti che un atteggiamento preconcetto e attaccato più ad interessi di bottega  che non ad un serio rilancio di questa fondamentale istituzione sarebbe deleterio e perciò assolutamente da evitare se si ha veramente a cuore il bene del Paese.

Si è parlato, spesso a vuoto, dell’integrazione dei bimbi stranieri nella scuola italiana, integrazione che un moderno paese democratico deve saper promuovere e realizzare, ma come tutte le cose va governata e non solo enunciata. Il primo passo per integrarsi è capirsi, poter comunicare, solo così si può “far parte”, perciò riteniamo che siano necessari momenti di aiuto alla comprensione della lingua italiana per i bimbi che non la conoscono, perché capirsi è utile per accogliere ed essere accolti.

L’altra grande ammalata è l’università, che va salvata dal declino in cui si è avventurata con la razionalizzazione dei corsi di laurea, per non creare dei disoccupati sicuri e rendendo più trasparenti gli accessi alle cattedre. Le risorse devono servire ad incrementare la vera ricerca e ad aiutare gli studenti meritevoli, indipendentemente dai loro mezzi economici.

Non bisogna dimenticare lo stato in cui si trova l’edilizia scolastica e la scarsità cronica di laboratori e strumentazioni didattiche.

La scuola italiana difetta in qualità, trasparenza e meritocrazia: occorre provvedere subito.

 

                                                                                              UDC - Cesena

 


 

Nel nostro Paese la scuola è un tabù

Nel nostro Paese la scuola è un tabù: non si permette che essa possa essere oggetto di valutazione, di verifica, di aggiustamento, di cambiamento e se qualcuno ha l’ardire di cambiare  qualcosa, la risposta è sempre la stessa: scioperi, occupazione, caos.

Avrà una sua motivazione questo storico atteggiamento, che non ha risparmiato nessun ministro, di qualsiasi partito!

Analizzare lo stato di salute della scuola è non solo lecito, ma doveroso, visto il ruolo che l’istruzione ha o dovrebbe avere in uno stato moderno!

Che essa attraversi un momento di grande debolezza e crisi è un fatto, dimostrato anche dal suo collocamento agli ultimi posti fra i Paesi europei; chi ha fatto esperienza personale o attraverso i figli dell’organizzazione e gestione scolastica non  ne trae valutazioni senza ombre; che su di essa si costruisca parte del nostro futuro è noto a tutti; che sia necessario invertire questa tendenza negativa è indispensabile, per cui occorre togliersi dagli occhi ogni velatura ideologica e pretendere una corretta informazione se si vuole veramente aiutare l’istituzione scolastica ad uscire dalle attuali secche.

Il ministro dell’istruzione ha avuto il coraggio di sollevare il velo e di intraprendere un difficilissimo cammino  di razionalizzazione delle risorse scolastiche, dimostrando di avere fiducia nella scuola e nella sua capacità di modernizzarsi in una società che si è radicalmente trasformata.

Riguardo alla valutazione siamo d’accordo che debba esprimersi in decimi, così come condividiamo il ritorno alla funzione educatrice della scuola anche attraverso la valutazione del comportamento individuale in tempo scolastico. Non ci si può lamentare ogni giorno, da anni, per le aggressioni, le intolleranze e gli atti di bullismo che accadono a scuola e poi non far seguire nulla alle sterili, quotidiane lamentazioni. Occorre insegnare che esistono anche i doveri, che la libertà personale si deve coniugare con quella degli altri, che fare il proprio comodo non è un diritto, ma un abuso. Gli insegnanti devono potersi riappropriare del ruolo che loro compete sia attraverso la loro personale autorevolezza sia con gli strumenti che l’istituzione scolastica mette loro a disposizione. La meritocrazia, poi, è un valore che è necessario reintrodurre, consapevoli che non siamo tutti uguali, ma che dobbiamo avere tutti le stesse occasioni.

Il ritorno al maestro unico nelle ore del tempo di scuola obbligatorio lo riteniamo positivo e ci preme ricordare che la scelta dei moduli fu dettata anche da ragioni di occupazione.

La razionalizzazione della spesa è anch’essa positiva, tanto più in tempi così difficili come l’attuale.

Ci sono 10.000 scuole che hanno meno di 50 alunni e costano il doppio delle altre che ne hanno più di 100 e lì è d’obbligo razionalizzare. La rete delle scuole sul territorio è più capillare di quella delle caserme dei Carabinieri! Essa è stata concepita dopo l’Unità d’Italia e sviluppata nel dopoguerra; oggi deve essere adeguata alla luce delle infrastrutture e di tutti quei cambiamenti che hanno caratterizzato lo sviluppo del Paese, il flusso migratorio, ecc.

Occorre verificare perché ci sono 16.000 scuole elementari e 7.000 scuole medie, dal momento che chi esce dalla primaria deve entrare alla secondaria di primo grado; perché non si  è dato corso alla legge (del 2000?) sul dimensionamento delle presidenze e uffici amministrativi in quegli istituti che avevano meno di un certo numero di iscritti; perché il tempo prolungato nella scuola media è organizzato per 433.000 alunni, ma sono solo 323.000 quelli che ne usufruiscono, per cui i restanti 110.000 alunni sono in classi solo in modo fittizio a tempo prolungato, cosa che corrisponde a 6.500 cattedre non giustificate (rilevazioni integrative del MIUR sulle fasce orarie di frequenza) e alla luce del fatto che tale domanda fra le famiglie è in diminuzione.

Negli Istituti Superiori con orario settimanale elevato le ore possono essere ridotte a 45-50 minuti (circolare del 1979) senza che i docenti delle classi interessate recuperino le ore non lavorate ma regolarmente retribuite. Si stimano i 6-7 milioni l’anno tali ore non lavorate, per un importo compreso fra i 200-245 milioni l’anno (TUTTOSCUOLA, Roma 11 settembre 2008).

La rivista della scuola stima che siano possibili i seguenti risparmi: 250 milioni da un’applicazione corretta dei parametri di dimensionamento; 700 milioni da razionalizzazione dei punti di erogazione del servizio; 240 milioni da una rigorosa applicazione del tempo prolungato; 210 milioni per ore pagate e non lavorate nella scuola superiore.

Questi dati fanno meditare, soprattutto perché si tratta di denaro pubblico e perché Pantalone ha i nostri volti!

Occorreva intervenire molto prima, ma meglio tardi che mai!

La scuola ha bisogno di linfa vitale per non soccombere al conformismo e all’inerzia e di quei cambiamenti che le permettano di accettare le sfide del Terzo Millennio.

 

Direzione UDC Cesena


Il 15 Novembre 2008 alle ore 18:30

Nella Chiesa di San Bartolo a Cesena

Messa in suffragio di

LUCA VISANI

ad un anno dalla sua tragica scomparsa


 

Festa Della Famiglia

(Riflessi fotografici)

Il palco al completo con l'On Casini, il moderatore Zanotti, l'On Santolini e il Segretario Provinciale Pasini

 

L'On. Casini durante il suo intevento

 

L'intervento di Andrea Pasini, Segretario Provinciale

 

Pubblico assai attento e qualificato

 

Per i più piccoli, spettacolo di Burattini.....

 

.....seguito con interesse dagli spettatori.

 

Giochi gonfiabili per i bimbi più "sportivi"

 

Esibizione di una giovanissima pattinatrice

 

La festa ha visto la partecipazione di molti giovani

Festa Della Famiglia

Invito per tutti gli amici e i simpatizzanti e per tutti coloro che vogliono passare un pomeriggio diverso dal solito

 

 

 


Notte Bianca

Per fortuna fra pochi giorni avremo un’altra nottata bianca! Ci vergogniamo  un po’ a dirlo, ma ne sentivamo proprio il bisogno! vedere tutti quei bei ragazzi che girano per la città con il bicchiere di vino o la bottiglia di birra in una mano e nell’altra la sigaretta (e magari in tasca una bustina  di roba o una pastiglietta ) sono una delizia per gli occhi di mamma e di nonna.

E si, perché non basta che  i nostri giovani già  per conto loro organizzino  notti da sballo;  è giusto che anche l’Amministrazione Comunale si occupi e si preoccupi di tenere per strada, nottate intere, i nostri figli con grande soddisfazione dei venditori di alcool e di fumo.

Poiché siamo un po’ curiosi, in occasione delle varie notti bianche e rosa abbiamo provato a seguire  i movimenti della gente  che si era riversata per le vie della città e, per quanto ci siamo sforzati, non siamo riusciti a cogliere interesse per gli spazi “Culturali”, abbiamo visto, invece, vero interesse per gli abbeveratoi dove naturalmente si accalcava la “meglio gioventù”.

Però, ci siamo detti, come fa “in” stare sotto i portici, in strada  o sulla pubblica piazza  con il bicchiere in mano e la sigaretta in bocca! quasi quasi veniva voglia anche a noi di fare la stessa cosa; si sa com’è , lo fanno tutti………

E i bambini? Loro sono li per vedere  e imparare, l’educazione ha la sua importanza!

E.. non si  potrebbe organizzare qualcosina di “frizzante” anche per quelli che non sono più in tenera età ?

Che cosa sarà mai se al risveglio del mattino dopo, quelli che di notte vogliono solo dormire trovano le strade piene di vomito, urina, sporcizia, fetore; questo è il risultato di una notte di sana cultura organizzata dall’Amministrazione Comunale con i loro soldi di contribuenti.

E le famiglie a casa come se la passano? Forse qualche problema in giro c’è. Ma il Sindaco, poveretto, non dovrà occuparsi anche di questo, una notte bianca ha già procurato le sue stanchezze!

Noi però su questa questione vogliamo soffermarci e dire la nostra  perché quei figli sono i nostri figli e, se è vero come è vero, che essi costituiscono il patrimonio della nostra comunità una domanda viene d’obbligo: la questione educativa non dovrebbe essere una delle principali  preoccupazioni del Sindaco o di chi per lui? E se pretendessimo che si facesse buon uso dei nostri soldi e si incominciasse a fare veramente fronte all’emergenza educativa?

Chi ha voce e coraggio batta un colpo!

Franca Lucchi (Direzione UDC di Cesena)

Cesena 18 settembre 2008

 


Cesena , 8 settembre 2008

 A proposito di primarie....

Non è nostra intenzione mettere il naso negli affari altrui e se così venisse interpretato ce ne scusiamo anticipatamente, ma anche a noi siano concesse alcune considerazioni, a voce alta, su quanto ci accade intorno.

La città, dopo tanto chiacchiericcio,  attende queste famose “primarie” del PD e qualche malizioso le attende  soprattutto  per misurare la così conclamata democrazia nella scelta dei candidati e il tanto conclamato “spazio “ riservato alle donne.

Per essere sinceri anche noi siamo un po' curiosi. Dato che il PD vanta, fin dal tempo del PCI, il maggior numero di militanti donne, speravamo proprio che in questo momento di grande innovazione all'interno del “nuovo” partito, una donna avrebbe potuto avere la possibilità di presentare (con buona pace di tutti!) la propria candidatura per la carica di Sindaco di Cesena.

Eh si, perché dalle nostre parti le donne sono un poco più schive e sottomesse ai loro mariti, tutte casa e chiesa,  meno abituate a dibattere le loro questioni pubblicamente, a contrastare il potere del maschio a difendere i loro spazi e così via....

Ci era parso di capire che la Ines fosse intenzionata a farsi avanti, del resto ci pareva avesse tutte le carte in regola: ha studiato, ha lavorato fuori della quattro mura domestiche, ha messo al mondo i figli e li ha cresciuti, si è occupata di una famiglia, ha militato nel partito, ha ricoperto cariche pubbliche con la dignità di un maschio (direbbero i conservatori), conosce meglio Gramsci di Gesù Cristo e non ci sembra abbia mai filato dietro al Vescovo o al Papa (un po’ di buona coerenza non guasta!) prova a chiamare le cose con il loro nome, prova a mettersi in  relazione anche con il mondo che non le appartiene, garantisce tutela e rispetto per i valori fondamentali della vita e delle relazioni umane; eppure è titubante!

Cosa la trattiene  dallo sciogliere le riserve? Proviamo a fare una botta di conti: se lei temporeggia vuol dire che i vertici del partito  non la sostengono e allora la base che farà? Poiché in democrazia il  voto è libero e segreto, se le donne del PD,  che sono numericamente superiori agli uomini e da sempre autonome da essi,  decidessero “un colpo di partito”, smettessero di subire il fascino del maschio a favore di un interesse di parte e votassero compatte una candidata donna,  con il solo voto delle donne, la Ines avrebbe  già superato la prova delle primarie. 

Non ce ne voglia il signor Paolo del quale sentiamo parlare da moltissimi anni quale possibile sindaco di Cesena e che, per quanto si apprende dalla stampa, sembra avere imparato bene la lezione, ma  che bella cosa un'alternativa, anche dal centro sinistra,  per la nostra città! Rimaniamo in fiduciosa attesa e auguriamo buon lavoro!

 

Franca Lucchi (Direzione UDC – Cesena)

 


 

 

Invito

PER INFORMAZIONI

Segreteria Provinciale UDC - Forlì - a.pasini99@virgilio.it

PROGRAMMA

(CLICCA SU PROGRAMMA PER VISUALIZZARE TUTTE LE INIZIATIVE DELLA FESTA)


Lunedì 19 Maggio ore 21.00 -

Palazzo del Ridotto (palazzo del Capitano)

Alessandra Borghese

presenterà il suo ultimo libro


"Lourdes"

scritto in occasione dei 150 anni dalle apparizioni della
Madonna. Nel mese di Maggio, dedicato alla Madonna,
è una buona occasione da non perdere.


NON SIAMO IN VENDITA!!
(di Giorgio Fiori)

L’onnipresente Paolo Lucchi, apparentemente l’unico esponente “di spicco” del PD cesenate addetto alle pubbliche relazioni, nell’intervista a “Salotto blu” su Videoregione, ripresa dalla stampa locale, afferma di voler avviare, in vista delle prossime Amministrative, un dialogo con l’ UDC.

Innanzitutto vorremmo chiarire che la sigla “UDC”,  almeno a Cesena, non è l’acronimo di “Unione di Centro”, cartello elettorale che ha corso autonomamente alle scorse politiche e che ha avviato un cammino che dovrebbe sfociare in un nuovo soggetto politico, bensì quello di “Unione dei Democratici Cristiani e Democratici di Centro”, partito strutturato con organi democraticamente eletti e radicato nel nostro territorio.

E’ curioso apprendere da interviste giornalistiche di essere oggetto di particolari attenzioni da parte del PD cesenate; utilizziamo perciò lo stesso strumento mediatico per ribadire la nostra posizione. La collocazione dell’ UDC nel Partito Popolare Europeo ci porta naturalmente ad essere alternativi, idealmente e programmaticamente, al PD, che si riconosce (non senza contrasti interni) nella cultura politica dei Socialisti Europei. Respingiamo dunque il tentativo di confondere e disorientare il nostro elettorato paventando possibilità di accordi; il nostro partito sta lavorando e si adopererà con il massimo impegno per una alternativa all’attuale amministrazione di sinistra-centro, non per meri motivi ideologici, ma in quanto portatori di una identità e di una visione culturale e programmatica diverse da quelle espresse dal PD. Il fatto di voler perseguire un confronto serio e costruttivo tra maggioranza ed opposizione per il bene supremo della nostra Città, non deve essere scambiato per disponibilità a venire a patti o mercanteggiare: a Cesena non siamo in vendita, ma rivendichiamo la nostra autonomia e la nostra visione del rapporto con la Città, assai diversa da quella della Sinistra.

Noi riteniamo che il sistema di potere instauratosi a Cesena ormai da quaranta anni ad opera della Sinistra sia un “vulnus” per la democrazia: occorre creare le condizioni per una sana alternanza, al fine di superare l’attuale fase di ingessatura nella gestione del governo locale e conseguente paralisi ed asfissia nel dibattito politico. Vogliamo essere al centro, farci promotori di questa alternativa per dare alla Città nuove possibilità di crescita e sviluppo democratico ed ideale.

La preferenza di Lucchi per alleanze modello “Unione” (che ha fatto tanti danni all’Italia per poi essere sonoramente bocciato dagli elettori), dimostra paura, incertezza, mancanza assoluta di coraggio (quello che magari manifesta Cofferati nel dire che il PD deve andare da solo); è la solita vecchia politica finalizzata al mantenimento del potere a danno degli interessi della gente. Di questo pensiamo dovrebbero riflettere i cattolici che fino ad ora hanno sostenuto il PD anche a livello locale, e gli amici dell’ Italia dei Valori, che sono stati pressoché ignorati da Lucchi nell’elenco dei soggetti politici con cui dialogare. Le primarie da lui auspicate ci sembrano il classico “contentino”;  la “gara” sarebbe impari tra un candidato già scelto da tempo dal PD ed altri, indicati dagli alleati, che non avrebbero alcuna possibilità di competere.

Giorgio Fiori - Segretario comunale UDC - Cesena


 

              Riflessioni sulle elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008
(
di Maurizio Fantini*)

* Responsabile della comunicazione dell'UDC di Cesena    

La recente tornata elettorale ha fatto registrare, innanzitutto, la tenuta democratica del Paese: gli italiani sono andati a votare, nonostante l’antipolitica dilagante e il rischio dell’astensionismo, manifestatosi, invece, in forma molto ridotta.

La martellante “campagna” per il presunto “voto utile” ha sortito pienamente gli effetti sperati; la maggioranza degli italiani ha così preferito votare i partiti delle due coalizioni maggiori. Ne hanno beneficiato a guardar bene solo Lega e Italia dei Valori, cioè i partiti “apparentati”, mentre il PDL (cartello elettorale ancora lungi dall’essere un partito) ha segnato il passo e il PD è stato salvato dal voto della sinistra radicale (concesso magari “turandosi il naso” e all’insegna del “prima di tutto battere Berlusconi”).

La sinistra e la destra estreme sono scomparse dalla scena parlamentare e questo non può che destare preoccupazione, tra politici responsabili, per la mancata rappresentanza di una parte rilevante di elettorato, che potrebbe alimentare una opposizione di piazza non certo utile per il Paese.

L’unica forza politica che non è stata cancellata dallo tsunami elettorale, a dispetto dei sondaggi veltrusconiani, è stata l’ UDC. Anche grazie all’alleanza elettorale con la Rosa per l’Italia, il nostro partito ha raccolto consensi nell’area dei cattolici che prima si riferivano alla Margherita, ma ha anche dimostrato un radicamento nell’elettorato tradizionale dell’area di centrodestra, il quale crediamo abbia apprezzato la scelta di “centro”, coerente con la nostra storia ed identità di partito moderato, riformista, laico e di ispirazione cristiana, in perfetta linea con la posizione dei popolari europei. Noi riteniamo di avere rappresentato, in questa tornata elettorale, l’unica vera novità nel panorama politico: una proposta fortemente identitaria, una idea dell’impegno politico come responsabilità verso la nazione e per il bene comune, una idea di partito come strumento di partecipazione politica per la gente, non il comitato elettorale del leader o il partito multimediale dagli effetti speciali.

E’ errato affermare, come fa la Lega, che questa legge elettorale, che noi continuiamo a definire pessima, abbia funzionato; in realtà gli italiani si sono dovuti adeguare ad essa e solo perché un paio di partiti ne hanno tratto vantaggio, ci sembrerebbe una mancanza di serietà dei maggiori partiti verso gli italiani il venir meno all’impegno di cambiarla, superando almeno l’abominio delle liste bloccate, decise e calate dall’alto.

Con un proporzionale “alla tedesca” avremmo avuto lo stesso risultato in termini di semplificazione nel numero dei partiti, ma con il vantaggio di dare voce alle diverse identità politiche presenti nel Paese.

Nella nostra città l’ UDC ha raggiunto il risultato (in percentuale) migliore di tutta la regione ed è in linea, se non leggermente superiore, al dato nazionale. Ciò pensiamo vada ascritto alla conduzione della nuova segreteria comunale del Partito, che ha dato priorità al dialogo con la nostra base, promuovendo incontri nei Quartieri, nelle sezioni, ricercando il contatto con la gente, nell’ottica di una rivitalizzazione delle strutture periferiche del partito, utilizzando il metodo della collegialità e condivisione dei momenti decisionali. La flessione in termini percentuali e di voti è stata contenuta e il partito ha dimostrato una “tenuta” frutto di una presenza e di un radicamento nella nostra realtà che data dalla implosione della DC, agli inizi degli anni ’90.

In particolare, alla luce delle elezioni amministrative ormai alle porte, ci sembra di primaria importanza che i cattolici cesenati possano trovare una ampia convergenza per poter esprimere una valida e credibile alternativa all’attuale Amministrazione, basata non su pregiudizi ideologici, ma su una visione della gestione della “cosa pubblica” ispirata ai valori legati alla nostra identità, che sono valori laici come la ricerca costante del bene comune, la sussidiarietà e quindi il rispetto verso la società, i corpi intermedi e le persone, che vengono prima delle istituzioni,  la trasparenza e il rispetto delle regole, la solidarietà verso i più deboli, la partecipazione.

E’ pur vero che i cattolici oggi sono presenti legittimamente in varie forze politiche, ma diffidiamo dei “teorici” della diaspora; soprattutto in ambito amministrativo, ci pare utile per la nostra città  la ricerca di una ampia convergenza e unità di azione.

E per questo lavoreremo nei prossimi mesi.

Consultate, nelle pagine dedicate ai quartieri i risultati delle singole sezioni.

Risultati comune di Cesena - Camera

Dati forniti dal Comune di Cesena

Risultati comune di Cesena - Senato

Dati forniti dal Comune di Cesena

                 

 


SPECIALE   TV

GIANLUCA GALLETTI

ILLUSTRA IL PROGRAMMA

DELL'UNIONE DI CENTRO 

TELEROMAGNA  

MERCOLEDI' 09/04/2008 ORE 9:00

GIOVEDI' 10/04/2008 ORE 16:30

VENERDI' 11/04/2008  ORE 00:50


30 MINUTI CON....

"CENTRO ANCH'IO"

TELEROMAGNA

MERCOLEDI' 09/04/2008 ORE 08:15

MERCOLEDI' 09/04/2008 ORE 18:00

 


 

Cara/o amica/o,

                         come saprai, la nascita all’inizio dell’anno della Rosa per l’Italia (nel linguaggio comune Rosa Bianca) ha contribuito a far scrivere sulle pagine di “Famiglia Cristiana” che nel nostro Paese “il Centro ora c’è, e ridefinisce le posizioni politiche”.

I fondatori Pezzotta, Tabacci, Baccini ed Ubaldi, oltre a scegliere la strada più scomoda di non stare in nessuno dei due schieramenti, e quella più sensata di ricercare delle convergenze con l’Udc (che - sganciatasi dal centrodestra - aveva scelto di rappresentare anch’essa l’area riformatrice moderata) con questa nuova presenza ripropongono la domanda di come stare da cattolici in politica, nel tempo del  condivisibile pluralismo delle opzioni.

La decisione è stata quella di impegnarsi per far tornare ad essere significativa la presenza del cattolicesimo popolare e sociale, uno dei patrimoni più fecondi costruiti dalla comunità cristiana italiana fin dall’Ottocento. Anche se ciò può essere scomodo per chi da anni persegue l’obiettivo della semplificazione e della schematizzazione politica: destra/sinistra, amico/nemico.

Tutti noi che abbiamo aderito siamo altresì convinti che una presenza politica organizzata con chiari riferimenti d’ispirazione può, se agisce con coerenza, rappresentare, anche per i cattolici e gli uomini di buona volontà che militano in altre formazioni politiche, un punto di confronto per realizzare una trasversalità virtuosa, che persegua il Bene Comune, tuteli la vita in tutte le sue fasi, dal concepimento sino al suo termine naturale, presti la dovuta attenzione alla famiglia e ai più deboli.

Fra le prime iniziative che intendiamo realizzare sul nostro territorio, chiamando al confronto le diverse Associazioni del laicato cattolico,  ti proponiamo una riflessione su

   POLITICA E VALORI 

in una

  Pubblica Assemblea

 

giovedì 10/4/2008 ore 20,45

 

 presso la

Sala “Einaudi” della Banca Popolare dell’Emilia Romagna,

Piazzetta Einaudi, 6 – Cesena

(Traversa di Corso Sozzi)

 Relatore:

 Don Bruno Fasani

Giornalista e opinionista televisivo

 


 

"Speciale Economia"
condotto dagli Onorevoli:

Bruno Tabacci - Elvio Ubaldi - Gianluca Galletti

in onda su

Teleromagna

Venerdì 4 aprile 2008 ore 21:30

Sabato 5 aprile 2008 ore 11:00

Lunedì 7 aprile ore 15:30


30 minuti con:

Senatore Mauro Libè e Maria Grazia Bartolomei

sul tema

"Fare centro"

in onda su

Teleromagna

Sabato 5 aprile ore 18:00

Sabato 5 aprile ore 23:00

Lunedì 7 aprile ore 13:15

 


LUCA VOLONTE'

sarà ospite di

Teleromagna

per una serie di "Speciali"

nei seguenti giorni:

31 Marzo 2008 alle ore 21:00

01 Aprile 2008 ore 23:30

02 Aprile ore 10:20


 

Bus Ecologici a Cesena

Liberiamo l'aria!! Questa foto dimostra l'assoluta efficacia dei filtri antiparticolato di cui sono dotati i Bus dell'ATR che circolano a Cesena. Per fortuna che, come è scritto chiaramente, è ecologico!!! Ma lo sanno che a Ravenna, Bologna, Reggio Emilia e Parma vanno a gas naturale e che esiste anche il metano?


 

Passaggi in TV dell'evento TABACCI-UBALDI

 

Giorno

Ora

Emittente

Evento

 

 

15/03/2008

21.35

R1 TV

Tabacci a Forlì

 

 

15/03/2008

23.25

R1 TV

Tabacci a Forlì

 

 

15/03/2008

23.45

Videoregione

Tabacci a Forlì

 

 

16/03/2008

20.35

Videoregione

Tabacci a Forlì

 

 

16/03/2008

22.15

Canale 11

Tabacci a Forlì

 

 

17/03/2008

9.25

Canale 11

Tabacci a Forlì

 

 

18/03/2008

20.00

Teleromagna

Tabacci e Ubaldi a Forlì e a Cesena

20/03/2008

10.00

Teleromagna

Tabacci e Ubaldi a Cesena

 

21/03/2008

19.45

Teleromagna

Tabacci e Ubaldi a Cesena

 

 


 

Unione di Centro

Carissimi amici,

a nome della Costituente di Centro, rivolgiamo un appello ai "LIBERI E FORTI": ai cattolici democratici, ai laici repubblicani, liberali e socialisti moderati, accomunati nei valori e nel vissuto quotidiano, espressione di un comune senso civico che seppe coniugare, nel passato, coesione sociale, libertà di iniziativa e gli interessi del ceto medio con la solidarietà e la sussidiarietà.
Dopo aver vissuto una stagione politica di infinita transizione del bipolarismo, si sta per approdare al bipartitismo e per questo riteniamo invece di doverci impegnare affinché nel nostro Paese vengano rilanciate le varie opzioni culturali e politiche capaci di interpretare la complessità della società italiana. Si tratta quindi di ricostruire un "Centro Politico" che dia risposte di garanzia alle questioni etico-sociali nonché ai problemi dei redditi familiari e al futuro dei giovani che sono sempre più insicuri a causa della precarietà dei posti di lavoro e dei bassi salari percepiti.

Ti invitiamo pertanto alla pubblica manifestazione che si terrà

VENERDI' 14 MARZO ALLE ORE 20:30
PRESSO LA SALA DELLA BANCA DI CESENA - VIALE BOVIO, 72 - CESENA

Interverrà

L'On. BRUNO TABACCI

 

sul tema:

UNA DEMOCRAZIA PARTECIPATA  DAL BASSO PER LA STAGIONE DEI DIRITTI E DEI DOVERI.

 

 

   La ROSA BIANCA                                                                                                                           U.D.C
   Libertà e Solidarietà


Dichiarazione di mons. Antonio Lanfranchi, in qualità di commissario CEI per l’evangelizzazione, ripresa da un noto quotidiano nazionale:

 “Dopo l’accordo con i Radicali e la decisione di candidare Veronesi, è purtroppo reale il pericolo di una deriva laicista del PD. Non si capisce proprio come, dentro uno stesso partito, si possano conciliare le istanze cattoliche con anime così diverse, soprattutto su questioni delicate come i valori non negoziabili ed eticamente sensibili della salvaguardia della famiglia e della vita.” Gli elettori hanno “il diritto di capire” come si pone il PD su questi temi.

“Introiettare “testimonial” antiecclesiali che hanno sempre fatto battaglie contro i valori cristiani mina la futura azione di governo. Non è come l’economia o i temi sociali. Non si può negoziare sulla vita. E quindi l’elettorato cattolico di fronte a un programma complessivo di un futuro governo non lo troverà congruente con la sua visione di vita, con il Vangelo.”

____________________  

La presa di posizione del nostro Vescovo, riportata recentemente da un quotidiano nazionale ed in linea con il pensiero dei vertici della CEI, suona sicuramente molto severa nei confronti del PD e non può non suscitare una riflessione da parte dei cattolici che militano o sono vicini a quel partito. Essa non va certo interpretata come un pronunciamento di tipo “partitico” da parte della  gerarchia ecclesiale italiana, come ha poi precisato lo stesso Vescovo successivamente.

Ciò premesso, non possiamo esimerci dall’osservare la fondatezza “politica” di questo giudizio.

Il progetto iniziale del Partito Democratico era quello di sganciarsi dalla sinistra radicale e liberarsi dai condizionamenti dei partiti minori, rinnegando di fatto quello che Prodi (attuale presidente dello stesso partito) e compagni andavano dicendo nella campagna elettorale di due anni fa, chiedendo il voto per l’Unione; essa conteneva tutto ed il suo contrario; oggi i suoi leader, gli stessi di allora, ammettono di aver sbagliato tutto e preferiscono correre da soli! Ben venga l’autocritica, ma ultimamente le cose si stanno ingarbugliando e il PD torna a somigliare moltissimo all’Unione che fu (togli Bertinotti, metti Pannella e Veronesi). Insomma siamo alle solite: si fa un programma generico, senza menzionare gli argomenti scottanti e di fondamentale importanza per chi ha una precisa idea di uomo e di società (famiglia, libertà di educazione, bioetica), e questo per evitare che emergano subito (prima del voto) quelle contraddizioni che inevitabilmente scoppieranno passata la campagna elettorale. Noi diciamo che tutto ciò è l’ennesima presa in giro nei confronti del popolo, visto solo come serbatoio di voti, e certamente non costituisce una risposta positiva alla sacrosanta richiesta di una politica più vicina alla gente. In particolare ci sembra che l’appello della Chiesa italiana ai cattolici sia quello di una assunzione di responsabilità in politica non tanto e non solo per difendere un patrimonio di impegno civile ed istituzionale, che è stato fondamentale per la storia del nostro Paese, ma soprattutto per contribuire ancora alla ricerca del bene comune a partire dalla nostra cultura ed identità, cui non possiamo rinunciare.

Per questo siamo convinti che molti sosterranno la proposta politica dell’ UDC, che non vuol essere il partito dei cattolici o tanto meno di quelli più “coerenti”, ma che si concepisce come uno strumento, per laici e cattolici, di “partecipazione” alla costruzione di un progetto di governo del Paese a partire da un programma fondato sui valori in cui crediamo. Noi non abbiamo i ”sogni” di Kennedyana memoria alla Veltroni (retorica melensa, effetti speciali); cerchiamo di stare con i piedi per terra, attaccati alla realtà, convinti che la politica non faccia la felicità delle persone, non possa risolvere tutti i loro problemi, ma costituisca uno strumento per la libera espressione della società civile, nelle sue varie articolazioni, secondo il principio di sussidiarietà, con l’alto senso dello Stato e delle istituzioni che contraddistingue la nostra cultura politica. Vogliamo “sfidare” il PD e il PDL sulle cose concrete, visto che i loro cosiddetti “programmi” sono  nient’altro che generiche dichiarazioni d’intenti, molto simili tra  loro, e su questo chiedere il consenso del popolo, che non è affatto “bue” ma capace di giudicare e scegliere.

Maurizio Fantini - Comitato comunale UDC-Cesena


L’intervento di Paolo Lucchi al recente congresso comunale del PRI di Cesena si presta ad alcune considerazioni.

Il consigliere regionale del PD, che molti indicano come prossimo candidato del centrosinistra alla successione di Conti, ci ha non poco deluso: egli dovrebbe impersonare la “novità” nel panorama politico della sinistra locale: più moderazione, più apertura e sintonia con il mondo produttivo e imprenditoriale, più pragmatismo, meno ideologia. Al contrario, egli mette in bella mostra tutta la sua appartenenza alla “nomenclatura” del suo partito (PDS prima e DS poi), mettendo in luce i soliti “vizi” della classe politica che ci amministra ormai da lunghi decenni.

Intanto il solito complesso di arrogante superiorità che lo porta a dare lezioni di “vera cultura amministrativa” e di “senso delle istituzioni non urlato” (noi non “urliamo” e, molto umilmente, mettiamo in campo i nostri ideali, le nostre idee, le nostre competenze, la voglia di stare in mezzo alla gente con passione e ragionevolezza).

Egli poi dipinge, con la solita trita retorica, l’Emilia-Romagna, e la nostra città in particolare, come il paese dei balocchi, dove tutti i problemi sarebbero stati risolti: il sistema della viabilità è delineato (mentre Cesena vive continuamente nel caos causato dalle pessime e devastanti scelte dell’Amministrazione), un sistema imprenditoriale di alto livello (come se fosse merito dell’Amministrazione e non invece di imprenditori intelligenti e capaci, che operano in condizioni di disagio, in un clima non certo favorevole, specie per i giovani che vogliano fare impresa). Insomma ci pare che la realtà, al di fuori della retorica di Lucchi, sia decisamente diversa; su questo concordiamo con le osservazioni di Ugolini e Guidazzi quando affermano che al contrario viviamo in una città chiusa, dove molte potenzialità rimangono inespresse, soffocate dalla gestione verticistica e oligarchica del potere.

E’ vero, non partiamo dall’anno zero; non diciamo che tutto quanto è stato fatto in questi decenni sia da buttare. Crediamo però sia arrivato il momento di un salto di qualità, nella continuità, senza distruggere, ma per costruire in positivo una reale prospettiva di crescita per la nostra città.

Per questo occorre che forze moderate, laiche e cattoliche (senza ulteriori aggettivi) si incontrino, ragionando di politica (come si faceva una volta), confrontandosi a viso aperto, a partire dalla propria identità culturale (il dialogo più fecondo nasce non dall’annacquamento e dall’omologazione, ma dal confronto tra identità forti, consapevoli che queste non sono un fine, ma un mezzo per arrivare a sintesi condivise per il bene comune), aprendosi al confronto reale con la gente, col mondo economico e produttivo, rendendo il Comune veramente una “cosa di tutti”. Occorre superare i vecchi schemi destra-sinistra, laici-cattolici, riformisti-reazionari; anche la politica nazionale, come quella europea, ne stanno prendendo atto. I vecchi cliché ideologici vanno messi da parte; il confronto deve avvenire sulle ragioni politiche, sui programmi, approfondendo, come un bene inestimabile, la propria identità culturale, per arrivare a sintesi alte che diano risposte ai problemi reali della gente. Ci vuole uno scatto di tensione ideale per risvegliare il clima asfissiante di questi tempi.

 

Maurizio Fantini

Comitato comunale UDC-Cesena

 

 


Da: Il resto del Carlino del 24-01-08:

RIQUALIFICAZIONE URBANA LIFTING PER MARCIAPIEDI, ASFALTO E LUCI

Madonna delle Rose torna sotto i ferri: il nuovo look richiederà due mesi di lavori

UN PAIO DI mesi per sistemare i marciapiedi, rifare l’asfalto e sostituire il sistema di illuminazione. Poi il quartiere di Madonna delle Rose avrà un nuovo volto. Lo promette l’amministrazione comunale che in questi giorni ha iniziato una nuova fase del programma di riqualificazione dell’area, avviato al termine dell’estate con il cambiamento della viabilità in tutto il quartiere. «Il sistema di nuovi sensi unici ha creato nell’immediato una serie di proteste — ammette l’assessore ai lavori pubblici Marino Montesi — che sono fisiologiche durante le fasi di cambiamento. Col passare del tempo però i residenti hanno metabolizzato la situazione e molti hanno ammesso che la nuova viabilità è migliore. Faremo il punto tra qualche mese, per decidere definitivamente la rotta da seguire. Intanto però i cantieri vanno avanti. Al momento siamo al lavoro per rifare l’asfalto, i marciapiedi e l’impianto di illuminazione. Nel giro di un paio di mesi il quartiere vedrà il suo volto nuovo».

QUESTO non significa però la fine dei lavori, visto la riqualificazione dovrà essere effettuata anche in altre strade della zona e agli ingressi del quartiere la sede stradale verrà rialzata. Prima di dire addio alle ruspe serviranno ancora un paio d’anni.

«RIQUALIFICATA Madonna delle Rose — ha anticipato Montesi — l’attenzione si sposterà nella zona di via Battisti, dove saranno rifatte diverse strade. Stiamo pure valutando l’ipotesi di allargare l’esperimento dei parcheggi a pagamento avviata Madonna delle Rose in altre aree limitrofe al centro. Ce lo chiedono i residenti: in cambio di pochi euro annui hanno il posto auto praticamente garantito davanti a casa e molto meno caos in strada».

 

In seguito a questo articolo apparso il 24 gennaio 2008 sul "Resto del Carlino" edizione di Cesena, la nostra redazione ha risposto come segue

 

 

 

Madonna delle Rose è sotto i ferri del chirurgo estetico; l´equipe guidata dall´assessore ai lavori pubblici Montesi, si è data 2 mesi di tempo per rifare il look del quartiere.

A detta dell´assessore, in un recente intervento sul Carlino, i nuovi sensi unici creati dall´Amministrazione hanno suscitato proteste "fisiologiche", dovute ad una "normale" resistenza al cambiamento (sarà vero?).

Inoltre, col passare del tempo, i residenti avrebbero "metabolizzato" la situazione dando un giudizio favorevole sulla nuova viabilità (sarà vero?).

I nuovi parcheggi ricavati lungo le vie interessate ai lavori coprirebbero il fabbisogno di posti-auto dei residenti (sarà vero?).

Visto che l´assessore, con fare inquietante, dichiara di voler spostare l´attenzione verso altre zone e quartieri della città (aiutateci!), chiediamo ai residenti di Madonna delle Rose che ci leggono di intervenire e dare un giudizio sulle affermazioni fatte dal nostro illuminato amministratore.

 


Al Sindaco del Comune di Cesena

 “Cesena, la città più inquinata della regione Emilia Romagna (e non solo!)” già in questo anno 2008  ha registrato troppi superamenti dei livelli di guardia delle polveri sottili, i cittadini meritano di essere considerati quando pretendono il rispetto dei loro diritti; e qui è in gioco uno dei diritti basilari della  vita: la salute .

Comitati di quartiere, comitati di zona attivati da gruppi di cittadini attenti alle problematiche della sicurezza nelle strade, associazioni di vario genere e a vario titolo, da tempo, manifestano il disagio di questa città e della gente che le appartiene, accusano la Giunta Comunale di inadempienze, di voluti ritardi, di mancanza di determinazione nella soluzione del problema traffico e inquinamento atmosferico e acustico, di mancanza di sicurezza nelle strade;  hanno anche presentato progetti  e proposte di modifica e miglioramento della viabilità; vengono chieste le dimissioni dell’assessore competente.

 Noi  dell’ U.D.C. non pretendiamo le dimissioni di nessuno, chiediamo invece al Sindaco e alla sua Giunta di avere il coraggio di assumersi le loro responsabilità:

  • chiediamo di  adottare tempestivamente delle soluzioni che pongano fine a questa annosa e pesante questione;

  • chiediamo di  non rendere lettera morta il PRIM adottato con delibera di Giunta n. 134 del 8/5/2007 che tanto è costato in termini di tempo e di denaro alla cittadinanza e alle sue istituzioni;

  • chiediamo di avere il coraggio di fare delle scelte che vadano nella direzione della tutela del bene di tutti i cittadini senza danneggiarne alcuni per favorirne altri;

  • riteniamo  che le  denunce  per fatti accaduti, richieste di intervento, proposte di miglioramento o modifica dello stato attuale della viabilità, presentate da singoli cittadini o da aggregazioni di essi all’Amministrazione Comunale, debbano avere finalmente una risposta.

L’apertura della secante deve essere l’inizio di una svolta determinante per dare “respiro” alla nostra città, chiediamo che ciò avvenga, pertanto rivolgiamo al Sindaco una domanda molto semplice: quando dirà alla gente, in modo chiaro ed inequivocabile, se e quali interventi verranno adottati all’apertura della secante?

 Noi, insieme alla città rimaniamo in attesa di un sollecito riscontro.

  Per L’U.D.C. di Cesena

 Il Segretario Prof. G. FIORI
 

 Cesena, 21-01-08


 


 

Intervento del Segretario Comunale UDC Giorgio Fiori al Congresso del PRI a Cesena

Porto il saluto dell’UDC a questo congresso con  l’augurio che da questa assise possano scaturire idee e prospettive nuove per la nostra città.
Il PRI ha svolto un ruolo fondamentale nella storia del nostro Paese sia a livello nazionale, favorendo la realizzazione del dettato costituzionale e, soprattutto, a livello locale, recependo, fin dai primissimi anni del ‘900 le istanze più sentite e, direi rivoluzionarie per allora, della comunità cesenate alla quale ha sempre dedicato le sue energie e la sua attenzione sia quando ha avuto responsabilità di governo che quando si è trovato all’opposizione.
Il presente impone problematiche nuove e, per tanto, anche gli interventi su questa realtà debbono servirsi di strumenti nuovi.
Credo che il problema dell’alternanza al governo della città sia sentito in maniera forte e condivido la vostra proposta di aprire ad alleanze che possano rendere fattibile, dopo 40 anni, una necessaria ed urgente alternanza.
Occorre uscire dalla pratica dell’autoreferenzialità, tipica di questa amministrazione ed aprire ad un reale confronto, prima di tutto all’interno del Consiglio Comunale, la cui vita è stata, negli ultimi anni, assai asfittica.
Anche l’apparato comunale necessita di attenzione; è indispensabile individuare, far emergere le competenze e saper utilizzare al meglio e con la massima trasparenza le risorse di cui non è certo carente.
Occorre dare un impulso innovativo e costruttivo alla vita economica della città fatta di piccole imprese, artigianato, commercio, agricoltura, turismo, snellendo la burocrazia e creando occasioni e strumenti di crescita.
Viabilità, sanità, problema della qualità dell’aria e dell’acqua, gestione e riutilizzo dei rifiuti, rappresentano oggi temi qualificanti e irrinunciabili per il futuro della vita cittadina, così come un diverso concetto della gestione dello stato sociale, dove la sussidiarietà deve poter disporre di maggiore spazio.
Pensiamo che per realizzare tutto questo siano necessari strumenti nuovi e forze nuove; ed è per questo che siamo interessati alla possibilità di alleanza fra partiti e settori della società civile che, come noi aspirano al cambiamento.

Auguri e buon lavoro!

Cesena, 18 Gennaio 2008

 


 

Le due facce della….Befana

Faccia… da aumento dello stipendio

 

Faccia… da aumento della bolletta

 


Prodi ha detto cose inaccettabili

Lunedí 17.12.2007 10:44


Bravo Fazio. Ha fatto un'intervista a Prodi senza mettersi in ginocchio. Se ne compiace con sincero affetto chi lo conosce dai tempi in cui girava per gli studi delle tivù locali, facendo l'imitazione di Maradona e di Minà, seguito da un signore piccoletto e silenzioso che era il suo ex professore di italiano al liceo di Savona e che è diventato il suo autore personale. Ne ha fatta di strada, quel ragazzo timido, incapace di urlare davanti alla telecamera benché registi sciocchi gli intimassero di farlo. E anche chi non ne condivide lo schieramento, non può non riconoscergli ciò che manca a tanti suoi colleghi: la cultura e il garbo.

Bravo Fazio. Ha fatto - sui Rai Tre! - un'intervista a Prodi, mettendolo in ginocchio. Il premier s'è trovato costretto a raccontare un governo che non c'è a un intervistatore che gli esprimeva senza parlare l'incredulità propria e di quasi tutti gli italiani. S'è trovato costretto a raccontare un Paese che non c'è a un intervistatore che mostrava visibilmente lo stupore proprio e di quasi tutti gli italiani. Feroce la domanda: l'Italia è moderna? Patetica la risposta, balbettata: beh, diciamo mezzo moderna, moderna a metà.

Prodi ha detto cose inaccettabili. Ha sostenuto, fra l'altro, che il governo non può affrontare certe questioni, come per esempio quella dell'infimo livello della nostra scuola - testimoniato dalle classifiche internazionali - perché i giornali sbaraccano l'argomento e questo vorrebbe dire che il paese "non gli viene dietro". Ma cosa pensa questo signore: che è il governo a dover "andar dietro" al Paese? Il governo governa, professore, non segue. Il governo è la locomotiva dei cittadini, non il loro rimorchio. Ma che scemenza è questa!

Sconcertante anche una parte della risposta sul treno che si blocca nella neve fra Bari e Roma e sulle peripezie dei suoi sventurati viaggiatori. Fazio, bravissimo, non gli ha risparmiato neanche questa sferzata, proprio nel giorno della comica "inaugurazione" di un binario di Alta Velocità fatta a bordo di un treno diesel a bassa velocità. Quasi a voler dire che non è poi una gran tragedia lasciare vecchi, donne, bambini senza mangiare e con poca acqua per venti ore all'addiaccio, Prodi ha dato una risposta non da statista, ma da statistico: "Non dimentichiamo che quel giorno viaggiavano mille treni in Italia".

E cosa vuol dire? Allora, se muoiono bruciati vivi cinque operai in un'acciaieria, possiamo non farne una tragedia perché quel giorno milioni di operai italiani erano al lavoro e non gli succedeva niente? Ma non diciamo sciocchezze, signor presidente. Certi incidenti, certi disastri, certe situazioni non si confrontano con le statistiche, ma si confrontano con un imperativo categorico: non devono accadere. E quando accadono, non è colpa dell'incidenza statistica o della fatalità, ma è colpa di qualcuno che ha sbagliato, che non ha fatto il suo dovere, che forse ha rubato.

Bravo Fazio, ha fatto un'intervista a Prodi riuscendo a far finalmente capire agli italiani cosa davvero pensa il loro premier. E ha avuto il coraggio di fargli dire in faccia dalla Littizzetto che l'unico sciopero che renderebbe felici gli italiani sarebbe quello dei politici. Visto che tempo che fa, credo che Prodi non andrà più a farsi intervistare in tivù. Meglio soffiare risposte volanti davanti al portone di Palazzo Chigi: alla peggio, resta la scappatoia del malinteso. Ieri sera abbiamo, purtroppo, bene inteso. 

Gianni De Felice  (tratto da "Affari Italiani")


 

Speciale congresso Comunale

Giorgio Fiori, 60 anni, insegnante di Matematica in pensione, è stato eletto all'unanimità nuovo Segretario comunale dell'UCD, nel corso del congresso tenutosi sabato 1-12-07 a Cesena . Subentra a Gustavo Baronio.

 Relazione al congresso comunale

Prima ancora di iniziare la mia relazione al congresso comunale,  sento il dovere di ringraziare tutti gli amici che hanno riposto in me la loro fiducia nel propormi come segretario comunale del partito.

Devo dire  a tutti coloro che con impegno e determinazione tengono alti i valori dei democratici cattolici, che continueranno ad essere elementi preziosi per tradurre le speranze in progetti concreti, per elaborare proposte politiche chiare e condivise dalla nostra gente, per assicurare a tutti noi un cammino di libertà.

Ma per realizzare progetti e aspettative occorre l’apporto di tutti; ognuno di noi si deve sentire elemento utile ed  indispensabile per il raggiungimento di obiettivi comuni.

Diventa perciò necessario collaborare utilizzando come strumento il lavoro di gruppo; metodica peraltro utilizzata efficacemente già da molto tempo nella ricerca, nell’industria, nelle principali agenzie educative, investigative e più in generale nei diversi campi dell’operare umano.

In questa ottica ognuno di noi,  in base alle proprie competenze,  si deve sentire moralmente e fattivamente impegnato nella costruzione di una proposta politica rivolta al Bene Comune. 

Il nostro partito ha come sua peculiarità quella di fare esplicito riferimento alla scelta cristiana, (a differenza di altre formazioni politiche,  anche di recente costituzione,  in cui l’identità cristiana sembra si sia perduta fra i meandri delle alchimie ideologiche).

La nostra forza sta nella consapevolezza delle nostre origini, delle quali non possiamo né dobbiamo mai perdere  le tracce. Il problema casomai sarà nel come ed in quale misura sapremo vivere nella concretezza della vita politica la nostra identità.

I Padri della Chiesa ci vengono in aiuto dandoci gli strumenti e il metodo opportuno per un corretta lettura della realtà, cioè delle diverse problematiche alle quali è doveroso e necessario,  in quanto credenti,  dare risposta . Attraverso la Dottrina Sociale della Chiesa infatti, ogni uomo di buona volontà ha la possibilità e il dovere  di dare il suo contributo alla soluzione dei molteplici problemi sociali, economici e politici che di volta in volta si presentano alla comunità civile.

Il percorso metodologico indicato dalla dottrina sociale è scandito da tre verbi: Vedere, Giudicare, Agire.

Cioè osservare con attenzione la realtà che ci circonda, dare un giudizio di valore (nel nostro caso un giudizio politico) ed infine proporre e,  se possibile,  mettere in atto strategie atte a dare soluzione al problema stesso.

E’ chiaro che una programmazione di tal sorta,  rivolta ad un futuro prossimo, presuppone per il nostro partito una altrettanto attenta e scrupolosa analisi del presente.

La scarsa visibilità del partito è dovuta a:

-  mancanza di radicamento sul territorio,

-     scarso coinvolgimento degli iscritti,

-  assenza di un punto di riferimento fisico (sede),

- impossibilità di utilizzare le conoscenze specifiche nei diversi settori; per indicarne alcuni quello economico e quello produttivo,

assenza di collegamento con le varie realtà del mondo cattolico.

Su questi elementi sarà indispensabile confrontarci e trovare la giusta soluzione.

Se riteniamo doveroso ed improcrastinabile dibattere temi sociali, politici ed economici, dobbiamo creare una struttura efficiente; dobbiamo essere consci che senza una solida organizzazione l’azione del partito non assumerebbe quella efficacia necessaria per portare a termine i suoi obiettivi.

Al tempo stesso dobbiamo attrezzarci con adeguati strumenti comunicativi, per far conoscere le nostre idee e proposte a tutti i cittadini.  Possedere idee e proposte senza avere alcuna possibilità di farle conoscere in modo adeguato, resterebbe solo un esercizio culturale fine a sé stesso.

In virtù di queste brevi considerazioni ritengo sia compito del comitato comunale svolgere un lavoro arduo,  ma non impossibile,  nel concretizzare i seguenti punti:

1)     Contatti continui con gli amici eletti nel Consiglio Comunale e nei consigli di Quartiere.

2)     Radicamento nel territorio attraverso la costituzione di sezioni del partito.

3)     Realizzazione di gruppi di studio per settori specifici, con l’apporto di nostri amici competenti in materia.

4)     Costruzione di corsie preferenziali, di dialogo e confronto verso il nostro mondo di riferimento. 

Non è più possibile immaginare un partito che giochi da solo il ruolo di interfaccia con la società civile. Occorre pensare ad una area sempre più estesa di simpatizzanti, di donne e uomini che condividano le nostre scelte, di cittadini che , pur non impegnandosi in prima persona nella attività di partito, diano il loro apporto alla costruzione di progetti politici da proporre alla città.

Favorire quindi lo sviluppo delle associazioni, aggregazioni, comitati, significherà per il nostro partito utilizzare strumenti che ci permetteranno di stabilire connessioni con larghi strati della società, di essere sempre più una forza politica di riferimento per cattolici e moderati che hanno a cuore lo sviluppo ed il benessere della loro terra.

Ritengo sia nostro compito reagire al dilagare di un relativismo morale che sempre di più pervade la nostra società. E’ di fondamentale importanza per noi democratici cristiani accettare la sfida e contribuire, per quanto ci concerne ad invertirne la rotta, appoggiati e sostenuti dalle parole di Benedetto XVI: il relativismo e la disumanizzazione ci lascia così disorientati e storditi tanto  da creare un mondo di polli senza ali  (discorso ai Filosofi Cattolici).

Solo , quindi, avendo comportamenti sociali e politici coerenti,  potremo essere in grado di dare risposte solidali e significative.

Con questo atteggiamento avremo la forza e la determinazione per affrontare i numerosi problemi che affliggono la nostra gente e proporre loro adeguate soluzioni.

Per motivi di tempo ne indico solo alcuni e li affronto in modo sommario:

La famiglia, come luogo in cui si formano i futuri cittadini con i loro diritti e i loro doveri. Questo istituto deve essere salvaguardato e restituito alla sua funzione di educazione delle giovani generazioni e di assistenza a quelle anziane attraverso interventi concreti che la sostengano in questo suo insostituibile compito.

La scuola, quale luogo educativo per la crescita e la maturazione dei nostri ragazzi e perciò scelta responsabilmente ed autonomamente dalle famiglie in base ai loro indirizzi educativi.

I problemi della  sanità, legati alla riduzione dei disservizi e alla umanizzazione di spazi e servizi essenziali.

Le risorse destinate ai servizi sociali devono essere utilizzate per limitare il disagio,  a favore di persone e famiglie in stato di necessità grave.

Nel caso dei servizi primari,  una politica delle “tariffe” indispensabile per consentire una politica per la famiglia.

La valorizzazione ed il sostegno del volontariato al fine di creare quella rete di solidarietà umana che è alla base di qualunque società.

La consapevolezza che il futuro di ogni comunità è rappresentato dai giovani e quindi la capacità di saper riconoscere i loro bisogni.

La difesa di un ambiente sano e vivibile collegato strettamente al diritto alla salute.

Lo sviluppo del territorio, attraverso la promozione e la nascita di politiche agricole; la qualificazione e la diversificazione delle zone artigianali, la valorizzazione delle aree collinari sotto il profilo forestale ed agronomico.  

Una qualificata politica culturale che contribuisca a far “vivere la città” ed una politica turistica che abbia l’obbiettivo di “far conoscere la città”.

Concludo con una frase che mi pare significativa e ,se volete, riassuntiva di un grande statista democratico cristiano europeo: “Dobbiamo saper essere conservatori sul terreno dei grandi valori, riformisti su quello delle politiche istituzionali, liberali nell’economia e democratico-cristiani nelle politiche sociali, privilegiando, sempre e comunque, la difesa in concreto della dignità di ogni singola persona umana”.  (Helmut Kohl)

Grazie a tutti per aver avuto la pazienza di ascoltarmi ed un augurio per un proficuo lavoro nella nostra casa comune: l’UDC

                                                                                                                                    Giorgio Fiori

Componenti il prossimo comitato comunale:

Giorgio Fiori

Bruno Benvenuti

Raffaele Brighi

Gian Luca Del Vecchio

Maurizio Fantini

Franca Lucchi

Sauro Novelli

Astorre Visani

Andrea Zavalloni

 

Componenti di diritto:

Gustavo Baronio

Lorenzo Cappelli

 

 

 

Cesena 1 dicembre 2007


 

                                                                                                    

LUTTO

E' deceduto in un tragico incidente aereo negli Stati Uniti, dove si era recato per conseguire il brevetto di pilota commerciale, 

LUCA VISANI

diciannovenne figlio dell'amico ASTORRE VISANI.

Ci uniamo all'immenso dolore  della famiglia con la speranza che, in questo doloroso momento,
possa trovare il coraggio di non chiedere a Dio perché glielo ha tolto,
ma ringraziarlo per averglielo dato.

Gli amici dell'UDC di Cesena - Forlì

 

 

 


 

 

 

 

 

 


 

 

 

 


UDC di Cesena informa

Perché UDC:

Le ragioni di una scelta

 

testimonianze dal territorio, dalla società e dalle istituzioni

 

Introduce:           Sen. Mauro Libè

Segretario Regionale

 

Coordina:         Maria Cristina Marri

Segretario Provinciale di Bologna

 

Lunedì 23 ottobre 2006  ore 18,00

Teatro TIVOLI - Via Massarenti n, 418 – Bologna uscita Tangenziale n. 11

 

Seguiranno gli interventi di: On. E. Barbieri, On. G.L. Galletti, On. C. Giovanardi, Cons. Reg. S. Noè

 

Conclude:

 On: Pierferdinando Casini

 U.D.C. Segreteria provinciale – via Barozzi, 4 – 40126 Bologna

Tel. 051-6390574 – Fax. 051-6390746 – E-mail: info@udc-bologna.com

 


 

 Lettere al direttore de: "Il Foglio" dell´8 luglio 2006.


Al direttore - Sei a zero. Una partita a tennis con il sottosegretario
alla Salute Gaglione (che sostituivala Turco), disputata in Aula a
Montecitorio, finita così: sei domande - le mie - zero risposte: quelle
del governo all´interpellanza urgente sulla sperimentazione della
pillola abortiva Ru486. Domande del tipo: chi controlla se l´aborto
avvenga effettivamente in ospedale; se, nell´ambito della vigilanza
sulla sperimentazione, il ministero intenda acquisire elementi
informativi sulla vicenda della donna di Siena e, in particolare, per
quali motivi la donna non fosse stata ricoverata, quali informazioni
avesse avuto, cosa ci fosse scritto sul consenso informato e se le
fosse stato detto che era pericoloso mettersi in viaggio. Niente.
Nessun dato. Un atteggiamento reticente e scandaloso favorevole alla
kill pill. Non fornire al Parlamento i dati sulla sperimentazione
conferma ciò che scrivo: la censura di stato che il governo ha
applicato nei riguardi del Parlamento su un argomento così drammatico e
delicato per le donne italiane somiglia sempre più ai silenzi dell´ex
Ddr nei confronti delle sperimentazioni chimiche. Il ministro Turco
deve smetterla con questo atteggiamento vergognoso.

 

Luca Volontè, capogruppo Udc alla Camera.


 

Martedì 20 giugno alle 20:30

  Sala Zambelli - Camera di Commercio

Piazza A. Saffi

Forlì

 

COMITATO NAZIONALE

SI

per la libertà

25 e 26 giugno 2006 Referendum popolare

CONFERMIAMO LA RIFORMA DELLA COSTITUZIONE

Ne parleranno:

  • Sen. ANDREA PASTORE (Forza Italia)

  • Sen. FILIPPO BERSELLI (Alleanza Nazionale)

  • On.le CARLO GIOVANARDI (Unione democratici Cristiani e di Centro)

  • On.le GIAN LUCA PINI (Lega Nord)

La cittadinanza è invitata

 


 

Ricevo da una fonte veramente preziosa e vi trasmetto...


Fine ingloriosa del cattolicesimo sociale.


Se il potere mortifica la coscienza... Intervento di un Vescovo che
parla chiaro.

 

di Mons. Luigi Negri Vescovo di San Marino-Montefeltro


Sono bastate poche settimane di governo dell´Unione per fare
l´esperienza di quello che l´illustre giurista Piero Pajardi, in un suo
attualissimo libro, definiva la lussuria del potere.
Ne abbiamo viste e sentite di tutti i colori: affermazioni di ministri
che si sarebbero attuate ricerche e sperimentazioni sulle cellule
staminali degli embrioni, che la famigerata «pillola del giorno dopo»
sarebbe stata, a breve, mutualizzata, che si sarebbero creati luoghi
per aiutare i drogati «a drogarsi»... e tutto questo con grandi inni
alla libertà e alla democrazia che vivono in maniera totale solo a Cuba
e con inquietanti ricordi di un passato non propriamente esemplare di
uomini ormai ai vertici delle istituzioni.

Su alcune cose il popolo sovrano si è espresso in modo inconfutabile:
con una maggioranza schiacciante il fallimento del referendum sulla
fecondazione assistita ha chiuso, anche, ogni sperimentazione
embrionale. Ma all´onorevole ministro dell´Università e della ricerca
Fabio Mussi sembra che questo non faccia nessun problema.
Altre questioni sono in assoluta rottura con quei valori che il popolo
italiano sente singolarmente vicini alla propria mens e che il Papa
Benedetto XVI ha definito «non negoziabili»: la vita, la persona, la
famiglia, l´educazione.

Ma le convinzioni del popolo dal potere catto-comunista non vengono
prese in considerazione. Siamo di fronte ad una arroganza da «cafoni».
Le istituzioni hanno valore se sono «benedette», cioè di sinistra: in
caso contrario sono da superare, quando non da abbattere, per affermare
la propria «egemonia» (sta tornando di moda questa orrenda parola).
L´arroganza accompagna inevitabilmente un potere ideologico,
sostanzialmente ancora totalitario. Ma chi dice ancora che lo
stalinismo è morto?

Nelle file dell´Unione militano anche dei cattolici, dichiarati e
«famosi».
Molti si aspettavano che questi cattolici, di fronte alle iniziative
politiche o affermazioni tese a negare verità sostanziali della verità
cattolica, avrebbero assunto una posizione critica e forse anche dato
vita, insieme ad altri cattolici, ad iniziative anche politiche che
impedissero la sconfitta della Chiesa, e quindi della civiltà.
Niente da fare. Come «l´ordine regnava a Varsavia», così l´ordine regna
a Roma.

Ancora una volta la ragione di potere sconfigge la coscienza cristiana
e la libertà personale.

Anzi, uno di questi famosi uomini politici cattolici, approdato
«finalmente» al Pds, dopo essere stato presidente diocesano di una
grande associazione cattolica, capo ufficio stampa di una prestigiosa
università, fondatore dell´Associazione cattolica Città per l´uomo ha
detto esplicitamente che salvare l´unità dell´Unione (bellissimo
scherzetto semantico) era un valore che superava tutti gli altri.
Anche la fede, anche l´unità dei cristiani nel Battesimo, anche
l´obbedienza al Papa?

Pare proprio di sì. Stiamo assistendo allo spettacolo miserevole della
fine ingloriosa del cattolicesimo sociale, che è stato un evento
epocale per il nostro Paese e per la sua democrazia.
Don Luigi Sturzo, Alcide De Gasperi e quella immensa schiera di
cristiani che hanno, in politica, difeso la Chiesa e promosso la
democrazia hanno di che rivoltarsi nelle loro tombe.


 

Staminali: l'Osservatore, Scelta Governo Tradisce Identita' Del Paese

(ASCA) - Citta' del vaticano, 14 giu - ''Una scelta che tradisce
l'identita' del Paese''. Con questo titolo L'Osservatore Romano
riassume oggi la scelta del governo di appoggiare il ministro Mussi in
ambito di ricerca europea. ''Cosi' questa volta - si legge sul foglio
della S.Sede - l'Esecutivo e' uscito allo scoperto, senza invocare la
natura personale degli interventi dei suoi ministri, ed anzi
uniformandosi ad un atto che gia' aveva suscitato e continua a
suscitare perplessita'. Tanta chiarezza sprecata per affermare di fatto
un principio sul quale la maggior parte degli italiani ha gia'
dimostrato contrarieta': la possibilita' di fare sperimentazione su
cellule staminali embrionali. Un'indebita intrusione nell'ambito di
valori che non sono negoziabili neanche sotto il profilo meramente
etico. Sembra che al di la' degli interventi personali dei singoli
ministri, l'orientamento del Governo italiano sia ormai sempre piu'
delineato attraverso prese di posizione che puntualmente vanno nella
direzione di una malintesa laicita', la quale, nata dalla
preoccupazione di rassicurare le componenti piu' radicali della
maggioranza, finisce per portare il Paese a scimmiottare grottescamente
esperienze d'oltre confine, tradendo l'identita' piu' profonda
dell'Italia e la stessa volonta' espressa dagli elettori''.



STAMINALI EMBRIONALI, FORUM FAMIGLIE:

L'AVALLO DEL GOVERNO A MUSSI DISCONOSCE LA VOLONTÀ DEGLI ITALIANI



"Una scelta che disconosce e offende" la volontà del popolo italiano,
"chiaramente affermata nel referendum dell'anno scorso", e "un vulnus
ed un precedente destinati a segnare pesantemente il futuro della
società": così il Forum delle associazioni familiari definisce in una
nota l'avallo dato ieri dal governo al ritiro da parte del ministro
Mussi della firma dell'Italia dalla dichiarazione etica europea che
vieta la ricerca sulle cellule staminali embrionali. "Tanto più grave e
carico di significati - si legge nel documento - che questo avvenga in
occasione del primo anniversario del voto referendario sulla legge 40".
Per il Forum, presente ieri con una delegazione alla presentazione a
Roma dell'associazione "Scienza & Vita", "in totale dispregio di una
volontà popolare che in nessuna altra occasione si era manifestata in
modo tanto evidente e inoppugnabile, stanno ora prevalendo logiche di
schieramento, sostenute da visioni parziali e riduttive" del modo "di
intendere il dibattito politico e il rapporto delle istituzioni con i
cittadini". Di qui l'auspicio di "iniziative efficaci" da parte dei
politici italiani "sia al Parlamento nazionale che al Parlamento
europeo", volte "a modificare la posizione assunta dal nostro governo o
almeno a minimizzarne gli effetti sulle scelte Ue". Ribadito, infine,
il pieno appoggio del Forum a "Scienza & Vita".

 

 

 

 

8 giugno 2006

ore 18,30

 

Presso

Regione Emilia-Romagna, Sala “C”

Via Aldo Moro, 50

Bologna  (BO)

  

LA LETTURA DEI

BILANCI CONSUNTIVI

COMUNALI

 

Introduce  Silvia Noè

Consigliere Regionale

 Relatori:

On. Gian Luca Galletti

Dott. Alessandro Marchesini

 

Conclude:

Sen. Mauro Libè

 

 

Con il patrocinio del Gruppo Assembleare UDC

Regione Emilia-Romagna

 

 

 

 

 

 

 

Mussi apre alla distruzione degli embrioni per sfruttarne le loro cellule staminali.

Insorge la Cdl


ROMA - L'Italia cambia linea in merito alla sperimentazione sugli embrioni e scoppiano le polemiche. Il dibattito si rianima dopo la decisione del ministro per la Ricerca, Fabio Mussi, di ritirare, a Bruxelles, la pregiudiziale etica italiana sulla ricerca, voluta da Germania, Polonia, Slovenia, Austria e Malta. Con il precedente governo, l'Italia aveva firmato una dichiarazione contraria alla ricerca sulle staminali, mentre Mussi ha annunciato che il nostro Paese "su questo ha cambiato posizione. Naturalmente - ha aggiunto - la legge resta in vigore" anche se "spero che venga cambiata".

Numerose, e accese, le reazioni. Forza Italia, Alleanza nazionale e Udc insorgono.
Rocco Buttiglione, presidente dell'Udc: "In Europa un gruppo di paesi ha proposto una dichiarazione etica contro la distruzione dell'embrione a fini di ricerca. I paesi sono Germania, Polonia, Austria, Slovacchia e Italia.

Questi paesi costituiscono una minoranza di blocco che impedisce che passi in Europa una legislazione contro la vita. Ora Mussi ritira l'adesione dell'Italia alla dichiarazione congiunta, ed in questo modo fa venire meno la minoranza di blocco e da' via libera in Europa ad una ricerca che distrugge gli embrioni.

Un ministro italiano in Europa ha il dovere di difendere la legislazione del suo paese. Mussi invece da' via libera ad una posizione contraria alla legge italiana, con la chiara intenzione di poter poi dire che l'Europa "invita" l'Italia a correggere la sua legge o addirittura "pretende questa correzione".
Se il ministro Mussi non cambia subito questa posizione, la Casa delle Liberta' deve presentare subito una mozione di sfiducia individuale".


(30 maggio 2006)


 

Il giornale vaticano: "Il suo è uno sforzo sovrumano per difendere posizioni indifendibili nell'ottica cattolica"

 Pacs, l'Osservatore romano contro il neoministro Bindi


CITTA' DEL VATICANO -
Attacco della Santa Sede al neoministro della Famiglia, la cattolica Rosy Bindi, su uno dei temi più controversi del momento: quello dei Pacs. Le critiche all'esponente della Margherita sono scritte sull'organo ufficiale vaticano, l'Osservatore romano, che liquida le recenti dichiarazioni della Bindi sul tema come "acrobazie dialettiche": "Ciò che colpisce è il suo sforzo sovrumano di cercare argomenti per difendere posizioni indifendibili, almeno dal punto di vista cattolico".

Il riferimento è a un'intervista rilasciata dalla Bindi al Corriere della Sera. L'Osservatore Romano ironizza in particolare su un passaggio: "Guai - scrive - a parlare di riconoscimento pubblico alle coppie di fatto, perchè altrimenti il ministro apparirebbe come il ministro dei Pacs e questo, dice il ministro, non è vero". "Non meraviglia - continua la nota - il fatto di dover leggere l'ennesima evoluzione acrobatica sul tema delle coppie di fatto. Semmai qualche briciolo di meraviglia la si prova nel constatare che a fronte dei tanti problemi che nel Paese ci sono da affrontare, e in special modo quelli riguardanti le molte difficoltà che le famiglie italiane devono affrontare quotidianamente, ci si affretti con grande zelo ad occuparsi di questioni che evidentemente invece stanno molto a cuore a chi si occupa della cosa pubblica".

Ma il quotidiano vaticano non si limita a rispondere con ironia e severità al ministro: "Sulla questione dei Pacs, delle unioni civili, delle coppie di fatto, in qualsiasi modo le si vogliano chiamare, l'Osservatore Romano è intervenuto già da tempo, e vale la pena richiamare almeno il chiarissimo intervento di Francesco D'Agostino il 14 gennaio scorso, che ha il merito, fra gli altri, di sfrondare il campo dalla pesante pellicola di ipocrisia che si posa inesorabilmente sui tanti dibattiti che si tengono sul tema. Due considerazioni vanno comunque riproposte: è necessario, nel dibattito, distinguere fra coppie eterosessuali e omosessuali. E' una distinzione importante perchè la convivenza fra persone eterosessuali è già regolata nel diritto civile attraverso il matrimonio (per il quale, va evidentemente ricordato, c'è bisogno delle cosiddette pubblicazioni) e non si spiega perchè lo Stato debba intervenire sulla sfera privata per dare tutela pubblica a chi invece si è già rifiutato di averla".
"A meno - continua la nota vaticana - di non voler elaborare un 'matrimonio light' che francamente finisce per contraddire le stesse sventolate esigenze dei conviventi".

 

 


 

 

L'Udc di Cesena e Comprensorio informa

In occasione delle elezioni amministrative a Cesenatico, l'On. Giovanardi interverrà all'incontro che si terrà presso l'Hotel Miramare, V.le Carducci, 2 a Cesenatico,
 

Mercoledì 24 maggio, ore 15.30


Sarà presente il candidato UDC alla carica di consigliere Comunale Mauro Bernieri.

 



Tratto da “Il Resto del Carlino” del 20.05.2006

 

Il varo dell’esecutivo: in 5 anni il governo ci costerà 74 milioniPiù del doppio rispetto al Governo Berlusconi II

 

ROMA. Una cosa è certa, ci costeranno molto di più. Il problema non è che sono novantanove, perchè il Berlusconi III ne contava novantacinque tra ministri, viceministri e sottosegretari. Praticamente lo stesso. Il problema è che tra i novantanove membri del governo Prodi II sono parlamentari solo 22 ministri su 26 e 14 sottosegretari o viceministri su 73. Può essere considerata una apertura alla società civile e alle nuove leve della politica, più che un mezzo per evitare di svuotare le aule del Senato dove la maggioranza è quella che è, ma è bene sapere che questo ha un costo. Non irrilevante.

E vediamo perchè. Ai membri del governo che non sono deputati o senatori la legge assegna infatti una indennità sostitutiva di quella parlamentare pari a 11.200 euro, dei quali solo 5.419 netti detratti gli oneri contributivi e pensionistici, che si aggiunge all'indennità di base da ministro o sottosegretario, che ammonta a 5.300 euro. Ecco perchè, a causa della scelta di promuovere nell'esecutivo così tanti non parlamentari, il governo Prodi ci costerà in stipendi 14,7 milioni di euro all'anno. Come dire che se la maggioranza terrà fino in fondo alla legislatura il costo lieviterà alla cifra di 73,8 milioni di euro. Che sarebbe un record. Il quotidiano "Italia Oggi" ha paragonato il Prodi II al Berlusconi II e ha stimato che il nuovo governo ci costerà 1.230.300 euro ogni 30 giorni a fronte dei 535.400 euro del Berlusconi II che aveva solo 5 ministri e 4 tra sottosegretari e viceministri non parlamentari.
Nel discorso programmatico al Senato Romano Prodi ha promesso di tagliare i costi della politica, sforbiciando su più voci, a cominciare dai costi per le scorte che andranno tagliati della metà. Lodevole iniziativa che sarà però controbilanciata dal lievitare di auto blu e segreterie dei ministri non parlamentari. E si poteva evitare.

E il Quirinale dà il cattivo esempio

Il Quirinale è il peggior esempio di comunicazione pubblica per verificare come viene utilizzato il denaro dei cittadini. Mentre, per esempio, per sapere come vengono spesi i soldi del Presidente negli USA basta accedere su internet e in Germania serve un semplice fax, in Italia questo non avviene per una inspiegabile "consuetudine costituzionale". Infatti, si conosce solo l'importo complessivo assegnato al Quirinale, ma non il dettaglio delle spese. Esiste un altro caso analogo in Italia: quello dei servizi segreti, dove è però necessario mantenere il riserbo sull'uso dei fondi a differenza della Presidenza della Repubblica. E questo diventa surreale se aggiungiamo la circostanza che finanche il numero preciso dei dipendenti sul Colle più alto è avvolto nelle nebbie. Sono forse circa 2000, mentre alla Casa Bianca, dove il Presidente è contemporaneamente Capo dello Stato e del Governo, sono intorno a 400, compresi cuochi, giardinieri e forse anche stagiste. Altro paragone illuminante, è quello con la Presidenza della Repubblica irlandese, che ha gli stessi compiti della nostra e dove i dipendenti sono soltanto 12. Sarebbe un eccellente esempio di comunicazione pubblica e di indubbio valore educativo, che una delle prime azioni del nuovo Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, consistesse nella comunicazione dettagliata dei costi del Quirinale, oltre a ridurli seriamente. Sarebbe un bell'esempio anche per la nostra Camera dei Deputati che costa, in modo assolutamente ingiustificato, dieci volte di più della analoga istituzione spagnola. E in questa nuova legislatura la Camera costerà ancora di più, in quanto è stata consentita la costituzione di ulteriori gruppi parlamentari in deroga al testo stabilito dal regolamento. Probabilmente se la democrazia in Italia costasse di meno, potrebbe funzionare senz'altro di più.

Mario Caligiuri
Università della Calabria

 


 


 

Lascio a voi commentare il senso delle istituzioni e la capacità di interpretare il comune sentire del Popolo italiano della terza carica dello Stato...

Bertinotti contro il Papa «Sbaglia su Pacs e gay»

Debutto del presidente della Camera a Porta a porta: «Ratzinger restauratore»

Roma- Il nuovo presidente della Camera cerca di convincere il Papa che sui Pacs, riconoscimento delle unioni di fatto, non coglie la sostanza del problema. «Il Pontefice - ha detto Fausto Bertinotti - ha un’idea restauratrice. Non vede che una coppia di omosessuali che sta assieme e si ama da cinque anni rappresenta un valore di solidarietà, è un esempio del riconoscimento dell’altro...».
Concetti, dice Bertinotti, che la Chiesa dovrebbe riscoprire come suoi. Prima, Bertinotti aveva affermato che il Pontefice «E’ angosciato dalla modernizzazione del mondo». E aveva ricordato come lui, Bertinotti, sia «totalmente favorevole» ai Pacs».
Il compagno presidente, dopo aver cercato di spiegare l¹amore a un Pontefice, assicura che terrà stretta la tessera di Rifondazione. Ancora, dice che riceverebbe alla Camera il terrorista subcomandante Marcos con il passamontagna, perché quel passamontagna non è un nascondimento, ma il simbolo che lui rappresenta una moltitudine senza volto. Tuttavia «non so se le regole lo permettano
».


 

Benedetto XVI torna sulla questione delle unioni
"La differenza biologica è un fatto d'amore"

Il Papa ribadisce: "No ai Pacs, matrimoni solo tra uomo e donna"



CITTA' DEL VATICANO - Benedetto XVI torna a intervenire sul tema delle coppie di fatto. E lo fa riaffermando la prevalenza del matrimonio sulle unioni civili. Per il Papa la "differenza sessuale" di uomo e donna "non è un semplice dato biologico" ma esprime la "forma di amore" volta alla "comunione di persone aperta alla trasmissione della vita". Per questo, continua Benedetto XVI bisogna evitare la "confusione" tra il matrimonio e altri tipi di unione "basate su un amore debole". Concetti esposti davanti ai partecipanti al congresso internazionale promosso dal Pontificio istituto Giovanni Paolo II per gli studi su matrimonio e famiglia.

"Il matrimonio e la famiglia - afferma il Santo Padre - sono radicati nel nucleo più intimo della verità sull'uomo e sul suo destino. Si tratta di un lascito che non e' semplicemente un insieme di dottrine o di idee, ma prima di tutto un insegnamento dotato di una luminosa unità sul senso dell'amore umano e della vita''. Il Papa chiede di superare "una concezione privatistica dell'amore oggi tanto diffusa'' guardando al matrimonio come a ''una comunione di vita e di amore che si configura come un autentico bene per la societa'''.

  


AFGHANISTAN: KABUL; CESA, serve unità e responsabilità  

 

(ANSA) - ROMA, 5 MAG - ''Alla nuova tragedia che si consuma in Afghanistan la classe politica italiana ha il dovere di rispondere in modo unitario e con profondo senso di responsabilita'''. Cosi' il segretario dell'udc, Lorenzo cesa, che esprime ''profondo dolore per i nostri militari assassinati in un vile attacco terroristico, commossa partecipazione alle loro famiglie, sincera ammirazione per i valori che continuano ad ispirare, nonostante i rischi, l'azione di pace dei nostri contingenti nel mondo''. ''Di fronte alla nuova tragedia - conclude cesa - abbiamo il dovere di non cedere alle intimidazioni del terrorismo e di mettere da parte le speculazioni politiche''.

 


QUIRINALE: CASINI, Capo dello Stato deve unire non dividere

(ANSA) - NAIROBI, 5 MAG - ''Il problema e' di metodo, non di nomi''. E' quanto ha, tra l'altro, dichiarato oggi a Nairobi, in margine ai lavori dell'Unione Interparlamentare di cui e' presidente, il leader dell'udc Pier Ferdinando Casini. ''Bisogna capire - ha proseguito - se si vuole imporre una soluzione unilaterale o se si e' disponibili a replicare il metodo Ciampi che per ammissione di tutti ha funzionato, e funzionato bene: una personalita' che in tutto e per tutto ha rafforzato l'istituzione della Presidenza della Repubblica, creando un momento di incontro tra tutti gli italiani''.

Il Papa, infine, ha sollecitato a "sostenere con una riflessione veramente approfondita sull'amore umano", ricordando l'entusiasmo con cui il predecessore, giovane sacerdote e giovane vescovo, si dedicò al compito di "insegnare ad amare".

 


PACS: VOLONTE', Pdl Grillini rivela che l'Unione vuole seguire Zapatero.

   
(ANSA) - ROMA, 2 MAG - ''Non capisco lo scalpore sulla proposta pro-Pacs di Franco Grillini. Avevamo detto in piu' occasioni che la vera intenzione dell'Unione erano i Pacs e il modello 'zapateriano' di societa'''.
Cosi' Luca Volonte', capogruppo dell'UDC alla Camera, in merito a un'iniziativa legislativa del presidente onorario di Arcigay e deputato dell'Ulivo. Secondo l'esponente centrista, ''il merito di Grillini e' quello della coerenza'' e cosi' ''e' stata portata all'incasso'' la lettera inviata lo scorso 30 aprile dal premier 'in pectore' Romano Prodi ad Arcigay e Arcilesbica.

''E' chiara - sottolinea Volonte' - la nostra ferma opposizione con tutti i mezzi parlamentari per evitare che l'Italia entri nel 'club degli sfasciafamiglie'''. Infine, un riferimento alla Costituzione. ''Che dice Prodi - si domanda il responsabile UDC - di questa iniziativa contraria all'articolo 29 della Carta fondamentale?''

 


NASSIRYA/ VOLONTE': I GIORNALI STRUMENTALIZZANO?
LE FOTO PARLANO


Roma, 3 mag. (Apcom) - Nessuna strumentalizzazione, le foto parlano da sole. Lo dice Luca Volonté, capogruppo dell'Udc alla Camera, riferendosi alla foto pubblicata da Giornale e Libero. "E' ridicolo - osserva - attaccare i giornali che pubblicano le risate di Pecoraro Scanio e Vasco Errani al funerale dei martiri di Nassirya: assomiglia più alla giustificazione infantile di un furto di marmellate colto sul fatto".

"Dai Verdi, e dallo stesso Pecoraro Scanio, ci saremmo aspettati le scuse ai familiari e a tutti gli italiani che partecipano al dolore per i militari uccisi - sottolinea Volontè -. La barbarie politica è quella dimostrata dalle risate di Alfonso Pecoraro Scanio e da Vasco Errani durante la celebrazione religiosa alla quale, non essendo nemmeno credenti, potevano anche non partecipare. L'unica strumentalizzazione -conclude- è stata, appunto, quella di partecipare per segnalare la propria presenza, che si è poi dimostrata assolutamente vergognosa".




La prima legge dell’Unione? I Pacs: per loro è la priorità del Paese.

 
Roma - Mentre ancora non si capisce se la maggioranza starà in piedi o no, il centrosinistra pensa già alle priorità del Paese. Che per loro, naturalmente, sono rappresentate dai Pacs.

A Montecitorio, infatti, è stata già depositata, in data 19 aprile, la prima proposta di legge della XV legislatura. Il firmatario è Franco Grillini, che sui Pacs aveva investito tutta la campagna elettorale. Per questo motivo ora sta facendo pressing su tutti i deputati (ha spedito copia del progetto di legge a ciascuno dei suoi 629 colleghi), ma soprattutto sugli amici dell’Unione. Lo storico leader dell’Arcigay ha inoltre alzato la posta, abbandonando la vecchia e prudente dizione di “unioni civili” per parlare apertamente di Pacs.
Nella proposta si legge: «Per Pacs s’intende l’accordo tra due persone anche dello stesso sesso per regolare i rapporti personali e patrimoniali». Il Patto, come viene poi specificato, dovrà essere stipulato davanti all’ufficiale di stato civile, pena la nullità, e sembra apra interessanti opportunità anche per gli extracomunitari, laddove si dice che “agli stranieri che abbiano contratto Pacs che duri da almeno due anni è concesso il permesso di soggiorno”.
I Pacs stanno dilagando anche a livello locale. L’ex Prefetto di Milano Bruno Ferrante, candidato della sinistra a Palazzo Marino, ha pensato di conquistare i milanesi annunciando che tra i suoi provvedimenti di maggior peso includerà anche l’apertura di un registro per le unioni civili. Si tratterebbe, ha spiegato il rivale di Letizia Moratti, di una sorta di “Pacs alla milanese” in grado di garantire alle coppie di fatto gli stessi servizi comunali cui oggi possono accedere solamente i coniugi.



 

 

     I nuovi simboli  

  

           

     

                

UDC: CESA presenta nuovo simbolo con Casini e scudocrociato

 

"Sfondo rosso: e' lo stesso colore nostro valoroso scudo crociato"

 

(ANSA) - ROMA, 23 gen - Il nome di Casini su sfondo rosso che sovrasta lo scudo crociato della Dc e la sigla dell'Udc: Lorenzo Cesa presenta il nuovo simbolo del partito che reca il nome del presidente della Camera. ''Lo sfondo rosso - dice - e' lo stesso colore del nostro valoroso scudo crociato''. Il segretario dell' Udc parla al consiglio nazionale del partito, alla presenza di Casini. La presenza del nome di Pier Ferdinando Casini nel nuovo simbolo dell' Udc ''non significa che abbiamo cambiato idea e sposato la teoria dei partiti-persona'', ma solo l'intenzione ''di valorizzare le sue doti di leadership'', cosi' il segretario dell' Udc Lorenzo Cesa spiega le ragioni della scelta presentata oggi.

''Ai partiti personali, per tradizione e formazione siamo contrari - ha proseguito Cesa - non fanno parte della nostra cultura. Il significato della presenza del nome di Casini nel simbolo e' un altro. Vogliamo valorizzare in pieno le possibilita' che ci offre la sua esperienza, la sua personalita', le sue doti di leadership, le potenzialita' rispetto al consenso che si puo' coagulare attorno al suo nome''.

Lo schema a tre punte ''introdotto dal proporzionale e le scelte dei nostri alleati - dice il segretario dell' Udc - spingono Casini ad assumersi in prima persona questa responsabilita.

Cesa invita a guardare ''con fiducia al 9 aprile, che rappresenta una grande opportunita' per il successo. Se saremo uniti - conclude - saremo forti e faremo vincere i nostri ideali in un momento in cui c'e' sempre piu' bisogno dei nostri valori''.  


L'Udc di Cesena e Comprensorio informa

APPUNTAMENTI

L'Udc di Forlì-Cesena è lieta d'invitarvi:

domani, Mercoledì 5 aprile, alle ore 20.45 a Cesena
presso la Sala della Camera di commercio, Via Gaspare Finali, 32 ( nei pressi della Barriera ) per un incontro pubblico insieme a Mauro Libè - Candidato UDC al Senato della Repubblica e Segretario regionale UDC e i Candidati della Provincia di Forlì-Cesena

Gugnoni Pier Paolo

Baronio Gustavo

Bernieri Mauro

Mercatali Giuseppe

 

PAPA: A PPE, NON NEGOZIABILE MATRIMONIO UOMO-DONNA

«L'azione della Chiesa» per la difesa della vita umana, della famiglia e del diritto dei genitori ad educare i propri figli, non può essere percepita come una indebita «interferenza» nella vita pubblica. E questo perché la voce della Chiesa è rivolta al bene comune «di tutti i popoli, prescindendo dal loro credo religioso».
Il Papa parlando agli europarlamentari del Ppe torna a difendere il diritto della Chiesa ad intervenire nel pubblico dibattito: gli interventi dei vescovi e dei pastori, ha affermato Benedetto XVI, illuminano le coscienze e permettono agli uomini ad agire «liberamente e responsabilmente».
Nel suo intervento il Pontefice ha detto chiaramente che la protezione della vita "in ogni suo stadio", sin dal concepimento e fino al termine naturale della stessa, la difesa della "naturale struttura della famiglia quale unione tra un uomo e una donna basata sul matrimonio" e la "protezione del diritto dei genitori ad educare i figli" sono da considerarsi tre "principi non negoziabili". E in particolare, la naturale struttura della famiglia va difesa "dagli attacchi che tentano di equipararla giuridicamente alle diverse forme di unioni e che impoveriscono la famiglia e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando in particolare il carattere e il suo ruolo sociale insostituibile". Netta chiusura dunque per i Pacs.
Sullo sfondo delle raccomandazioni del Papa c'è tutta la grande preoccupazione della Chiesa per l'avanzata di progetti legislativi contrari al Magistero. In tutti i Parlamenti europei così come a Bruxelles si fanno strada leggi che mirano al riconoscimento dei matrimoni omosessuali, alla legalizzazione dell'eutanasia, al via libera per la ricerca sulle cellule staminali embrionali, al tentativo di relegare la sfera religiosa ad un mero ambito privato.
 

ELEZIONI: CASINI, è scontro tra due modelli Italia   
 

VERONA, 31 MAR - ''In questa campagna elettorale difendiamo i nostri valori e non pensiamo che ci sia uno scontro tra leader diversi ma tra modelli diversi d' Italia''. Lo ha sostenuto oggi a Verona durante un incontro con gli elettori dell' udc il presidente della Camera Pierferdinando casini.''Non c'e' una differenza - ha osservato casini - solo su economia, fisco ma ci sono diverse valutazioni sul futuro della societa' ''. casini ha quindi ribadito la volonta' del movimento ''di difendere la nostra civilta' cristiana: e non lo dico da ecclesiastico ma lo affermo perche' difenderla significa difendere le nostre tradizioni''. Un concetto che casini ha ribadito parlando del tema dell' immigrazione. ''Diamo il benvenuto - ha osservato - a chi vuole venire ma ci sono regole che vanno rispettate altrimenti si va verso un dialogo fatto di confusione. Aprire la nostra societa' e' giusto ma dobbiamo dare l' idea di cio' che vogliamo difendere''. Riepilogando brevemente il cammino di Governo dell' udc, casini ha rivendicato la primogenitura del bonus-bebe': ''Prodi ora propone addirittura 2.500 euro a bebe' ma e' uno di quei conti che sta facendo in questo periodo''

               ELEZIONI: BARI; UDC Denuncia aggressione candidato Puglia

 (ANSA) - BARI, 1 APR - L'Udc ha denunciato un'aggressione subita da Salvatore Greco, candidato alla Camera e segretario provinciale del partito: e' stato aggredito ''da giovani vicini agli ambienti di sinistra durante un giro tra la gente nel mercato rionale del quartiere Japigia, attorno a mezzogiorno''. Greco - riferisce l'Udc - e' stato spinto e strattonato e gli sono stati rivolti insulti e parolacce. Al momento dell'aggressione erano presenti decine di persone e alcuni amici di partito che lo hanno difeso allontanando i giovani. ''Sono atti che si commentano da soli - dichiara Greco. Purtroppo la sinistra indulge troppo spesso nella personalizzazione dello scontro politico e crea cosi' quell'humus che genera violenze e sfocia in episodi come quello che e' capitato a me. Aver imbarcato nelle liste per il Parlamento numerosi esponenti delle frange violente e piu' estreme mostra come il centrosinistra non intenda distanziarsi da chi pone in essere atteggiamenti che nulla hanno a che vedere con gli ideali della non-violenza che pure a parole richiamano''. ''Sbaglia Prodi - conclude Greco - a definire 'delinquenza politica' le dichiarazioni di qualche leader nazionale della Casa delle liberta': e' questa di cui sono stato vittima io, la vera delinquenza politica, atti di violenza personale posti in essere con l'alibi di uno scontro che invece dovrebbe limitarsi a essere basato sulla dialettica del confronto civile e democratico''.


Per Bertinotti ricco chi ha patrimonio di 350 Milioni di Lire    
 

Roma, 29 mar - ''Ieri Bertinotti ci ha confermato e chiarito una cosa, quella di considerare ricchi tutti gli italiani che hanno un patrimonio superiore ai 350 milioni delle vecchie lire'' . E' quanto ha dichiarato il presidente del Consiglio nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi. Il premier ha continuato mettendo sull'avviso che, qualora vincesse la sinistra, ''lo Stato mettera' le sue odiose mani'' su questi patrimoni. ''Qualsiasi appartamento di Roma vale piu' di 180 mila euro - ha aggiunto - credo che questo sia qualcosa su cui gli italiani debbano riflettere''. Il riferimento di Berlusconi a Bertinotti riguarda la tassa di successione che, secondo quanto dichiarato ieri sera dal leader Prc nel corso della trasmissione 'Ballaro'', la sinistra avrebbe intenzione di reintrodurre per tutti i patrimoni oltre i 350 milioni di vecchie lire. ''Ma quelli furbi non si fanno beccare con la tassa di successione - ha rimarcato il premier - questa la pagano soltanto le persone normali''.

 


 


NB: nella Newsletter precedente "Appuntamenti", nel novero dei candidati non era stato indicato il nome di Gustavo Baronio.

Ocse: Owens, Ridurre cuneo fisco piu' facile dirlo che farlo.

29 MAR - Ridurre il cuneo fiscale è "un obiettivo molto seducente, ma è più difficile a dire che a fare, in quanto significa ridurre le spese sociali" : lo ha dichiarato il direttore del centro di politica e di amministrazione fiscale dell'Ocse Jeffrey Owens nel presentare oggi a Parigi il rapporto sui prelievi fiscali.
"Proprio nel momento in cui la popolazione invecchia, è difficile tagliare i prelievi sui salari, perché rappresentano una larga fetta del reddito fiscale e finanziano i regimi sociali", ha spiegato Christopher Heady, capo del settore politiche fiscali e statistiche." Se l'Italia riuscirà a ridurre rapidamente in un anno il cuneo fiscale, sarà un exploit che a mia conoscenza non ha precedenti", ha anche aggiunto Owens a margine della conferenza stampa.



FISCO: CASINI, Prodi con una mano da e con l'altra toglie

 

ROMA - Prodi con una mano dà e con l'altra toglie, anzi toglie molto di più di ciò che afferma di voler dare. Un esempio? Ha promesso l'abbassamento dell'Ici, dimenticando che è un'imposta di competenza dei comuni non dello Stato, ma ha anche detto che rivaluterà gli estimi catastali e ciò comporterà un aumento dell'ICI, dell'Ire-Irpef sugli immobili e sulle imposte di compravendita degli immobili stessi.

Pier Ferdinando Casini sottolinea questa contraddizione del candidato premier del'Unione. Il leader dell'Udc, ospite di Porta a Porta, spiega di voler ''smascherare le bugie''. E, tirando fuori la lettera che Prodi ha inviato agli italiani, ricorda ''la promessa del bonus bebe' fino ai 18 anni: una proposta demagogica che costa altri 10 miliardi di euro'' che a suo avviso non e' chiaro come saranno reperiti. Casini sottolinea quindi che Prodi in un primo momento a proposito della tassa di successione aveva indicato una soglia esente di 250 mila euro. ''Una cifra che poi ha corretto a 500 mila''. Alle proteste di Piero Fassino, Casini invita Vespa a ''citare le notizie di agenzia del giorno in cui Prodi cito' questa cifra proprio in una puntata di Porta a Porta''. ''Cercate le agenzie che riguardano la tassa di successione'', dice il leader dell'Udc. Alla verifica del conduttore, Casini rileva con soddisfazione di avere avuto ragione.


PPE/ CASINI:Diamo un'anima all'Europa, da Congresso parte riscossa   

Roma - Dal congresso del Ppe "può nascere la grande riscossa dei nostri valori, possiamo recuperare i grandi ideali. Dobbiamo dare all'Europa un'anima, che è quello che oggi rischia di mancare alla politica". Lo ha detto il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, intervenendo alla prima giornata di studio del gruppo europarlamentare del Ppe. "Il Ppe - ha detto il leader centrista - è la grande novità politica degli ultimi 10 anni.

 Sulla tradizione democratico-cristiana si sono innestati diversi partiti moderati che ora costituiscono il perno del centrodestra e l'alternativa alla sinistra". Casini ha quindi parlato ai delegati della campagna elettorale italiana. "In questi giorni nel nostro Paese - ha detto - non c'è uno scontro tra due persone diverse o tra due leader diversi. C'è uno scontro tra due diverse visioni del futuro, tra diversi sistemi di ideali. Noi abbiamo scelto, in questa campagna elettorale, di difendere l'identità cristiana". "Di fronte ad una società multirazziale e multiculturale - ha osservato Casini - noi dobbiamo avere ben chiaro chi siamo e da dove veniamo. Ecco perché volevamo le radici cristiane nella Costituzione europea". Perché "un'Europa che non ha il coraggio di dire chi è e dove vuole andare è un'Europa che non ha futuro".

 

CDL: CASINI, mio impegno rappresentare moderati

 

ROMA, 28 mar - ''Berlusconi e' Berlusconi anche senza gli italiani. Senza di loro io sono il nulla...''. Lo afferma Pier Ferdinando casini, leader dell'udc nel corso della registrazione del 'Grande politico' a Tg Sky24. casini ringrazia gli italiani ma ritiene quindi esaurito il suo percorso istituzionale: ''Sono stato benissimo per cinque anni alla presidenza della Camera - continua - ed ora che il mio percorso istituzionale si e' esaurito il mio impegno e' rappresentare i moderati italiani, sia che si vinca o si perda''. Quanto al suo progetto politico, casini ribadisce: ''Non pensiamo ad un centro mobile rispetto al centrosinistra. Siamo per il centro europeo alternativo alla sinistra che non demonizzo. Ma noi siamo dall'altra parte''.

 
 



 

 

 EUTANASIA:GIOVANARDI, legge nazista? Ho citato vescovo Olanda   

(ANSA) - ROMA, 24 MAR - ''Io avevo semplicemente detto di essere assolutamente contrario alla normativa olandese che prevede la possibilita' dell'eutanasia per i bambini fino a 12 anni affetti da serie patologie. Come me la pensano anche casini e Berlusconi. Avevo citato testualmente il vescovo di Groeningen e il presidente di un'associazione olandese contro l'eutanasia dei bambini, che avevano fatto riferimento a una normativa del '39 di Hitler che consentiva, sotto controllo medico, di dare la 'morte pietosa' alle persone considerate incurabili''. Cosi' Carlo Giovanardi, ministro per i Rapporti con il Parlamento, dai microfoni di Repubblica Radio, interviene di nuovo nel dibattito legato alle polemiche per una frase che aveva pronunciato a proposito dell'eutanasia in Olanda. ''A parte le strumentalizzazioni dei Radicali - prosegue Giovanardi - non capisco perche' sia nato un caso. Ricordo che anche in Olanda c'e' un dibattito molto acceso su queste questioni, un confronto nel quale sono state usate queste espressioni''

CASINI, Margherita? Servi sciocchi della sinistra    

(ANSA) - CASERTA, 23 MAR - ''Dopo le parole ascoltate ieri sera da Rutelli in tv, mi sono convinto ancora di piu' che il ruolo della Margherita e' quello dei servi sciocchi della sinistra, che tentano senza riuscirci di dare una copertura ad una coalizione che e' contro i moderati italiani''. Lo ha detto Pier Ferdinando casini replicando a Francesco Rutelli durante una manifestazione elettorale a Caserta

EUTANASIA: GIOVANARDI, Rutelli come Capezzone

 

(ANSA) - ROMA, 23 MAR - ''Francesco Rutelli parla come il suo ex compagno di partito radicale, Daniele Capezzone, riferendosi al dibattito sull'eutanasia praticata sui bambini in Olanda. Non c'e' stato da parte mia nessuna 'sberleffo o ingiuria' nei confronti dell'Olanda ma la preoccupata ripresa di giudizi molto severi di medici, associazioni e religiosi olandesi fra cui lo stesso vescovo di Groningen, sulla deriva eugenetica nel loro paese'': lo afferma il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi. ''Per quanto mi riguarda - conclude l'esponente dell'udc - continuero' a dire alto e forte che una Europa dove qualcuno vuole giudicare chi ha il diritto di vivere o essere ucciso in base alla qualita' o alla dignita' della vita non e' assolutamente accettabile''

FISCO: CASINI, fuga capitali? Lo dice Sole 24 Ore

   

(ANSA) - MEISE (BELGIO), 23 mar - Che ci sia una fuga di capitali dall'Italia ''lo scrive un grande organo di stampa indipendente, il Sole 24 ore, l'organo di Confindustria che e' un giornale stimato da tutto il mondo finanziario italiano''. Lo dice il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini osservando che il Sole 24 ore ''lo ha denunciato una settimana fa questo fenomeno e non oggi''.

 


 

Giovanardi:"In Olanda la legge per l'eutanasia è nazista"

ROMA 16 MAR- «La legislazione nazista e le idee di Hitler in Europa stanno riemergendo come ad esempio in Olanda attraverso l'eutanasia e il dibattito su come si possono uccidere i bambini affetti da patologie»: lo ha detto il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi, intervenendo alla trasmissione radiofonica «Radio anch’io».
Giovanardi, ha parlato in riferimento alla legislazione sull'eutanasia di «selezione eugenetica, che parte sin dall’inizio, eliminando quelli down, quelli thalassemici o quelli che, già venuti al mondo, non hanno la dignità di vivere perchè non sono perfetti». Se poi, magari l’applichiamo anche agli anziani - ha aggiunto - questo è nazismo». «Da noi un bambino malato - ha detto - viene curato, non soppresso; in Olanda invece viene ucciso, non so se qualcuno si rende conto delle enormità proposte come modello anche all’Italia».

Eutanasia: Giovanardi, non mi scuso

ROMA, 17 MAR- 'Io non mi devo scusare perche' sono contrario alla soppressione di persone non perfette'. Questa la replica di Giovanardi al premier olandese. 'Ho solo condiviso - aggiunge il ministro per i Rapporti con il Parlamento - l'allarme di medici e autorevoli associazioni olandesi'. 'In un' Europa cosi' - conclude - ho difficolta' a riconoscermi perche' si stravolge il messaggio cristiano di dignita' e di diritto alla vita per tutti'.        

Eutanasia: Casini difende Giovanardi   

ROMA, 19 MAR – “L'indignazione di Giovanardi per le leggi olandesi che consentono l'eutanasia e la selezione dei bambini, è anche la mia”. Il presidente della Camera Casini commenta   così le polemiche che hanno investito il ministro dopo i suoi attacchi alla legislazione olandese.


La nostra redazione ha ricevuto la seguente e-mail :

Amici,
sono candidato a deputato nella lista UDC nel Sudamerica. Vi chiedo di promuovere una catena di mail ai vostri eventuali parenti emigrati in Sudamerica, invitandoli a votare la lista UDC dell'America Meridionale, cosí raddoppiamo l'efficacia del lavoro elettorale.
In bocca al lupo.
Giacomo Marasso
candidato a deputato UDC
America Meridionale
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ELEZIONI: CASINI, VERGOGNOSA PRESENZA NO GLOBAL IN LISTE

 
"Molti dei centri sociali trovano ospitalita' nelle liste del centrosinistra, e' una vergogna. Con la violenza i compromessi non sono possibili per chi vuole governare il Paese.... Dobbiamo stare dalla parte della gente onesta che si sente tutelata dalle forze dell'ordine".
Il Presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, in 30 minuti di comizio al teatro Augusteo a Firenze, e' tornato a scagliarsi contro la violenza in politica tornando sugli ultimi disordini di piazza e puntando l'indice contro una sinistra che doveva essere piu' incisiva sulla condanna sui fatti di ieri a Milano avvenuta solo in modo retorico. "Un esame di coscienza - ha spiegato - penso che lo debba fare il centrosinistra". Per Casini "i centri sociali non devono stare in Parlamento, chi incendia le macchine deve stare in galera e non in Parlamento". Il presidente della Camera dà   la 'solidarietà   ai cittadini milanesi che vivono un incubo per la guerriglia scatenata dai centri sociali.
 



Milano: Docenti Cattolici, No Global?

Una Associazione Per Delinquere  

Milano, 12 mar ''La violenza dei no global o degli incappucciati, questa volta, ha avuto come teatro le strade della citta' di Milano: abbiamo assistito impotenti a scene di guerriglia urbana dove hanno avuto la meglio molotov, razzi, mazze ferrate, lancio di pietre e scontri armati con le Forze dell'ordine, a cui esprimiamo la nostra solidarieta'. Ben venga la proposta del presidente della Camera Pier Ferdinando Casini di estendere anche a loro il reato di associazione per delinquere, visto che i loro atti sono sempre all'insegna della violenza e della illegalita', in qualunque ambiente essi agiscano''. E' il commento agli scontri di Milano del prof. Alberto Giannino, presidente dell'Adc, Associazione dei docenti cattolici.

 

Ici: Casini, stop come Tassa Patrimoniale e diventi reddituale

Tratto da "L'opinione.it" del 10.03.06

Roma, 10 mar - L'Ici ''cessi di essere una tassazione patrimoniale e diventi reddituale'' . Lo ha detto il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, parlando ai quadri dirigenti della Confedilizia riuniti a Roma.
''Tassare gli immobili secondo il criterio costituzionale della capacita'
contributiva, e non secondo il loro valore, e' un modo per rivitalizzare il
mercato dell'affitto e venire incontro al disagio di tante famiglie''.


La svolta di Casini sugli immobili, “Imposte in base alla redditività  ”


La presa di posizione del presidente Casini e dell’ UDC intera per
trasformare l’Ici da imposta patrimoniale in imposta commisurata ai redditi
da locazione, rappresenta una svolta decisiva nel panorama della tassazione
degli immobili e costituisce un primo concreto esempio di attenzione vera al
problema casa venuto dal mondo politico. L’abbandono della tassazione degli
immobili in base all’attuale criterio patrimoniale imbocca decisamente la
via della riconduzione ad equità  delle tasse sulla casa, dopo 15 anni di
abuso impositivo incostituzionale legalizzato e - al di là  di chiacchiere
varie - apre la speranza al ricrearsi di un mercato dell’affitto nel nostro
Paese, finora ucciso dalla tassazione patrimoniale.
In effetti, la fiscalità   immobiliare è oggi caratterizzata da disuguaglianze
e sacche di privilegio: si può  a ragione parlare di fiscalità  iniqua e nello stesso tempo esasperata. La maggiore negatività   è però  costituita dal fatto
che il settore immobiliare viene colpito sulla base del valore dei beni e
non della loro redditività. E questo, in un momento in cui i valori sono
aumentati, ma i redditi sono paurosamente diminuiti (tant’è che nessuno
acquista più un immobile, come una volta avveniva, per locarlo ed
assicurarsi un reddito, magari per l’età  della pensione). In più, la
tassazione patrimoniale (che, come insegnano gli studiosi di Scienza delle
finanze, è in sè espropriativa) è un corpo estraneo - e l’Ici ne è l’esempio
più eclatante - rispetto al nostro ordinamento tributario, uniformato al
costituzionale criterio della capacità  contributiva.

La necessità  impellente è che, nell’interesse di tutti, il sistema fiscale
immobiliare sia ricondotto ad equità, così che la concorrenza si sviluppi in
termini corretti e correttamente avvenga il confronto anche sulla capacità
di rispondere alle esigenze del disagio abitativo, peraltro quantificabile
in Italia in termini percentuali non superiori all’8% della popolazione e
cioè in termini affrontabili più che soddisfacentemente con l’edilizia
economica e popolare già  esistente, se correttamente gestita addirittura
anche in una percentuale ridotta. Ma la via dell’equità  (e della corretta
concorrenza anche nel settore immobiliare) è solo quella della tassazione in
base al reddito, e non in base ai valori. Anche per questo diciamo alto e
forte che: fino a quando l’imposizione fiscale sulle case sarà  -
essenzialmente - un’imposizione patrimoniale e non reddituale; fino a quando
l’Ici continuer=E0, addirittura, ad essere indetraibile, le imposte sulla casa
continueranno a loro volta a non avere alcuna legittimità  morale.

I Comuni - se effettivamente volessero rappresentare i loro cittadini,
invece di mirare a fare cassa e basta - dovrebbero essere tutti schierati in
questa battaglia per l'equità  e la giustizia. Bisogna restituire alle
imposte sulla casa una legittimità  morale. E l’unica via allo scopo è quella
di commisurarle ai redditi (non, ai valori). La gente fa spesa (e paga il
dovuto) con i flussi di reddito corrente. Solo a questi possono essere
correlate (e solo con questi possono essere pagate) imposte che non siano
vissute come un esproprio surrettizio.

Corrado Sforza Fogliani, Presidente Confedilizia

Fisco - Casini: Prodi prepara una stangata ai danni del ceto medio.

Roma, 9 mar - ''Prodi deve chiarire quale tipo di rendite finanziarie
intende colpire, altrimenti vuol dire tutto e niente''. Inoltre, ''il ceto
medio italiano deve stare in guardia, perche' la ricetta che sta venendo
fuori dal centrosinistra prevede una stangata per gli italiani''.
E' quanto sostiene il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, che,
nel corso di una conferenza stampa organizzata a Montecitorio, si mostra
preoccupato per le ripercussioni che le proposte economiche del
centrosinistra provocherebbero nei confronti del ceto medio.
Il leader dell'Udc punta l'indice sull'ipotesi di tagliare di cinque punti
il cuneo fiscale - un'operazione di circa 20.000 miliardi di vecchie lire -
e assegnare 2.500 euro ad ogni nascituro fino al compimento della maggiore
eta'. ''Queste scelte costano - sottolinena Casini - e non basta dire che
sara' sufficiente la lotta all'evasione fiscale, pur sacrosanta''.
Per il presidente della Camera, quindi, esiste ''un rischio concreto che per
reperire le risorse necessarie si pensi a tassare i Bot e i Cct oltre che i
conti correnti''. Tutto questo, per Casini, ''deve essere argomento della
campagna elettorale, in modo che su questi temi ciascuno sia chiamato a
entrare nel merito delle proposte, senza fare vaghe promesse''.
 




Lezione di Casini al Professore «Non si governa solo con i no»

 
Un Paese non si governa con i no. No alla Tav, no al nucleare, no a Berlusconi e tutti quei niet su cui il centrosinistra sta ricamando la sua campagna pre-elettorale.
Da bolognese a bolognese, all'intervento di sabato del leader dell'Unione Romano Prodi ha risposto il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini. L'occasione è stata un convegno sulla famiglia organizzato a Roma dall'Udc. «Prodi - lo ha apostrofato Casini - dice che il 9 aprile tornerà la primavera, ma per guidare un Paese non è sufficiente dire ³basta², no a tutto: no alla Tav, no a Berlusconi... È necessario dire dei sì, e il nostro primo sì è alla famiglia e al quoziente familiare». Un fattore famiglia che vuol dire «più figli e meno tasse». Al centro del programma dell'Udc e della Casa delle Libertà, ha spiegato il presidente della Camera, c'è «la famiglia, quella vera, non quella con due uomini».
E Prodi è alle prese, invece, con altri connubi: «Vorrei sapere - ha aggiunto Casini, sempre parlando del leader dell'Unione - come farà Prodi a guidare l'Italia» e soprattutto «a celebrare il matrimonio fra Luxuria e Mastella».
Il centrodestra è «in pista», ha chiarito Casini: «Tutti i sondaggi testimoniano una rimonta straordinaria del Polo, anche i sondaggi più ostili a noi».
Poi altre punture elettorali al concittadino: la presentazione delle coalizione di sabato, «più che un Prodi show è stato un Crozza show», ha detto il leader dell'Udc in riferimento allo spettacolo da protagonista del comico.
Non solo famiglia nel programma nella Cdl, ma anche l'«essere fieri» dei militari «che servono il Paese», a differenza degli sfidanti, che non considerano positivamente la missione in Irak.
È la famiglia comunque il tema centrale del pensiero di Casini: battersi per la famiglia «è fondamentale perché il futuro della nostra società è in pericolo, perché non ci sono più riferimenti ideali». Il presidente della Camera è anche tornato sul tema affrontato al congresso dell'associazione nazionale magistrati sui giudici candidati e i giudici «contigui»: «Voglio chiedere all'associazione nazionale magistrati - ha ribadito - una cosa semplice e chiara, senza preamboli: ritengono fisiologico che si passi dall'amministrazione della giustizia ai banchi delle amministrazioni comunali di una città?». Se si fanno solo «discorsi generici - ha quindi attaccato - evidentemente non si ha il coraggio di affrontare la realtà, non si ha il coraggio di vedere che ci sono dei comportamenti di

 

 

01/03/06 - Casini: "I magistrati danno l'idea di parteggiare"



ROMA. I magistrati danno "l'idea di una magistratura che parteggia" a causa
dei numerosi passaggi alla politica con i partiti di sinistra, sia a livello
nazionale che locale. Lo ha detto il presidente della Camera, Pierferdinando
Casini, in un'intervista.
"Il capo dello Stato - ha detto Casini - ha messo il dito nella piaga, come
al solito: occorre non solo essere imparziali, ma anche apparire tali. Se io
penso alle ripetute candidature di magistrati, non solo in Parlamento ma
anche nelle istituzioni locali, vediamo che le cose, purtroppo, vanno in
senso inverso".
"Ieri la candidatura di un magistrato per i Ds a sindaco di Bari - ha
proseguito Casini - oggi a Bologna un magistrato che passa dalla
magistratura al ruolo di assessore nella giunta Cofferati: E  l'idea di una
magistratura che purtroppo parteggia, che come tale subito dopo viene
transitata nei ruoli della politica e della sinistra. Credo che tutti i
cittadini siano in condizioni di giudicare".
"Se i magistrati, come credo sia giusto - ha insistito il leader dell'Udc -
vogliono essere immuni dagli attacchi, non possono prestarsi a una
rappresentazione parziale della loro attivit=E0. Questi magistrati, che come a
Bologna passano dalla magistratura alla giunta Cofferati, dimostrano di
essere parte".




 

La Cdl rilancia: "Più coraggio dall'Europa"

 

Islam, Casini: "Non genuflettersi"

  

ROMA - Il centrodestra si stringe su una linea politica per affrontare la questione Islam: pensiero forte, radici cristiane.

"Non c'è altro modo per costruire un futuro di benessere e di giustizia per tutti che rispettarsi a vicenda, che conoscersi di più". E' il messaggio lanciato da Silvio Berlusconi al mondo arabo in una intervista all'emittente satellitare Al Jazeera.
Nell'intervista Berlusconi si è soffermato anche sui rapporti con la Libia: "Ho parlato a lungo con Gheddafi che mi ha assicurato la difesa dell'incolumità dei nostri connazionali in Libia e del personale del nostro Consolato. Tra i nostri due paesi non si è verificato e non c'è ancora oggi nessun problema".

 

Casini. La giornata ha anche registrato la presa di posizione di Pier Ferdiando Casini. Il presidente della Camera ha sottolineato che "bisogna avere il coraggio, e questo oggi l'Europa non ce l'ha, di affermare laicamente una identità cristiana europea come minimo comune denominatore, non solo dell'Italia ma di tutto il nostro Continente".

Doppiopesismo occidentale. Casini si è detto inoltre "molto preoccupato dell'ignavia, del doppiopesismo e della viltà, che caratterizza il mondo occidentale che è certamente il bersaglio, non della religione islamica, ma di una regia precisa di gruppi di fanatici, di terroristi, di estremisti che utilizzano la religione" per scopi terroristici.

Casini ha inoltre sottolineato come a suo tempo l'Europa si sia voluta dare una "costituzione minimalista, quando si rifiutò l'appello del governo italiano. In questo modo si è rinunciato ad affermare quello che noi siamo".

 

 

PAPA: CONCISTORO; CASINI SI CONGRATULA CON CARD. CAFFARRA

 

 

ROMA, 22 FEB - Il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini ha espresso, nel corso di una telefonata al cardinale Carlo Caffarra, Arcivescovo di Bologna, le piu' sincere felicitazioni per la nomina nel collegio cardinalizio. ''Per la comunita' bolognese - afferma casini - e' un segno di particolare attenzione del Sommo Pontefice, a cui esprimo devozione e gratitudine. Per il neocardinale e' la conferma dell'appassionato ruolo che svolge al servizio della Chiesa italiana con grande prestigio e intelligenza''.

 

 

             L'Udc di Cesena e Comprensorio informa

              

              

L'intervento di Pier Ferdinando CASINI alla Conferenza Programmatica dell'UDC.



Roma, 11 febbraio 2006

A. La situazione internazionale. Terrorismo e crisi delle identità

CARI AMICI! Sono passati solamente quattro anni dal giorno in cui abbiamo dato vita all’UDC. Eppure, guardando agli eventi che abbiamo alle spalle, abbiamo l’impressione di avere attraversato un’intera epoca.
Oggi possiamo rivendicare con legittima soddisfazione di avere trascorso assieme quattro anni straordinari. Abbiamo conosciuto momenti di difficoltà, ma non sono mancati i successi e le soddisfazioni, per noi e per la cultura politica che abbiamo l’onore e l’orgoglio di esprimere.
Abbiamo governato l’Italia in una delle fasi più difficili della sua storia. Lo abbiamo fatto in coerenza con gli impegni assunti con i nostri elettori ed in piena lealtà nei riguardi della coalizione alla quale abbiamo associato il nostro percorso politico.
La Casa delle libertà non è stata e non è per noi un espediente tattico, una scelta dettata da convenienze occasionali: è il riferimento naturale per chi aspira a dare voce ai moderati italiani ed alla loro domanda di serietà, concretezza, equilibrio e responsabilità.
Lavorare assieme, in questi anni, al servizio del Paese ci ha messo di fronte a vicende dolorose, spesso traumatiche. Ma ci ha anche consentito di imparare e di crescere. Per questo, nel momento in cui ci apprestiamo a proporre il nostro progetto per l’Italia di domani, è giusto ripercorrere questo nostro cammino comune.
Ed è giusto dire che questo cammino si è incrociato con le conseguenze del più drammatico spartiacque mai registrato, in un solo giorno, nel cammino della storia.
L’11 settembre ha certamente lasciato il segno su alcuni fondamentali dell’economia mondiale. Le borse - anche se già appesantite dagli scandali finanziari americani - sono state in grado di recuperare lo shock dei primi giorni in tempi relativamente contenuti, dimostrando in questo la straordinaria capacità di reazione che può mettere in campo il mondo libero e democratico. Ma è anche vero che il prezzo del petrolio, da quella data, è triplicato.
Tuttavia, le conseguenze di quei fatti - cui hanno fatto seguito con cadenza drammatica gli attentati di Madrid, di Londra, di Bali, di Sharm el-Sheik - non possono essere misurate solamente con gli indicatori economici: c’è molto di più.
La comunità internazionale si è trovata di fronte ad uno scenario nuovo, pieno di incognite, che nessuno avrebbe ipotizzato all’inizio del nuovo millennio.
Sono state combattute due guerre. In Afghanistan ed in Iraq, due regimi dittatoriali brutali ed oscurantisti sono stati rovesciati.
Il ritorno di quei due popoli all’autodeterminazione, nel quadro della libertà e della democrazia, sta conoscendo un percorso difficile, drammatico, cui l’Italia ha voluto prendere parte attiva, assumendosene coraggiosamente la responsabilità con un impegno di pace: un impegno che sta dando i suoi frutti concreti e che, sono certo, la nostra coalizione potrà rivendicare come una delle sue scelte più giuste e lungimiranti nell’interesse di tutto il Paese.
E a questo riguardo voglio esprimere la nostra profonda gratitudine, il rispetto e la sincera ammirazione per i nostri militari impegnati nelle numerose missioni in punti nevralgici per la sicurezza e la pace del mondo, per la lotta al terrorismo. La loro azione è un contributo al ristabilimento di condizioni di ordine e di convivenza civile e democratica, di cui tutti gli italiani devono essere orgogliosi.
Un pensiero commosso e riconoscente voglio in particolare indirizzare alla memoria dei nostri uomini caduti a Nassiriya ed in terra irachena, che versando sul terreno il proprio sangue vi hanno anche gettato i preziosissimi semi della democrazia, della libertà e della pace.
In questo quadro, le democrazie del mondo sono state messe di fronte ad una realtà molto dura, che le ha colte impreparate: la difficoltà di trovare un punto di riferimento, un orientamento, un centro di gravità ideale per rispondere tutti insieme, con la forza e la determinazione necessaria, alle offese dell’odio e della violenza.
Sono esplose in questi anni tutte le contraddizioni del nostro tempo; sono riemerse insicurezze e paure; nell’era della tecnologia digitale e delle comunicazioni satellitari - che ci dovrebbero unire ed avvicinare - ci siamo ritrovati più soli.
Abbiamo tutti percepito la profondità del vuoto causato dalla fine delle ideologie e dei partiti tradizionali e l’inadeguatezza dell’atteggiamento in cui - per oltre un decennio - si è attardata la politica, in Italia come in Europa.
Il crollo del Muro di Berlino ha ridisegnato la mappa geopolitica: la centralità della prospettiva Est-Ovest si è spenta e ha lasciato il passo al solco lacerante che divide il Nord ed il Sud del mondo.
I grandi fenomeni migratori ­ ai quali all’inizio degli anni Novanta guardavamo un po’ tutti con una sorta di stupita curiosità ­ hanno cambiato il volto della nostra società. Nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nella vita quotidiana oggi abbiamo accanto a noi persone di etnie, culture e religioni diverse dalla nostra: una realtà viva, concreta, che non è più solo una costruzione dei libri o dei sociologi.
Di fronte a tutto questo, sotto la pressione degli eventi ed alla ricerca affannosa di risposte sensate, abbiamo finalmente compreso quanto sia importante capire chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo.
Lo abbiamo capito quando è miseramente fallito il tentativo di costruire il linguaggio comune del mondo globalizzato sui facili entusiasmi della new economy; sul dominio assoluto della tecnologia e della scienza; sulla scelta di fare a meno di valori e di ideali e di affidarsi solamente all’algebra degli interessi, al rapporto costi-benefìci.
Lo abbiamo capito davanti alla grave crisi che l’idea di Europa sta attraversando, mentre il nostro continente si dibatte ancora nella ricerca di una strada sua propria, che le permetta di recuperare e di mettere a fuoco i valori comuni di riferimento.
Ma lo abbiamo capito anche guardando alla straordinaria capacità di aggregazione e di orientamento che ha saputo esprimere la Chiesa cattolica nei passaggi più stretti del nostro tempo, ovunque fossero in discussione la dignità e la libertà dell’uomo, la pace, la giustizia, la vita.
Lo abbiamo capito leggendo le testimonianze straordinarie di martiri cristiani come don Santoro, emblema dei nostri valori e simbolo della libertà religiosa che invochiamo nel nome della reciprocità.
Per noi, per un partito che trova nell’insegnamento e nei valori della Chiesa cattolica un riferimento identitario centrale, questa grande forza rappresenta una chiave decisiva per interpretare le necessità reali del Paese.
I grandi interrogativi irrisolti del nostro tempo ed il bisogno di certezze e di orientamento che tutti avvertiamo ci chiamano ad un compito che non può più essere eluso: fissare una tavola di valori in cui poterci riconoscere, su cui costruire il futuro della coalizione e rimettere in circolo la passione e l’entusiasmo dei cittadini.
Il punto di partenza per ogni discorso programmatico sta nella rivendicazione della nostra identità: l’identità che ci distingue dalla sinistra e che, all’interno della coalizione, fa dell’UDC una presenza speciale, necessaria, che fa sentire la sua voce senza timori e che non è subalterna a nessuno.
Questa forza ci viene dal grande patrimonio ideale del cattolicesimo liberale; dalla difesa intransigente della dignità e della libertà della persona; dall’affermazione dei valori della famiglia, della libertà dell’educazione, della dignità del lavoro; dalla sensibilità per i doveri sociali e dall’etica della responsabilità che appartengono, da sempre, al nostro patrimonio genetico.
E’ un’identità che rivendica con forza i suoi valori fondanti, ma che è da sempre aperta ad arricchire il suo patrimonio aprendosi alle grandi sfide della società globalizzata e del nuovo pluralismo che essa ha portato.
Fissare ed affermare con coerenza nei comportamenti questa identità non è semplice. Ma è l’unica chiave per sciogliere i nodi più importanti del Paese, attraverso il coinvolgimento convinto ed appassionato di tanti italiani che oggi aspettano - da parte nostra - un segnale forte e chiaro.

B. L’Italia

Il nostro Paese è una delle maggiori potenze industriali del mondo. Lo è per capacità produttiva e per accumulazione finanziaria, lo è per la sua cultura, la ricchezza del suo patrimonio artistico e naturale, per la vitalità delle tradizioni locali.
Non si possono nascondere però le difficoltà che l’Italia attraversa. Esse si collocano in una fase dell’economia europea non certo florida, ma hanno anche caratteri specifici. Parlare di declino non è incoraggiante, ma è essenziale guardare in faccia la realtà.
Quel che dobbiamo evitare è di restare inerti riguardo alle difficoltà che la globalizzazione ci pone di fronte, crogiolarci in un melanconico e crepuscolare sentimento che avviluppa le società in decadenza.
E qui dobbiamo ricordare che è dal 1996 che l’Italia perde drammaticamente quote di mercato nel commercio mondiale. Una data che non ricordo a caso, perché coincide con l’inizio del Governo del centrosinistra.
Coincide, soprattutto, con la stretta conclusiva del cammino che ci ha portato nella moneta unica europea: senz’altro un risultato storico, ma anche un’assunzione di responsabilità di fronte a tutti gli italiani che richiedeva ben altra consapevolezza e lungimiranza nel muovere le leve delle nostra economia.
Qualcuno continua a sostenere ancora oggi che l’ingresso nell’euro ha segnato per l’Italia e per i paesi membri una specie di “morte della politica economica”: tutto sarebbe deciso dall’alto, altrove; i Paesi membri non dovrebbero che adeguarsi a parametri, vincoli e scenari decisi nelle stanze di Francoforte e di Bruxelles.
Ma è un’idea profondamente sbagliata. E’ vero il contrario. Rispettare i vincoli europei, garantire la stabilità delle economie nei loro rapporti reciproci, sono obiettivi che hanno accresciuto enormemente le responsabilità dei Governi nazionali.
Per l’Italia, questo ha significato soprattutto una cosa: l’impossibilità di superare crisi, shock e stagnazioni con lo strumento delle svalutazioni competitive.
E questo ha rimesso in gioco la politica, chiamandola a misurarsi con un obiettivo di grande complessità: creare le condizioni necessarie perché la nostra economia si mantenesse competitiva senza l’aiuto della leva monetaria; perché trovasse la sua spinta propulsiva negli investimenti in ricerca e sviluppo, nell’innovazione di processo e di prodotto, nell’integrazione tra università ed impresa.
Ma nulla di tutto questo ha fatto il centrosinistra.
E’ necessario trovare nell’orgoglio di essere italiani, nell’orgoglio dei progressi fatti dal nostro Paese e dei grandi risultati raggiunti, la forza per affrontare le nuove sfide, per rifiutare il declino.
Ma per fare questo occorrono chiarezza di idee e determinazione.
Preliminare a tutto mi appare l’esigenza di liberarsi di pregiudizi e di condizionamenti ideologici che sono un retaggio dei decenni passati.
Voglio fare tre esempi del come non ci si deve comportare: l’energia, le infrastrutture e lo smaltimento dei rifiuti.
In questi settori, decisivi perché sono elementi di base per lo sviluppo economico, l’Italia si trova in una situazione di grave arretratezza, con un vero handicap da colmare rispetto a nostri stessi partner europei.
Su questa situazione ha pesato come un macigno la dissennata riforma del titolo V della Costituzione voluta dal centrosinistra nel corso della scorsa legislatura, decisa a maggioranza sotto la spinta delle convenienze elettorali: uno strappo sul quale avrò modo di tornare più avanti. Il passaggio di materie così delicate alla legislazione regionale concorrente ha reso ancora più confuso e lento il processo decisionale ed ha aumentato a dismisura la conflittualità tra centro e periferia.
Ma questo non è tutto. Decisioni tempestive ed efficaci sono impedite dagli eccessi dell’ideologismo ambientalista e dalla esasperata preoccupazione di ottenere un consenso generalizzato di tutte le comunità e i soggetti interessati. Tutela e cura dell’ambiente, giusto coinvolgimento dei rappresentanti degli interessi in gioco non possono determinare una situazione di immobilismo.
Ci si deve interrogare con spirito realistico sulle scelte da compiere, senza rifiutare a priori le soluzioni che i progressi della scienza e della tecnica ci offrono.
L’idea di trovare il consenso di tutti è illusione. Se risponde ad un giusto concetto di democrazia un libero e approfondito dibattito della questione, lo stesso sistema democratico esige una decisione che guardi all’interesse nazionale. Nel frattempo mentre si discute, dalla Campania, che ha drammatici problemi economici, spediamo, con un costo enorme, treni colmi di rifiuti in Germania, dove riescono a trasformare questo materiale in energia elettrica.
Quell’energia che noi dobbiamo acquistare per il 17 per cento del nostro fabbisogno nazionale oltre confine se non vogliamo rimanere al buio. Un’esperienza che purtroppo abbiamo già provato: una giornata di sconcerto e di disorientamento che non vogliamo si ripeta mai più.
Eppure avremmo tutto il know how per gestire questa situazione e renderla un fattore di spinta per la nostra capacità produttiva: basti guardare a Brescia, dove è entrato in funzione un termovalorizzatore modello. Ma mentre in Italia possiamo celebrare questo esempio tutt’al più come un’isolata eccezione, in Germania negli ultimi anni sono entrati in funzione 35 impianti dello stesso tipo!
Ma quel che è peggio è che una volta assunta una decisione, è sufficiente l’opposizione di piccoli gruppi organizzati, rappresentanti di comunità locali, di singole categorie produttive o del mondo dei no global, per bloccare la realizzazione delle opere anche se queste, come nel caso della TAV in Val di Susa, fanno parte di importanti progetti approvati in sede europea.
Assurda appare poi la contestazione ad una manifestazione di pace e di fratellanza come le Olimpiadi di Torino, che mescola no global e no TAV. Cedere o anche solo avere ambiguità su questo terreno, vuol dire accettare una deriva per il nostro Paese ai margini della comunità internazionale.
La tolleranza verso tutti questi fenomeni non significa altro che anteporre interessi circoscritti all’interesse dell’intera nazione; significa rifiutare di realizzare in Italia opere del tipo di quelle realizzate in altri paesi e che li pongono in una posizione di vantaggio rispetto al nostro; significa, in definitiva, accettare di imboccare mestamente la strada del sottosviluppo.
Noi dell’UDC non possiamo accettarlo e perciò chiamiamo gli elettori ad un scatto di orgoglio perché il nostro Paese sia messo nelle condizioni minime per riprendere la strada dello sviluppo e della competizione internazionale.

C. Il bilancio della legislatura

Nessuno può dire che l’Italia di oggi sia la stessa di quella che abbiamo ereditato nel 2001 del centrosinistra. Nessuno può far finta di non vedere le radici di un Paese più moderno ed avanzato che la Casa delle libertà ha piantato in questa legislatura con interventi coraggiosi e di ampio respiro.
Interventi che difficilmente avrebbero visto la luce senza il sostegno leale dell’UDC alla coalizione di governo e che anzi assai spesso l’impegno dell’UDC - chiaro, diretto e trasparente - ha contribuito a migliorare.
E a nostro merito possiamo rivendicare con orgoglio, senza tema di smentite, il filo conduttore ben preciso che ha ispirato questi miglioramenti: dare priorità alle necessità di tutti piuttosto che agli interessi di pochi; tutelare il Paese nel suo complesso, per evitare che esso si disgregasse negli egoismi e nei particolarismi; rifiutare, fin dove è stato possibile, l’idea di una legislazione suggerita dalle pressioni dei singoli o di una corporazione piuttosto che di un’altra.
Il bilancio della Casa delle libertà, anche grazie a noi, è dunque in attivo. Abbiamo sempre detto con chiarezza che le zone grigie non mancano e che si sarebbe potuto fare di più e meglio.
Oggi, all’atto di tirare le somme, dobbiamo parlare agli italiani con il linguaggio della verità e della responsabilità. Non possiamo nascondere che, a fronte di alcune questioni, di grande impatto sulla vita dei cittadini, occorrevano maggiore coraggio e maggiore visione strategica.
Le pensioni, in primo luogo. Certamente abbiamo salutato con soddisfazione l’innalzamento delle pensioni minime a 516 euro, poi diventati 551, ed apprezziamo l’intento di proseguire lungo questa strada. Abbiamo anche avuto il coraggio di riordinare il sistema della previdenza, raccogliendo consensi anche sul piano internazionale.
Ed ancora, le privatizzazioni e le liberalizzazioni. Vischiosità ed atteggiamenti corporativi, figli di un passato duro da lasciarsi alle spalle, non hanno ancora consentito di aggredire le rendite di posizione e le nicchie protette che frenano la crescita e lo sviluppo del Paese, nell’economia reale come nel mondo delle professioni. Ai monopoli pubblici di un tempo si sono sostituiti monopoli privati.
La ricaduta di tutto questo sulle tasche dei cittadini come sui conti delle imprese è pesante. Un tempo - e stiamo parlando di una decina di anni fa - tutti i settori più rilevanti dell’economia erano controllati più o meno direttamente dallo Stato. Così era per le banche come per le assicurazioni, per le autostrade, per le telecomunicazioni come per l’energia.
Il processo di privatizzazioni avviato negli anni Novanta è stato imponente: oggi, tutti questi settori, con parziale esclusione dell’energia, sono controllati da privati.
Uno degli obiettivi che il Paese si era prefissato è stato raggiunto: rispettare i parametri di Maastricht e consentire all’Italia di far parte del primo gruppo dei paesi dell’area euro. Ma l’altro obiettivo - la liberalizzazione dei mercati - ad oggi può dirsi sostanzialmente mancato.
Il nostro invece è un partito che vuole guardare avanti, nella consapevolezza che solo la realizzazione di mercati effettivamente concorrenziali rappresenta uno stimolo determinante per le imprese in termini di miglioramento dell’efficienza e di apertura del sistema industriale all’internazionalizzazione.
E questo vale nei due sensi: per l’ingresso in Italia di nuovi competitor provenienti dall’estero, ma anche per l’acquisto di quote rilevanti di mercato da parte di imprese o gruppi italiani, che debbono crescere portando a termine acquisizioni di rilievo anche oltre i confini nazionali.
Ma completare i processi di liberalizzazione dei mercati significa soprattutto ridurre i costi dei servizi: è questo il traguardo con cui ci dobbiamo misurare e che ha l’impatto più alto sulla qualità della vita dei cittadini.
E le sempre più frequenti comparazioni con i costi degli stessi servizi negli altri paesi confermano - con allarmante puntualità - che i conti più salati gravano proprio sulle famiglie italiane. E gli italiani ne sono perfettamente consapevoli.
Questi dunque sono i veri nodi da sciogliere, a partire dal settore bancario in cui, dopo le vicende degli ultimi mesi, il processo finalmente ha preso il via. Ma il discorso vale anche per il settore assicurativo, dove solo un’effettiva competizione tra le imprese consente di prevenire intese e cartelli sui servizi e sui relativi costi, che inevitabilmente aggravano il bilancio delle nostre famiglie.
E vale per il settore dell’energia, dove è assolutamente indispensabile ridurre la dipendenza dal petrolio e dal gas se vogliamo invertire la tendenza che i vede cittadini e le imprese italiane pagare le bollette più salate.
La stessa attenzione dobbiamo prestare al settore delle telecomunicazioni, incentivando l’utilizzo delle nuove tecnologie che in molti paesi esteri ormai consentono di comunicare gratis o quasi, mentre in Italia si perpetuano i balzelli dei costi fissi.
Il nostro punto di riferimento sarà uno solo: il cittadino, nelle vesti ora del consumatore ora dell’utente. E’ un circuito che ci impegniamo a rivitalizzare, attraverso una politica orientata all’interesse generale. Restituiremo fiducia ai cittadini ed alle famiglie. Creeremo un volano straordinario per chi fa impresa.
Anche sul fisco resta la sensazione dell’”incompiuta”. L’estensione della no tax area rappresenta un impegno mantenuto: 12,5 milioni di contribuenti a basso reddito non pagano più nemmeno un euro di imposta personale.
Un partito come il nostro - che in linea con i caratteri suoi propri non fa nessuna fatica ad impugnare la bandiera della responsabilità - ha maturato la piena consapevolezza che non c’è limite più invalicabile alla realizzazione della giustizia sociale del permanere del sommerso: una realtà che è giunta oramai a superare un quarto del valore dell’economia nazionale e che mina alla radice la possibilità di controllare gli aggregati fondamentali del bilancio pubblico.
Si tratta di una percentuale pari circa al doppio della media dei paesi OCSE, una specie di “idra” che - senza interventi decisi e mirati ­ rischia di finire totalmente fuori controllo; un mostro capace di privare di qualunque efficacia qualsiasi scelta di politica economica.
A questa massa di economia sommersa è sbagliato guardare come ad un’illusione consolatoria, per alimentare il retropensiero per cui, in fondo, l’Italia non sta così male come sembra. Il problema è molto più serio.
E’ il sommerso che impedisce di individuare con precisione le fasce di popolazione che sono realmente meritevoli di sostegno e di raggiungerle con interventi che non finiscano con l’apparire afflitti da strabismo.
E’ l’economia in nero che crea forti squilibri nell’ambito della competizione tra le imprese; che incentiva forme di nanismo economico, perché è più facile nascondersi rimanendo piccoli piuttosto che crescere e aumentare la propria visibilità, menomando con questo anche le potenzialità di sviluppo dell’occupazione. Ed a pagarne le maggiori conseguenze sono anche le aree territoriali economicamente più fragili, a partire dal Mezzogiorno.
Non a caso, tornando al periodo che va dal 1996 ad oggi, chi parla di impoverimento generalizzato del Paese sostiene una tesi impropria e fuorviante.
Abbiamo assistito, semmai, ad una divaricazione crescente tra le diverse fasce sociali: alcune hanno visto migliorare sensibilmente il proprio tenore di vita; altre faticano invece ad arrivare alla fine del mese con i redditi di cui dispongono.
Si criticano tanto i condoni. Ma si può ragionevolmente negare che gli studi di settore, introdotti nella precedente legislatura dal centrosinistra, siano una sostanziale rinuncia all’aspirazione di accertare il reddito effettivo delle categorie produttive?
Serve allora una svolta radicale: il tempo a disposizione per rilanciare la nostra economia si sta assottigliando. E’ giunto il momento di introdurre nel nostro sistema fiscale lo strumento del contrasto di interessi: chiunque si avvalga di un servizio o di una prestazione dovrà essere posto in condizione di pretendere sempre, in quanto fiscalmente beneficiato da questa opportunità, un documento probatorio ai fini fiscali.
Solo così potremo ridurre anche le aliquote fiscali e realizzare una riforma dell’imposizione in grado di rilanciare il Paese.
Per riprendere il filo dello sviluppo e della crescita del Paese è giusto e doveroso ripartire dalle cose fatte.

Una cosa fatta ­ e fatta molto bene ­ è stata la legge Biagi. Più di un milione e mezzo di persone che, all’inizio della legislatura, erano alla ricerca di una occupazione oggi hanno un lavoro: sono dati ufficiali, concreti e riscontrabili.
E semplicemente mistifica la realtà chi punta l’indice contro questi dati di fatto, affermando che non di flessibilità si tratta, ma di precarizzazione. Il 75 per cento dei giovani assunti con contratti di lavoro flessibile vengono poi confermati a tempo indeterminato. Il tasso di disoccupazione, nei cinque anni del nostro governo, è sceso dal 12 al 7 per cento circa. Il divario tra il tasso di disoccupazione tra Nord e Sud è diminuito a vantaggio del Mezzogiorno, in cui si è concentrata buona parte della nuova occupazione che tutte le statistiche registrano.
A chi evoca il fantasma della precarizzazione, dovremmo piuttosto domandare che cosa abbiano fatto i governi di centrosinistra nella scorsa legislatura per risolvere, ad esempio, il problema dei cosiddetti “co.co.co.”: un vero e proprio esercito di lavoratori senza certezze, senza garanzie e senza prospettive, che si è preferito ignorare ed abbandonare al proprio destino.
E’ forse non è nemmeno in buona fede chi limita i suoi orizzonti al binomio “precarizzazione-stabilizzazione”. Il punto è un altro ed è il buon funzionamento del sistema economico nel suo complesso. In un’economia in salute, che cresce con regolarità, ci sono occasioni per tutti ed il cambiare lavoro è un’opportunità, non una penalizzazione.
La Casa delle libertà ha avviato un grande progetto di modernizzazione della nostra scuola, sul quale abbiamo assistito ad una gigantesca operazione di disinformazione. Abbiamo voluto dare alle famiglie italiane più scelta, più libertà, più qualità. Ma di fronte alle idee ed alle proposte concrete si è preferito evocare l’attentato all’uguaglianza dei cittadini, il disfacimento del sistema scolastico, una privatizzazione selvaggia di cui nessuno ha visto né potrà vedere traccia.
Se guardiamo ai fatti, vediamo un’altra storia. Vediamo che, nelle scuole private come in quelle pubbliche, oggi i nostri figli possono diversificare il proprio percorso formativo in modo equilibrato, senza nessuna rottura a danno degli insegnamenti tradizionali; possono accedere prima e meglio alle lingue straniere; possono trovare nelle attività non curricolari nuovi strumenti di socializzazione e di crescita personale.
Il senso di responsabilità dei dirigenti scolastici, degli insegnanti, degli alunni e dei loro genitori è stata insomma la risposta migliore a chi ha gridato per le strade ad una svendita della scuola, spesso senza avere letto un comma della riforma Moratti.
Lavoro e scuola non sono i soli risultati.
La legge obiettivo, innanzitutto. Il centrosinistra ha voluto etichettarla sin dal primo momento come una iattura, un libro dei sogni, un crimine di lesa maestà antiambientalista. Oggi, con i dati alla mano, possiamo cogliere tutta la strumentalità di quelle obiezioni.
In tutto il periodo tra il 1989 ed il 2001 sono state cantierate opere per un valore di 17,5 miliardi di euro. Nel solo periodo tra il 2002 ed il giugno 2005, il valore delle opere cantierate è già arrivato a 32 miliardi di euro e previsioni fondate e ragionevoli stimano un valore di 39 miliardi entro il giugno 2006. Se guardiamo al valore dell’appaltato, entro la fine di quest’anno arriveremo ad una misura di 44 miliardi di euro.
Nel campo delle grandi infrastrutture strategiche, ci muoviamo dunque nell’ordine del triplo di quanto i governi precedenti abbiano realizzato. E’ questo il modo di rilanciare l’economia: con i fatti, l’impegno quotidiano e la convinzione nei progetti di lungo respiro.
Risultati significativi abbiamo conseguito anche per le nostre università, introducendo un sistema di reclutamento dei docenti in grado di porre fine ai troppi episodi di malcostume e di familismo che per anni hanno arrecato danni esponenziali all’immagine del sistema-università.
Se pure con un ritardo che non ha fatto onore alla politica ed al Parlamento, è andata in porto la riforma del risparmio. Qualcuno ha detto che non è la migliore delle riforme possibili: forse è così. Ma è una riforma che ha avuto il coraggio di entrare nel cuore del sistema, ridisegnando l’assetto di vertice della Banca centrale, e di dare una risposta alle inquietudini ­ e spesso ai drammi ­ dei cittadini risparmiatori.
E voglio aggiungere i provvedimenti a garanzia della sicurezza dei cittadini, a contrasto del terrorismo internazionale ed a tutela del pacifico svolgimento delle nostre attività di vita e di lavoro.
Gli ultimi giorni della legislatura sono stati utilizzati per realizzare un altro importante tassello del programma: la legge sulla droga. Al di là di ogni polemica, siamo fieri, come UDC, di aver dato un contributo determinante all’introduzione, nel nostro ordinamento giuridico, del principio che drogarsi è un atto illecito.
Questo sacrosanto principio è un argine contro il permissivismo che giustifica e legittima, anzi addirittura pretende di trasformare in diritto, ogni pulsione personale, senza valutarne gli effetti sociali. La droga mortifica la dignità e la libertà della persona e deve essere combattuta con ogni mezzo.
Vorrei conoscere il pensiero di tanti genitori, giustamente preoccupati dei pericoli che corrono i loro figli, alla visione dei parlamentari del centrosinistra che fumavano spinelli in Piazza Montecitorio.
La legge non è liberticida, come pretendono i critici della sinistra, ma gradua con ragionevolezza le sanzioni in relazione alla pericolosità delle diverse droghe. Con un’intelligente attuazione, sono sicuro che potrà rivelarsi uno strumento importante nella lotta a questo vero e proprio flagello della società.
La tutela della salute e dell’integrità della persona sono sempre state al centro della nostra attenzione. Lo abbiamo dimostrato concretamente anche con provvedimenti in altri campi. Mi riferisco alle restrizioni del fumo negli ambienti pubblici e, più ancora, all’introduzione della patente a punti, che ha fatto diminuire le drammatiche statistiche di morti e feriti sulla strada: dalla sua entrata i vigore, le vittime della strada sono diminuiti di più di mille unità.

3. I successi dell’UDC

L’UDC non è stata solo un partner leale nella coalizione governativa nell’opera di attuazione del programma concordato ed accolto dagli elettori nel 2001.
Abbiamo ritenuto nostro primario dovere politico far sentire la nostra voce, far valere i nostri valori e i nostri ideali allorché essi venivano in gioco. E ciò non per spirito di protagonismo, ma perché lo ritenevamo necessario per il bene del Paese e nello stesso interesse della coalizione.
Voglio in primo luogo rivendicare l’apporto del nostro partito alla riforma costituzionale. Ci siamo battuti perché venissero corretti i più macroscopici e pericolosi errori dell’incauta modifica dell’assetto regionalistico operata dal centrosinistra. Ci siamo battuti per un federalismo che unisce, non che divide.
E’ con questo spirito che siamo riusciti ad ottenere il ritorno alle competenze dello Stato di materie essenziali per il governo della nazione, come l’energia, le comunicazioni, le grandi reti di trasporto. E’ con questo spirito che abbiamo voluto fosse meglio riaffermata la centralità dell’interesse nazionale, di modo che lo Stato possa intervenire e sostituirsi alle regioni allorché sono in gioco irrinunciabili ed imprescindibili interessi unitari.
Siamo stati regionalisti nel solco della tradizione del popolarismo cattolico, ma, sempre secondo questa impostazione, fermi nel cercare di evitare ogni deriva disgregatrice dell’unità nazionale.
Ma se possiamo essere fieri di questi risultati, non possiamo non guardare con preoccupazione all’atmosfera nella quale il progetto di revisione costituzionale è stato approvato. La riforma, lungi dal creare un clima di intesa ed uno spazio per accordi bipartisan, ha provocato ulteriori lacerazioni nel tessuto politico, ha visto una contrapposizione frontale dei due poli, come già accaduto con la riforma del Titolo V nel 2001.
Corriamo il rischio di creare una pratica di revisioni costituzionali unilaterali di maggioranza e, cambiando le maggioranze, di revisioni costituzionali di legislatura.
Ciò contraddice l’essenza più profonda di una Costituzione, che è quella di fissare le regole primarie della comunità, destinata ad avere stabilità nel tempo. Aggiornamenti del testo costituzionale sono non solo possibili, ma anche necessari ed auspicabili per seguire il passo dei tempi, per renderle ancora più vive ed attuali.
Riteniamo però che sia stata una sconfitta per tutti il clima di scontro - diciamolo pure, di rissa - in cui si è giunti all’ultima riforma.
Il referendum sulla legge di revisione rischia di amplificare la contrapposizione. Esso ci pone di fronte ad uno scenario problematico. Se dovesse vincere il “no” si azzererebbe un più che ventennale dibattito sulla riforma della parte seconda della Costituzione e resterebbe immutata la pessima riforma del Titolo V operata dal centrosinistra.
Coerenti con lo spirito che ci ha guidato nell’esame della riforma, volto a trovare terreni di mediazione e di incontro nell’interesse generale, pensiamo che, qualunque sia l’esito del referendum, la cosa più saggia sarebbe dare vita ad un nuovo patto costituente: nel caso di vittoria del “sì”, per modificare aspetti non convincenti della riforma ­ e ce ne sono, ad esempio in tema di procedimento legislativo e di rapporto Governo-Parlamento; nel caso di vittoria del “no”, per porre mano con un nuovo spirito unitario agli aspetti più negativi in tema di disciplina del rapporto Stato-regioni ed alla necessità di superare l’attuale bicameralismo.
Sulla materia della giustizia, riconosciamo che molti interventi della coalizione sono nati sotto il segno dell’occasionalità e della frammentarietà. Non si può però dimenticare che i principi a base di questi interventi sono validi e, al di là delle specifiche contingenze in cui essi hanno preso corpo, rappresentano miglioramenti oggettivi per la generalità dei cittadini.
L’UDC ha sempre cercato di porsi in una posizione non pregiudiziale, di valutare con obiettività la sostanza degli interventi, di individuare soluzioni di mediazione che mantenessero le innovazioni nell’alveo del pieno rispetto della Costituzione e che fossero idonee a recepire indicazioni provenienti dal Capo dello Stato e o prevenirne possibili rilievi.
Questo è stato l’atteggiamento che abbiamo tenuto anche nell’elaborazione della riforma organica dell’ordinamento giudiziario, cui va riconosciuto ­ tra l’altro ­ il merito di aver reintrodotto criteri meritocratici nella carriera dei magistrati.

Al decisivo impegno del nostro partito voglio ascrivere l’approvazione della legge per fronteggiare il macabro fenomeno della pedopornografia su Internet, un punto di svolta nella strategia delle istituzioni nei confronti di un fenomeno che appare in crescita. La strategia di contrasto alla pedofilia viene articolata non solo aggravando il sistema delle pene per questi reati, ma anche aggiornando gli strumenti d’intervento dello Stato e fornendo agli inquirenti nuove armi per individuare i pedofili ed in produttori e mercanti di materiale pedopornografico.
Un particolare impegno dell’UDC è stato profuso per le riforme del diritto societario e per la nuova legge fallimentare.
La riforma del diritto societario era attesa da decenni. La nuova disciplina delle società di capitali è improntata ai principi della semplificazione, del riconoscimento di un più ampio spazio alla autonomia statuaria e della maggiore flessibilità organizzativa. Un sistema rigido, che imponeva un unico modello di società, è stato sostituito da un sistema flessibile che rimette alla valutazione dei soci la scelta di adottare il modello delineato dal legislatore ovvero di strutturare l’assetto organizzativo della società secondo una serie di opzioni introdotte dalla riforma.
I primi dati ci stanno dando ragione. Con le nuove regole, le società di capitali sono aumentate del 9 per cento, arrivando a quota 650.000. Le società a responsabilità limitata con socio unico sono addirittura cresciute del 49,3 per cento, mentre ­ sempre per restare sulle società con unico socio ­ si sono registrate questi 5.000 nuove società per azioni unipersonali.
Per quanto riguarda la legge fallimentare, la ratio che ha ispirato la riforma è quella di formulare una procedura concorsuale diretta a salvare in ogni caso le capacità produttive dell’impresa. L’ottica della riforma è quella di tenere conto che il fallimento di una impresa coinvolge interessi economici e sociali che vanno oltre l’ambito particolare della singola impresa e dei suoi creditori.
L’obiettivo della riforma è di assicurare, ove possibile, la sopravvivenza dell’impresa per assicurare alla collettività ed ai creditori una consistente garanzia patrimoniale attraverso il suo risanamento.
Sono due riforme che, fornendo un quadro giuridico di riferimento più aggiornato rispetto alle esigenze del mondo economico, costituiscono un supporto utile allo sviluppo delle attività produttive.
E sempre in questa prospettiva dobbiamo ricordare che, senza l’UDC, non si sarebbe realizzata la straordinaria emersione del lavoro irregolare del 2002, che ha dato dignità all’impegno di tanti lavoratori stranieri, incrementando il gettito fiscale e contributivo. Grazie a quell’intervento, 316.000 immigrati hanno potuto aiutare le nostre famiglie nella loro quotidianità e prendersi carico di situazioni difficili e socialmente costose; altri 330.000 - che prima lavoravano in nero - sono stati impiegati nelle nostre imprese. Tutti costoro si sono integrati e pagano contributi e tasse.
E’ stata una risposta forte e chiara alla propaganda strumentali di chi ha additato la legge Bossi-Fini come modello di intolleranza e di esclusione.
Quel provvedimento - un altro impegno con gli elettori pienamente mantenuto dalla nostra coalizione - ha realizzato concretamente un principio sacrosanto: massima fermezza nel contrasto all’immigrazione clandestina, al traffico di esseri umani che ad essa si accompagna, all’ignobile mercato che su di essa prospera; ma anche massima apertura nei confronti di chi intende lavorare onestamente ed integrarsi, accettando i valori fondamentali e le regole della nostra convivenza civile.
Le stesse critiche che la sinistra rivolge a quel provvedimento si concentrano sui dettagli e, implicitamente, confermano la bontà del suo impianto.
Il significato della nostra presenza nella coalizione si è manifestato non solo nelle cose fatte, ma anche in quelle cui ci siamo opposti.
Voglio in primo luogo ricordare la nostra ferma e intransigente opposizione al referendum abrogativo della legge sulla procreazione assistita.
Abbiamo difeso il valore della vita e dell’essere umano che riteniamo essere non solo un valore proprio del cattolicesimo, ma dell’intera nostra civiltà. Abbiamo difeso questo valore con intransigenza sul piano morale e, su quello politico, siamo stati decisivi per frenare una possibile deriva laicista e zapaterista, nella quale ogni pulsione, ogni desiderio di libertà si trasforma in diritto slegato dai doveri della socialità.
Vi è un punto però che ha caratterizzato in maniera forte la nostra azione politica nella legislatura che si chiude: il ritorno al sistema elettorale proporzionale. Questo decisivo mutamento è stato l’esito di una precisa richiesta dell’UDC agli alleati ed in esso si sostanzia la discontinuità che ripetutamente avevano richiesto nel corso dell’estate passata.
E’ stata una scelta nel segno della nostra tradizione perché la cultura della proporzionale è sempre stata presente nella visione politica dei democratici cristiani. E’ stata una scelta per tentare di sbloccare un sistema partitico irrigidito in maniera innaturale sul letto di Procuste del maggioritario. E’ stata una scelta per dare maggiore possibilità agli elettori di esprimere le proprie convinzioni quando le vedono rappresentate in un partito.
Sotto questo aspetto è ben noto che avremmo preferito dare agli elettori un potere ed una libertà di scelta ancora maggiori, prevedendo anche le preferenze. Ma abbiamo dovuto rinunciarvi per non rischiare di compromettere il buon esito complessivo dell’innovazione.
Tra parentesi, è bene ricordare che il sistema delle preferenze non era voluto oltre che dai nostri alleati, anche dai partiti del centrosinistra: una sua previsione avrebbe ulteriormente aumentato la conflittualità sull’approvazione della legge. A chi ci accusa di aver voluto la proporzionale per calcoli di bottega rispondiamo che il nuovo sistema elettorale, nel far riflettere, in misura maggiore del maggioritario, le tendenze reali del corpo elettorale nella composizione del Parlamento, non esclude il bipolarismo, salvaguardato dal premio di maggioranza.
La bipolarizzazione del sistema politico resta affidata, così come lo è oggi, alla compattezza politica delle coalizioni, e sicuramente il centrodestra è ben più omogeneo del centrosinistra.

D. Le contraddizioni di Prodi e della sinistra

Quello che abbiamo fatto e quello che non abbiamo fatto, o che abbiamo fatto solo in parte, è sotto gli occhi di tutti. Dopo cinque anni presentiamo un consuntivo e su questa base gli elettori ci giudicheranno.
I nostri “libri contabili” sono aperti. La nostra partita l’abbiamo giocata. Ma la sinistra, questa sinistra italiana così diversa da quella di Blair, sarà in grado di fare altrettanto? L’Unione così divisa, confusa, litigiosa, irresponsabile, unita solo dall’antiberlusconismo e dall’ansia di occupare il potere ­ tanto che già si accapiglia attorno alle poltrone, figuriamoci dopo! ­ che cosa potrà proporre agli italiani? Qual è il suo programma?
Prodi dirà che un programma alla fine c’è. Meglio tardi che mai, diciamo noi. Ma quanto vale questo programma? Un mese fa, al direttore del Sole24Ore, Ferruccio De Bortoli, che correttamente gli chiedeva ragione del vuoto di proposte dell’Unione sui temi concreti, Prodi rispose che era stato professore per 25 anni: “Vuole che non sappia scrivere quattro paginette?”.
E’ questa la considerazione di Prodi per il suo stesso programma che oggi presenta! Le pagine saranno molte di più, ma se le soppesiamo e ne valutiamo la sostanza, la coerenza, la capacità di tradursi in pratica, quelle pagine saranno leggère come le “quattro paginette” promesse con supponenza da Prodi un mese fa: ambigue, volutamente soggette a interpretazioni diverse, capitoli di un programma frutto di compromessi continui. Irrealizzabile. Prodi tace sulle cose serie e parla d’altro. Porto un esempio. Tra le poche proposte suggestive - ancorché sbagliate - che di recente sono venute da lui c’è la bizzarra idea di istituire un’Autorità di controllo indipendente sui conti pubblici. Ora, il professor Prodi sa bene che un simile organismo esiste già, ed è la Corte dei conti. Che senso ha dotare la Ragioneria generale dello Stato di qualche competenza in più e staccarla dal Ministero dell’economia? Sarebbe come proporre di togliere la Polizia al Ministero dell’interno! In realtà, è l’ennesima duplicazione burocratica, un altro ente inutile, un'altra fonte di sprechi che renderebbe ancora più salati i conti da tenere sotto controllo.
Prodi si affanna pure a promettere in vari modi una drastica riduzione delle tasse, copiando a cinque anni di distanza il contratto con gli italiani di Berlusconi. Sempre più spesso, infine, si affida a battute come quella sull’altezza di Berlusconi e sulla sedia vuota, oppure sulla vittoria della mortadella... Preferisco non commentare.
Molti aspetti ci differenziano dagli avversari, qualcuno anche dagli alleati, a cominciare dal radicamento nella storia e tradizione democristiana, che rivendichiamo con orgoglio.
Ma soprattutto ci differenzia il nostro testardo richiamo alle istituzioni, alla responsabilità e verità, alle ragioni del centro - “Io c’entro!” - la nostra insistenza sui valori, sulla famiglia, su una vera politica economica costruita per i nuclei familiari.
Ma se tra noi e Forza Italia, tra noi e AN, tra noi e la Lega, ci sono confini, non c’è però l’abisso che separa a sinistra Vladimir Luxuria da Domenico Fisichella, Paolo Cento da Enrico Letta, Caruso e i no global da Clemente Mastella, Emma Bonino da Antonio Di Pietro. Per elencare tutte le loro contraddizioni non basterebbe una giornata, e abbiamo cose più interessanti di cui parlare.
In politica estera, Rifondazione comunista e i Verdi vogliono il ritiro istantaneo di quelle che chiamano truppe d’occupazione in Iraq, bollando col marchio dell’invasore i nostri uomini, militari di grande professionalità e italiani generosi, arrivati in Iraq tre mesi dopo la caduta di Saddam (dopo la guerra, quindi, come ha più volte ricordato il capo dello Stato), per aiutare quel Paese a ritrovare la strada della democrazia e della stabilità.
Da allora gli iracheni hanno votato più volte, e come la stessa Emma Bonino loro alleata ha ammesso, si sono aperte grandi opportunità per la democrazia in tutta l’area mediorientale e islamica.
Prodi spera di cavarsela e di salvare la concordia della coalizione proponendo la richiesta immediata di ritiro (e non il ritiro immediato), d’accordo con le autorità irachene. Quando si tratterà di prendere decisioni, i giochi di parole del professor Prodi non basteranno all’Italia e il governo, se mai l’Unione prevarrà il 9 aprile, sarà costretto a chiedere di nuovo aiuto al centrodestra.
Ma non è solo sull’Iraq che si toccano le contraddizioni della sinistra: il rapporto con gli Stati Uniti, il conflitto israelo-palestinese, il processo di pace in Medio Oriente, e poi la politica europea, sono tutti terreni di scontro nell’Unione e di condivisione e coerenza della Casa delle libertà.
In economia, Bertinotti e le ali estreme della sinistra rappresentano con forza una linea contraria alle privatizzazioni e liberalizzazioni, e a favore di patrimoniali, requisizioni di case, abolizione della legge Biagi, protesta contro la riforma delle pensioni, diversamente dalla Margherita e da buona parte dei Ds.
Sull’ambiente, c’è a sinistra chi esclude categoricamente e per sempre il ricorso al nucleare, e chi invece la considera una prospettiva su cui lavorare. Riguardo alle infrastrutture, il dissidio è totale: da un lato c’è chi spinge per realizzare le linee ferroviarie ad alta velocità e le autostrade, dall’altro chi bloccherà qualsiasi nuovo cantiere. Da un lato c’è chi vuole sospendere il progetto del Ponte di Messina, dall’altro chi non accetta che il sogno del Ponte sia riposto nel cassetto e chiede tempo.
Sull’immigrazione, c’è nell’Unione chi vorrebbe tenere aperti i Cpt e chi li vuole chiudere. Ma tutti sono concordi nel non volere più la legge Bossi-Fini, pur avendo avuto il merito ­ che ho appena ricordato - di regolarizzare oltre 600mila clandestini, che oggi lavorano, pagano i contributi e aiutano lo Stato a versare a noi le nostre pensioni.
Ai tempi del governo D’Alema, i clandestini venivano lasciati liberi di attraversare l’Italia in lungo e in largo, indisturbati. Non si usavano allora il bastone e la carota, ma il bastone o la carota, come capitava.
Sui temi della sicurezza, la distanza tra Bertinotti, Paolo Cento e i no global da un lato, la Margherita e molti Ds dall’altro, è abissale, al punto che a Bologna c’è stata una vera e propria rivolta a sinistra verso il sindaco Cofferati. E se Caruso si astiene dal condannare i kamikaze e Rifondazione e i Verdi insistono per la commissione d’inchiesta sul G8 di Genova, da noi l’appoggio a polizia e carabinieri non è mai venuto meno. E Prodi? Tace, e strizza l’occhio ai no global!
Sui valori la Babele è assoluta. Rutelli e Mastella non hanno nulla a che spartire con Bertinotti, Pecoraro Scanio, Boselli o la Bonino riguardo a unioni civili, eutanasia, Concordato, droga! Nulla a che vedere anche fra Di Pietro e Bobo Craxi sulla riforma della giustizia.
Su tutti i temi che qualificano l’azione di governo, se vincerà la sinistra assisteremo a bracci di ferro che porteranno, nel migliore dei casi, a un’incapacità cronica di prendere decisioni. E se c’è una cosa di cui il Paese non ha bisogno, è il vuoto decisionale di un’armata Brancaleone guidata da un leader debole e senza partito. Se vincerà Prodi, in Italia governerà Ponzio Pilato.
In un futuro governo del centrosinistra, la sinistra ­ e non il centro ­ avrà il potere di veto sulle cose buone e incasserà l’accondiscendenza degli alleati su quelle pessime, che noi contrasteremo. Perché di moderato, il centro del centro-sinistra ha solo questo: l’incapacità di farsi valere rispetto ai no global, ai comunisti e ai fanatici del laicismo di Stato.
In conclusione, solo l’antiberlusconismo tiene uniti i cocci della sinistra, che dice “no” a tutto, non avendo la forza di dire “sì” a nulla: “no” alla legge Biagi, “no” alla legge Moratti, “no” alla legge contro la droga, “no” alla riforma fiscale, “no” alla riforma delle pensioni, “no” al bonus bebé, “no” alla missione in Iraq e a quella in Afghanistan, “no” alla riforma della giustizia, “no” alla legge contro la droga e alla riforma elettorale, “no” al Ponte di Messina e “no” alla Tav, “no” alla riforma costituzionale federalista, “no” alla legge sul conflitto d’interessi, “no” persino alle indagini conoscitive del Parlamento.
Tanti “no”. Tanti veti. Proposte, zero.
Il professor Prodi ricorda spesso che gli italiani fanno fatica ad arrivare alla fine del mese. Ha ragione. Lo sappiamo anche noi. Ma siamo certi che, se lui andrà al Governo, si fermeranno al 15 di ogni mese, perché i problemi si ingigantiranno e le contraddizioni paralizzeranno tutti. E. La nostra proposta
Noi dell’UDC, cari amici, le proposte le abbiamo. Oggi le mettiamo sul tappeto. E non lo facciamo certo con lo spirito del giocatore d’azzardo, che è disposto a giocare una scommessa impossibile in vista di un dividendo incerto e rischioso, anche se questo può significare una fine rovinosa.
Le nostre sono proposte serie, misurate sui criteri della praticabilità e della ragionevolezza ed impostate nella prospettiva del lungo periodo. Il “tutto e subito” non ci piace. Ci piacciono la chiarezza e la volontà di lavorare e di impegnarsi: su queste basi, nessun risultato è precluso.
E vorrei anche sottolineare che le nostre idee per il Paese sono nostre fino in fondo e senza equivoci. Ci distanziano e ci differenziano dalla sinistra, come è ovvio. Ma si identificano anche con i presupposti del nostro cammino comune in seno alla Casa delle libertà.
Di ciò che serve alle nostre Istituzioni ed alla nostra economia, abbiamo parlato poco fa. Ma il cuore strategico della nostra idea di Italia è la famiglia: la famiglia innanzitutto e prima di tutto.
Il tema è complesso e non voglio sacrificarlo sull’altare degli slogan o di un elenco rituali di buoni propositi: ne abbiamo visti e sentiti sin troppi. Poche indicazioni, allora, ma che vadano al cuore del problema: è di questo che abbiamo bisogno.
Partiamo dai dati ufficiali. Il tasso di natalità in Italia è il più basso dell’Europa dei 15, ad eccezione della sola Germania, ed è in media inferiore al dato europeo.
Stanno diminuendo le famiglie con figli e le famiglie con tre o più figli. Per converso, stanno aumentando le famiglie con un solo figlio; le famiglie in cui il figlio convivente più piccolo ha un’età maggiore di 24 anni; il numero degli occupati tra i 35 ed i 39 anni che abitano con i genitori. Le famiglie con uno o due figli rappresentano più della metà dei nuclei familiari italiani.
Tutto questo esprime senza equivoci un disagio profondo e ci conferma la sensazione che la nascita di un figlio non venga vissuta con la gioia che nessun altro evento può dare. Troppe famiglie sono costrette a negarsi questo diritto irrinunciabile per i costi legati alla nascita e per l’inadeguatezza delle strutture di assistenza sociale.
In questo quadro, l’obiettivo strategico dell’UDC è l’introduzione del quoziente familiare. Una misura in cui si saldano con coerenza le idee del nostro partito sulla famiglia e sul fisco, sulla coesione sociale e sullo sviluppo economico.
Dobbiamo lavorare per far sì che il punto di riferimento del fisco non sia più l’individuo, ma la famiglia. Dovunque vi sia una famiglia - e penso alla famiglia di cui parla l’articolo 29 della Costituzione, che non mi sembra sia stato mai modificato dal 1948 - le imposte debbono essere calcolate non più sul reddito del singolo, ma sulla somma dei componenti il nucleo familiare, con l’applicazione degli opportuni quozienti che garantiscano all’imposizione equità e progressività.
Uno studio delle ACLI dimostra che, applicando questo modello ­ già utilizzato con successo in Francia ­ il risparmio fiscale per le famiglie non sarebbe mai inferiore al 22 per cento: un fisco più equo è anche un incentivo determinante per le giovani a formare una famiglia, uno straordinario volano per la ripresa demografica.
Dunque poi collocare gli interventi a favore della famiglia a ridosso della nascita, quella che adesso rappresenta una vera e propria “fase critica”. L’UDC chiederà per questo l’introduzione di un pacchetto di prestazioni di accoglienza del neonato, destinato a coprire le prime necessità legate all’evento della nascita.
In secondo luogo, proporremo un equilibrio più avanzato tra i tempi di vita ed i tempi di lavoro dei genitori, perché la cura di un figlio richiede tempo, e non solo nei giorni successivi alla nascita. Vogliamo che, in presenza di figli, i genitori possano compiere liberamente le decisioni che ritengano più opportune: la scelta di affermarsi nel lavoro, ma anche la scelta di non lavorare o di lavorare meno.
Sul primo versante, dobbiamo ampliare gli strumenti di cura dell’infanzia a supporto ai genitori che lavorano. La nostra figura di riferimento è quella dell’assistente materno: una persona che, ovviamente remunerata, si prenda cura dei bambini presso il suo stesso domicilio, in prima persona o per conto di enti o associazioni.
Una possibilità concreta di mettere a frutto la disponibilità di tempo che alcune persone hanno per i motivi più vari - come le persone anziane, le casalinghe, i lavoratori part-time, gli studenti - e per inserire in un circuito virtuoso la grande carica di solidarietà e di umanità degli italiani.
Per chi invece decide di non lavorare o ridurre il suo tempo di lavoro, vogliamo introdurre un assegno compensativo, che l’esperienza francese ha già sperimentato con successo, per ovviare in misura forfetaria all’inevitabile perdita di reddito.
Dobbiamo poi prendere atto che, con la riforma federale, sulla materia dell’assistenza è oramai preponderante la competenza delle regioni e degli enti locali. Dove lo Stato non può agire direttamente, deve però poter premiare gli enti del territorio che fanno di più e meglio nel settore dell’assistenza all’infanzia.
Ma il punto centrale per noi e per la nostra proposta per la famiglia è quello della sostenibilità finanziaria.
Tutte le prestazioni che ho ricordato debbono essere destinate a coloro che effettivamente ne hanno bisogno e non debbono alimentare una forma di neoassistenzialismo. Sono misure che vanno realizzate di anno in anno, secondo un disegno generale e predeterminato e nella logica di una attenta distribuzione delle risorse.
Lo strumento esiste ed è la legge finanziaria annuale. Le risorse vanno predeterminate nell’equilibrio fissato dal DPEF e successivamente messe in campo attraverso la decisione di bilancio di fine anno.
E’ questo l’impegno preciso e stringente che l’UDC assume dinanzi ai suoi elettori e chiede allo stesso tempo ai suoi alleati. Le politiche per la famiglia debbono diventare - anno dopo anno, sistematicamente, seriamente - un titolo fisso della legge finanziaria, così come lo sono oggi le parti relative alle entrate o agli interventi di sviluppo e di promozione del sistema economico.
Se questo non sarà, la presenza dell’UDC nella Casa delle libertà perderà inevitabilmente uno dei suoi pilastri portanti ed imporrà una riflessione seria ed approfondita sul senso stesso della rappresentanza politica dei moderati italiani.
L’altro pilastro della nostra proposta politica è il buono-casa. Le difficoltà abitative costruiscono spesso un elemento impeditivo al formarsi di nuove famiglie. Dunque, occorrono risposte concrete e immediate, soprattutto per le fasce più povere della popolazione.
La nostra idea di buono-casa prevede una deduzione dall’imponibile del canone di locazione, ragguagliata a determinate fasce di reddito. Invece di espropriare o dare soldi, lo Stato può fare sconti.
Le fasce meno fortunate, grazie a questo governo, già ora non pagano un euro d’imposta sul reddito. Con questa proposta si potrà ridurre anche il peso dell’affitto.
Rifondazione comunista propone in Liguria di requisire le terze case sfitte e assegnarle agli sfrattati. Bertinotti ha confermato la proposta, anche se rifiuta il termine “esproprio”. E’ davvero questo il mondo di aiutare il mercato degli alloggi e risolvere il problema di chi non è proprietario? O è demagogia?

DROGA: DELFINO (UDC), legge giusta e condivisa


'E' una legge ampiamente condivisa con gli operatori del settore delle tossicodipendenze, che sanziona chi si droga e punisce severamente gli spacciatori''.
E' il commento del sottosegretario Teresio Delfino (udc) sulla nuova legge contro la droga, votata alla Camera.
''L'udc - continua Delfino, che sottolinea il ruolo avuto dal ministro Giovanardi nell'approvazione delle nuove norme - e' da sempre a sostegno della vita e questo provvedimento seguito con attenzione dal ministro Giovanardi ne e' la dimostrazione''.
''La legge - conclude il sottosegretario - voluta fortemente da tutta la CDL, appare uno strumento concreto per dissuadere da ogni tipo di consumo di droga con sanzioni graduate''.

 


 


L'Udc di Cesena e Comprensorio informa

Tratto dal Comunicato finale della Conferenza Episcopale Italiana del 23-26 gennaio 2006

Le prospettive del Paese e la scelta dei valori

I vescovi, in continuità con le indicazioni conciliari e il magistero pontificio, ribadiscono la linea di non coinvolgimento della Chiesa, e quindi dei pastori e degli organismi ecclesiali, rispetto agli schieramenti politici e ai partiti; ciò non significa comunque indifferenza o disinteresse da parte della Chiesa e dei cattolici verso la vita pubblica, infatti, come aveva già precisato Giovanni Paolo II al Convegno ecclesiale di Palermo, tale scelta ³nulla ha a che fare con una diaspora culturale dei cattolici, con un loro ritenere ogni idea o visione del mondo compatibile con la fede, o anche con una loro facile adesione a forze politiche e sociali che si oppongano, o non presti